Migranti, perché sono diminuiti gli sbarchi in Italia

Le rotte cambiano e alcune Ong se ne vanno. Un po’ di chiarezza sulla questione migranti

The upday team
Aug 28, 2017 · 6 min read

di Anna Bigano, Silvia Giannelli e Federico Thoman

Nell’ultimo mese, gli sbarchi di migranti nei porti italiani sono scesi sensibilmente, mentre sono aumentati quelli sulle coste spagnole. Qual è la causa di questo fenomeno? Quali sono gli scenari possibili del futuro a breve ma anche a lungo termine? E come vive la Spagna l’aumento dei flussi? Abbiamo cercato di fare chiarezza, avvalendoci anche dell’aiuto dei colleghi della redazione spagnola di upday a Madrid.

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La stampa italiana ha dato nelle scorse settimane grande rilievo al calo degli sbarchi di migranti sulle nostre coste. I numeri forniti dal Ministero dell’Interno parlano chiaro. A luglio, i migranti arrivati in Italia attraversando il Mediterraneo sono scesi del 51% rispetto al mese precedente e la tendenza sembra essere confermata anche dai dati di agosto.

Un calo così significativo non si registrava dal 2014. Intanto, secondo Frontex, sono quadruplicati gli arrivi in Spagna: arrivi talvolta piuttosto eclatanti, come quello filmato da alcuni turisti su una spiaggia vicino a Cadice lo scorso 10 agosto.

Va detto che i numeri spagnoli non sono paragonabili a quelli italiani. Fino a oggi in Spagna sono arrivate 13.682 persone, contro le 98.266 giunte in Italia (un numero in calo del 6,8% sul 2016). Gli arrivi sulle coste spagnole hanno comunque superato in 7 mesi il dato complessivo dello scorso anno e ci sono molte perplessità da parte dell’UNHCR che Madrid sia in grado di gestirli in maniera adeguata.

Il fatto che gli arrivi da noi nelle ultime settimane siano diminuiti rimane tuttavia incontrovertibile. Nel mese di agosto, ormai giunto al termine, sono sbarcati 2932 migranti, un numero irrisorio se comparato allo stesso periodo del 2016, quando ad arrivare furono 21.294 persone.

Più difficile, semmai, è individuare le cause. Alcuni quotidiani, dal Corriere della Sera a Libero, e alcune affermazioni dello stesso premier Gentiloni, sembrano mettere in relazione diretta l’introduzione del codice sull’operato delle Ong voluto dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, e la riduzione degli arrivi. La realtà, però, non è così semplice.

Il fenomeno — che è iniziato prima della proposta del Viminale — dipende secondo gli esperti internazionali da vari fattori:

  • le cattive condizioni del mare nella prima metà di luglio;
  • l’attività di presidio più intensa messa in atto dalla Guardia costiera libica;
  • i controlli più severi su chi parte a opera di Paesi come Niger e Sudan.

Nel tentativo di riordinare i diversi tasselli che compongono la ‘questione migranti’, abbiamo parlato con Flavio Di Giacomo, portavoce per l’Italia dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e con Stefano Argenziano, coordinatore dei progetti migrazione di Medici Senza Frontiere (MSF), l’Ong che più di tutte si è opposta al “Codice Minniti” sul punto della presenza di funzionari armati a bordo delle navi delle organizzazioni umanitarie rifiutando così di firmarlo.

Per individuare le reali cause della diminuzione degli sbarchi, Di Giacomo (OIM) sostiene che sia necessario spostare la nostra attenzione sull’altra sponda del Mediterraneo, concentrandoci sull’instabilità della Libia.

Sappiamo che qualcosa sta succedendo in Libia. Probabilmente si tratta di scontri fra le decine di milizie che controllano il territorio e sicuramente ci sono più check-point che impediscono ai migranti di raggiungere le spiagge. È qualcosa che ancora stiamo investigando, ma abbiamo testimonianze che confermano scontri fra trafficanti.

Le politiche italiane ed europee non avrebbero quindi nessun impatto rilevante sui flussi, trattandosi di iniziative che colpiscono i sistemi di salvataggi in alto mare, ma la questione è che i migranti non riescono proprio a partire. Un fatto, a detta di Argenziano (MSF), che, lungi dal poter essere considerato un successo, cela forti preoccupazioni di carattere umanitario.

Le politiche europee sulla migrazione hanno chiaramente fallito. L’Italia reagisce come può ora, riesumando vecchi accordi rispolverati alla luce della nuova realtà libica. Non esprimiamo un giudizio politico, ma umanitario. È inaccettabile pensare di bloccare in Libia donne, uomini e bambini come soluzione. Significa condannarli a detenzioni arbitrarie, abusi, torture e violenze.

Per l’OIM, anche la recente decisione di molte Ong di sospendere le operazioni di salvataggio non può considerarsi un fattore determinante nel calo degli sbarchi.

“Quello che porta le persone a partire non è la sicurezza o meno di essere salvate, ma il fatto che la Libia è un Paese dove ci sono violenze, abusi e torture e quindi anche chi non vorrebbe partire per l’Europa spesso si trova costretto a farlo per salvarsi la vita”.

Ministero dell’Interno

In altre parole, per Di Giacomo, l’assenza delle Ong nelle acque internazionali non sarebbe in alcun modo un deterrente per le partenze dei migranti. Se non partono, è solo perché non riescono a farlo. A questo proposito, Argenziano invita a inserire tutti questi fenomeni in un orizzonte più ampio:

La migrazione è un fatto. Quella subsahariana ha bisogno di lunghi periodi di assestamento. Quello che sappiamo, è che ogni volta che si chiude una porta, una rotta migratoria, se ne apre un’altra altrove in modo sistematico. Ma non possiamo dire che ci sia già ora un nesso causale tra il calo momentaneo degli sbarchi in Italia e l’aumento della ‘rotta spagnola’.

Anche Di Giacomo (OIM) è cauto nell’analisi dei numeri che mostrano un aumento degli arrivi sulle coste iberiche.

Per ora dobbiamo ragionare per ipotesi. La rotta spagnola è sicuramente aumentata, ma non si tratta di una rotta alternativa a quella libica, in quanto questo aumento era già stato registrato a inizio anno, ben prima della diminuzione degli arrivi dalla Libia. Quello che possiamo supporre è che ci siano migranti che, venuti a sapere delle condizioni veramente pericolose della Libia, cerchino di evitarla passando per il Marocco.

Per quanto riguarda il ruolo della Guardia costiera libica, cambia il discorso, ma non il risultato.

Mi sento di escludere che il loro intervento sia la causa del fatto che arrivino meno persone. Sicuramente c’è stato un aumento degli interventi della Guardia costiera libica, soprattutto nelle ultime due settimane, ma nel mese di luglio hanno soccorso 785 migranti, il che non spiega gli 11mila migranti in meno rispetto al 2016. È vero che la Guardia costiera libica è più presente e questo ci preoccupa perché riportano i migranti in Libia, dove sappiamo che il rispetto dei diritti umani non è garantito.

Al di là degli ultimi dati sui flussi, ce ne sono altri che ci costringono ad ampliare il campo visivo sull’intero continente nero, se si vuole sperare di capire il fenomeno nella sua complessità. I numeri ci dicono che la crescita demografica dell’Africa sarà spaventosa. Nel 2050, il numero di abitanti del continente sarà il doppio rispetto a quello attuale, superando quota 2 miliardi e mezzo. È pensabile che questa idea di usare la Libia come ‘tappo’ possa reggere a lungo? Secondo Argenziano (MSF) no:

È un atteggiamento che dà priorità a politiche restrittive e di contenimento, delegate a terzi (come alla Turchia per la questione dei profughi della guerra in Siria) in contesti in cui legalità e rispetto diritti umani sono molto, molto in secondo piano. Ci sembra miope tutto questo: chiudere una rotta significa, come detto, porre le condizioni perché una nuova se ne apra. Non si affronta il problema, si crea nuova sofferenza e si permette ai trafficanti di esseri umani di continuare a prosperare.

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