Mercalli: la prossima emergenza saranno le alluvioni in autunno

Il punto sui cambiamenti climatici con il meteorologo e divulgatore Rai

The upday team
Jul 29, 2017 · 6 min read

di Fortunato Pinto e Silvia Giannelli

Gli incendi e l’emergenza siccità hanno messo in ginocchio l’intera Penisola in questa calda estate del 2017. Per fare il punto sulla situazione e per capire meglio cosa è stato fatto, cosa si può ancora fare e quali sono cause e conseguenze di questa preoccupante situazione, ci siamo rivolti a Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e tra i maggiori esperti di cambiamenti climatici al mondo.

Da inizio estate non si fa che lanciare allarmi: incendi, siccità, crisi idrica. Quest’anno è davvero così drammatico rispetto a quelli passati?

Secondo Legambiente, il 60 per cento degli incendi è di origine dolosa. La maggior parte dei roghi è comunque causato, volontariamente o meno, dall’uomo. È corretto pensare quindi che, almeno per quanto riguarda gli incendi, i cambiamenti climatici non hanno molto a che vedere con il fenomeno?

Per quanto riguarda invece la siccità e la conseguente crisi idrica, quanto è attribuibile alla cattiva gestione delle risorse e quanto invece ai cambiamenti climatici?

Le misure di intervento concordate a livello internazionale sui cambiamenti climatici si dividono in mitigazione e adattamento. In Italia dove si posiziona la crisi idrica in questo senso? Si può ancora fare qualcosa in termini di mitigazione o siamo ormai destinati a dover affrontare estati sempre più calde e secche?

Il prossimo autunno ci sarà una nuova emergenza: l’alluvione. Perché di alluvioni ne abbiamo una ogni 3 mesi. E i problemi saranno sempre gli stessi. Non c’è una costruzione continua di sensibilità su questi argomenti. L’Italia lavora sempre solo sull’emergenza, sul momento critico. Invece di queste cose dovremmo parlarne anche fuori dall’emergenza. È in questi momenti che si lavora meglio, non durante i momenti critici. Durante l’emergenza si può razionare l’acqua, ma cosa stiamo facendo per le alluvioni che arriveranno in autunno? Nulla. Non se ne parla mai al momento giusto. Dovremmo invece programmare gli interventi con cura. Nell’emergenza si può solo tirar fuori la gente dal problema acuto. Niente di più.

Recenti studi, fra cui quelli del Cnr, disegnano scenari quasi apocalittici per il nostro Paese. In appena cento anni un quinto della Penisola potrebbe diventare desertico. È una cosa difficile da immaginare. Come descriverebbe lei l’Italia del 2100, se le condizioni climatiche continuassero l’attuale corso?

Che impatto avrà secondo lei la decisione di Trump di uscire dagli accordi di Parigi sul contrasto ai cambiamenti climatici? Se una potenza come gli Stati Uniti rinuncia a cambiare le sue politiche ambientali, non si rischia di vanificare gli sforzi degli altri Paesi?

Sappiamo però che nell’economia internazionale non può reggere: spostiamo tutte le fabbriche che inquinano negli Stati Uniti? Lo abbiamo già fatto con la Cina negli scorsi anni e adesso la Cina sembra essere addirittura più responsabile degli Usa: ha detto che cercherà di applicare quanto promesso nell’accordo di Parigi. Da questo punto di vista c’è un atteggiamento più maturo della Cina, che ha inquinato moltissimo fino a ieri ma vuole uscire da questa condizione. Invece gli Stati Uniti tornano indietro di 30 anni.

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