Salotto upday: “La rabbia”, radice comune di islamismo ed estremismo di destra

Julia Ebner è una giovane ricercatrice austriaca che ha dedicato un libro all’analisi delle connessioni e delle convergenze tra fondamentalismo islamico e (neo)fascismo

di Federico Thoman

Bianco o nero. Buoni o cattivi. Verità o inganno. La visione del mondo di un estremista si può riassumere in poche ma nette contrapposizioni che annullano ogni complessità. Riducendo l’orizzonte al “noi contro di loro”. Al netto delle differenze e degli orizzonti, tra jihadismo e neofascismo/neonazismo ci sono molti più punti di contatto di quanto si possa pensare: “Entrambi raccontano le stesse storie binarie. Le loro storie di vittime e demoni sono poi trasmesse e amplificate attraverso i media”. Così scrive Julia Ebner, studiosa di questi temi, nel suo libro “La Rabbia”, pubblicato in Italia da NR edizioni.

Abbiamo incontrato Julia Ebner in un caffè milanese, qualche giorno prima della formazione del governo “gialloverde” guidato da Giuseppe Conte. Abbiamo parlato del suo libro, dei rapporti tra estremismo islamico e di destra. Ma anche del futuro dell’Italia, dell’Europa e del mondo in quest’epoca di “populismi autoritari” che si stanno affermando in molte realtà.

La copertina del libro “La rabbia”, edito da NR edizioni

Un’analisi fatta tra militanti in carne e ossa e sui social

Una delle prime domande che facciamo a Ebner è sul perché ha sviluppoato questo duplice interesse:“Prima ero concentrata solamente sul jihadismo. Poi, però, c’è stato l’omicidio di Jo Cox, (la deputata laburista britannica uccisa da Thomas Mair, un estremista di destra, il 16 giugno 2016, ndr). Quello è stato il momento in cui ho deciso di investire il mio tempo libero nel fare ricerca sull’estremismo di destra”.

Ebner riesce a modulare il suo racconto e la sua analisi fondendo teoria e prassi, ricerca accademica ed esperienza sul campo. La ricercatrice descrive le sue esperienze da “embedded”, da infiltrata, sia online che offline. Per esempio partecipando a delle manifestazioni di estrema destra o ad alcuni dibattiti jihadisti. Regalando al lettore anche dettagli pittoreschi, come quando narra del suo essersi trovata tra nazionalisti britannici che tracannano birra alle 9 del mattino o tra ambigui personaggi islamici a una conferenza londinese.

Julia Ebner (foto NR edizioni)

L’effetto Star Wars e la radicalizzazione reciproca

Per riassumere con una metafora la visione del mondo estremista, Ebner conia l’efficace espressione di “effetto Star Wars”. Come nella saga cinematografica creata da George Lucas in cui c’è la netta divisione tra bene e male, forza e lato oscuro, l’estremista ha una visione del mondo fortemente antagonista: “Le loro storie si basano di solito su questo schema: l‘integrità, se non la sopravvivenza, del protagonista P è minacciata dalle azioni dell‘antagonista A. Al fine di riportare la sicurezza o di ripristinare la dignità perduta di P è necessario liberare il mondo da tutti i mali causati da A”.

Le connessioni ideologiche (ma non solo ideologiche: spesso, per esempio per il traffico di armi, le due realtà entrano in contatto diretto, ndr) tra fondamentalismo islamico ed estremismo di destra secondo l’autrice de “La Rabbia” portano a una “mutua radicalizzazione”. “Per raccontare una storia coerente, la vittima ha bisogno di un carnefice esattamente come il carnefice ha bisogno della vittima. Nel campo dell‘estremismo, questo porta a un effetto chiamato radicalizzazione reciproca”, dice Ebner. Non mancano addirittura i casi di chi è passato da un lato all’altro della barricata: nel libro si racconta la storia di Sascha L., un giovane in Germania passato da essere un neonazista a sospettato di terrorismo islamista.

La tesi di Ebner è netta e tutto il libro, con aneddoti e analisi, la sospinge. A volte, forse, la volontà di questa reductio ad unum, di ricondurre tutto a un unico schema, sfuma o adombra le differenze anche profonde tra jihadismo ed estremismo destrorso. Ma il punto di fondo è convincente: quando volontà di comprensione, dialogo e interpretazione complessa della realtà vengono meno — pilastri e difese immunitarie di una società democratica — il virus estremista può attecchire assai facilmente.

L’internazionale di estrema destra e le elezioni italiane del 4 marzo

C’è poi un punto molto interessante che Ebner approfondisce nell’appendice de “La Rabbia”. Nelle settimane prima delle recenti elezioni politiche nel nostro Paese, una vera e propria falange online internazionale di estrema destra si è attivata per spingere soprattutto due partiti politici: Lega e Fratelli d’Italia. In un report curato con Jacob Davey, la ricercatrice austriaca mostra come questa alt-right nostrana abbia mutuato codici espressivi e soprattutto strategie comuni dall’alt-right americana. Non una semplice imitazione passiva, ma un lavoro frutto di sinergie e scambi.

Questa internazionale sovranista e identitaria è solo all’apparenza un paradosso. I recenti viaggi in Europa e Italia dell’ex ideologo di riferimento di Trump e volto più noto dell’alt-right Usa, Steve Bannon, dimostrano come questa rete sia tutt’altro che un fenomeno improvvisato. Nel nostro Paese l’impatto sulle elezioni non sembra essere stato decisivo. Sulle varie chat criptate (Telegram, WhatsApp, 4Chan) le persone attive monitorate non erano più di 400. Un numero esiguo, ma ben strutturato e tecnologicamente non sprovveduto.

Il punto però interessante che Ebner sottolinea è che “i risultati delle elezioni potrebbero essere presi per suggerire che il sentimento xenofobo è ormai così dominante in Italia che mobilitazione e attivismo delle frange estremiste sono quasi non necessari”.

I giorni dell’Aquarius tra hashtag, meme e sondaggi

Questi giorni, quelli dell’aspra polemica sulla nave dell’ong Sos Mediterranée Aquarius con a bordo 629 persone a cui non è stato permesso di sbarcare in Italia dal ministro dell’Interno e leader della Lega Salvini, ne sono forse la prova. Le pagine e i gruppi simpatizzanti di estrema destra hanno sfoderato hashtag e meme che incarnano perfettamente tutto quello di cui abbiamo parlato prima: nazionalismo, xenofobia e riferimenti alla cultura digital-popolare contemporanea.

Una citazione rielaborata del Signore degli Anelli (libro che da decenni piace all’estrema destra occidentale) per rappresentare la mossa di Salvini di chiudere i porti alle navi delle ong con a bordo i migranti recuperati in mare. Da notare poi il nome della nave: “USS: SOROS”, una portaerei americana col nome del finanziere ungherese che nella mente dei complottisti destrorsi è il grande sponsor del migrazionismo mondiale (Crediti: Facebook/ pagina Battaglione Memetico)

Ma al netto dell’attivismo delle frange, è il centro che deve interessare. E stando ai vari sondaggi letti o sentiti nei recenti giorni, la mossa di Salvini, sostanzialmente, è condivisa da una cospicua fetta di italiani. Una testata come L’Espresso (che non può essere certo definita di estrema destra) ha lanciato un sondaggio sul suo sito. Questo il risultato al 15 giugno:

La maggioranza (49%) quasi assoluta di chi si è espresso condanna la scelta di non far attraccare Aquarius e i 629 disperati a bordo. Ma per il 43% è una decisione giusta. Il valore statistico non è certo assoluto (poco più di 23mila preferenze espresse), ma se questo è il risultato sul sito dell’Espresso non è azzardato pensare che le percentuali del Paese reale siano ancora più a favore della mossa di Salvini.

E infatti, stando a due distinti sondaggi:

Fonte: Twitter/@you_trend

Ebner conclude il report con una giusta considerazione: “Forse abbiamo bisogno di ridefinire il nostro modo di affrontare la questione dei crescenti isolazionismo e intolleranza nelle nostre società”. Per esempio, noi italiani, dovremmo prendere coscienza del fatto che le idee di Salvini sull’immigrazione non sono l’espressione di un piccolo gruppo di xenofobi ma un sentimento ormai (quasi) maggioritario nel Paese.