Imagination Sundial: una meridiana per immaginare il futuro

In un momento storico che necessiterebbe il suo massimo, servono strumenti per recuperare il forte declino della capacità di immaginazione

Debora Bottà
Jul 12, 2020 · 7 min read
Foto di Rakicevic Nenad da Pexels

L’Imagination Sundial, nome che possiamo tradurre con la meridiana dell’immaginazione, è uno strumento nato dalla collaborazione tra Rob Shorter, membro del Doughnut Economics Action Lab (DEAL), e Rob Hopkins, fondatore del movimento internazionale delle Transition Towns.
Shorter descrive il suo obiettivo come coltivare l’immaginazione collettiva verso un’economia in cui persone e pianeta prosperano in equilibrio tra loro. Secondo Hopkins, come racconta nel suo libro “From What Is To What If”, le persone sono capaci di enormi cambiamenti ma stanno fallendo perché hanno perso la capacità di immaginazione.
Ecco perché per entrambi uno strumento in grado di aiutarci a immaginare il nostro futuro e indicarci come raggiungerlo è qualcosa di vitale, perché l’immaginazione, come definito da John Dewey, è “la capacità di vedere le cose come se fossero diverse”.

In un momento storico in cui avremmo bisogno della nostra capacità massima di immaginazione, al contrario, viviamo un forte declino di questa capacità dovuto, secondo Hopkins e sostenuto anche da Wendy Suzuki, dall’aumento di traumi, stress, ansia e depressione che i neuroscienziati hanno dimostrato causano una riduzione dell’ippocampo, la parte del cervello maggiormente coinvolta dall’immaginazione. Altri fattori citati da Hopkins che hanno avuto un ruolo nel ridurre la nostra immaginazione sono le interazioni con i social media e le tecnologie digitali, il declino della quantità di tempo che trascorriamo all’aperto o che dedichiamo al gioco, nonché la scarsità di spazio all’immaginazione nel sistema educativo.

L’obiettivo dell’Imagination Sundial è di diventare uno strumento per ricostruire la capacità di immaginazione delle persone, delle organizzazioni e anche delle nazioni.
È formato da 4 elementi principali: spazio, luogo, pratiche e accordi.

L’Imagination Sundial (fonte: www.resilience.org)

Si tratta dello spazio mentale ed emotivo che è in grado di espandere la nostra capacità di immaginare. Nelle nostre vite frenetiche e stressanti l’immaginazione è inibita, per cui abbiamo bisogno di crearci uno spazio in cui rallentare, aprirci e connetterci agli altri per riattivare in modo naturale questa capacità. Lo spazio è il terreno in cui coltivare l’immaginazione: più coltiviamo questo terreno più l’immaginazione cresce.

Tra gli esempi citati per coltivare questo spazio c’è l’esercizio delle “Morning Pages” suggerita da Julia Cameron, che consiste nello scrivere a mano tre pagine ogni mattina appena alzati con qualsiasi cosa passi per la testa, senza filtri. È una pratica nata per superare il blocco dello scrittore che può essere un ottimo modo per far spazio all’immaginazione.

Basic Tool: Morning Pages, Julia Cameron (fonte: vimeo.com/21502701)

La seconda pratica è “The Time Machine” proposta da Rob Hopkins, un esercizio di creatività, generalmente svolto in gruppo, che consiste nel chiudere gli occhi e viaggiare avanti nel tempo di 10 anni, in un futuro in cui è avvenuta una profonda e positiva trasformazione. Una volta immaginato il futuro con tutti e 5 i sensi, ai partecipanti si chiede di fare fisicamente passo avanti e, sempre mantenendo gli occhi chiusi, di contemplare in silenzio la loro visione futura per un paio di minuti, prima di condividerla con gli altri. Visualizzare un futuro migliore lo rende maggiormente possibile e può ispirare e guidare la vita reale.

Vi consiglio questo articolo se volete esplorare altri piccoli esercizi per ampliare lo spazio dell’immaginazione.

C’è bisogno di luoghi di raccolta per l’immaginario collettivo, progettati per la connessione e la creazione, la collaborazione e l’incontro casuale, in cui la diversità di persone e idee sono incoraggiate e favorite.
Se lo spazio è quello mentale ed emotivo di un individuo, il luogo è destinato alla mente e all’anima di una comunità. Sono luoghi ad accesso libero, dalla strada ai luoghi pubblici, fino alle aree naturali e selvagge, dove poter ricostruire un’immaginazione collettiva libera.

Ad esempio a Portland, in Oregon, Intersection Repair ha invitato i residenti vicini a un incrocio a radunarsi, immaginare come desideravano apparisse la loro strada e dipingere collettivamente il fondo stradale. Oltre a essere dei bellissimi disegni, quello che conta è che le persone hanno iniziato a cambiare il modo vedevano quel luogo, a radunarsi, organizzare feste di strada e allestire mini biblioteche.

Un colorato incrocio ridisegnato a Portland dall’organizzazione City Repair Project (fonte: https://www.pps.org/places/intersection-repair).

I luoghi per favorire l’immaginazione collettiva possono anche essere quelli in cui si lavora, si studia, ci si rilassa o si prega. Così a Los Angeles, Transition Pasadena ha collaborato con la Throop Unitarian Church locale per creare un bellissimo giardino resistente alla siccità che ha fatto aumentare le prenotazioni per matrimoni perché avevano creato uno sfondo molto migliore per le foto.

I luoghi possono essere anche mobili, come Chrysalis di Encounters Arts, uno spazio mobile per l’arte, progettato specificamente per evocare la curiosità e l’immaginazione di chiunque lo visiti.

Crysalis, uno spazio mobile per l’immaginazione (fonte: www.youtube.com/watch?v=lGV3Zf8nV2o)

Con un po’ di creatività si possono creare anche luoghi virtuali dove stimolare l’immaginazione, quanto mai importanti con la diffusione del COVID-19.

Le pratiche connettono le persone e ampliano il loro spettro di possibilità.
Una buona pratica crea un ponte tra il reale e l’immaginato, tra il conosciuto e l’ignoto, attiva il pensiero liminale dove inizia a crearsi un cambiamento. Mentre lo spazio e il luogo gettano le basi per l’immaginazione, le pratiche sono dove la magia diventa realtà.
Le pratiche sono in grado di staccarci dal pensiero razionale per immaginare qualcosa di completamente diverso, fuori dai nostri schemi e vincoli interiori, qualcosa oltre le norme sociali, lasciando magggiore spazio alle possibilità.

Buone pratiche in grado di ampliare le possibilità sono ad esempio giocare, creare qualcosa manualmente, oppure inventare storie ispirazionali. Inoltre, si possono anche utilizzare delle formule di linguaggio che aprono all’esplorazione come “sì, e…” oppure “cosa succederebbe se?”, in inglese “yes, and…” e “what if?”.

Yes, and…” è una tecnica utilizzata nell’improvvisazione teatrale ed è contrapposta a “No, but…”. Sul palco un “sì, e…” costringe gli attori a evitare di rifiutare le idee degli altri membri del cast e, al contrario, li stimola a trovare un modo creativo per seguire il flusso e a favorire la collaborazione.

Illustrazione di Bauke Schildt (fonte: www.kqed.org)

Le domande “what if” sono un modo semplice per creare spazio a una serie di possibilità e a risposte creative. Questo tipo di domande costringono a immaginare o creare, perché generalmente non ci sono precedenti o esempi a cui fare riferimento per trovare una risposta e, pertanto, va attivata una diversa area del cervello.

Cosa succederebbe se a New York non ci fossero più auto private? Lo ha immaginato Vishaan Chakrabarti (fonte: www.nytimes.com)

Gli accordi di collaborazione trasformano l’immaginazione in azione. L’azione infonde convinzione e la convinzione ispira ulteriori azioni.
È un accordo stipulato tra più attori di uno stesso luogo per riconoscere che insieme possono far funzionare le cose.
Questi accordi sono il risultato di relazioni collaborative e cooperative tra autorità pubbliche e cittadini, insieme a imprese locali, istituti come le università e anche organizzazioni della società civile. Grazie a un accordo tutti i soggetti che partecipano, invece di competere tra loro, combinano i loro i punti di forza aumentando quindi le possibilità di generare trasformazioni in grado di tradurre in azione l’immaginario collettivo di tutti gli attori.

In Italia, ad esempio, l’Ufficio civico per l’immaginazione di Bologna lavora con le comunità della città attraverso 6 laboratori, utilizzando strumenti e attività di visioning per elaborare diverse idee per il futuro della città. Quando emergono buone idee, il Comune si riunisce con la comunità e crea un accordo, unendo così le forze. Sono stati creati oltre 500 patti.

Un momento collaborativo per immaginare la città (fonte: Bologna Rete Civica Iperbole).

L’Imagination Sundial secondo Rob Shorter e Rob Hopkins può essere utilizzato efficacemente su ampia scala, dal piccolo gruppo alle organizzazioni, dai movimenti alle istituzioni.
I due autori hanno anche chiesto contributi alla comunità di lettori su come utilizzare lo strumento per farlo evolvere e renderlo maggiormente utile e impattante. Trovate questo richiamo in fondo all’articolo di presentazione, dove è disponibile anche un link per scaricare lo schema ad alta risoluzione.

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Fonti e risorse per approfondire

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Laboratorio di UX design: approfondimenti, idee…

Debora Bottà

Written by

Experience designer, speaker, UX design teacher and evangelist — Author of “User eXperience Design”, Hoepli

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Laboratorio di UX design: approfondimenti, idee, riflessioni, risorse e contaminazioni. Nato come sito web di supporto al libro “User eXperience Design” di Debora Bottà ed edito da Hoepli, si è arricchito nel tempo di nuovi canali di comunicazione. Per informazioni: www.uxlab.it

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