Le opportunità del digital designer multidisciplinare: riflessioni sul campo

UX Talks: Niccolò Miranda

Mario Inghilleri
Jul 1 · 10 min read
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Nelle giornate del 7, 8, 11 e 12 maggio si è svolto il seminario online con Niccolò Miranda dedicato ai Creative Developer e ai Full-Stack Designer web e mobile. Insieme al team di HANDOFF — Turning Pixels Into Code, mi sono occupato dell’ideazione e realizzazione di questo progetto formativo. In questo articolo c’è il racconto di come è andata ma anche una riflessione sulle premesse e un’ intervista al Creative Director che ha guidato le lezioni.

Indossare tanti cappelli con naturalezza

Gia nel 2015, Smashing Magazine segnalava nel post Designers And Developers: No Longer A House Divided di come si fosse ormai consolidato un trend per il quale le discipline del Design e dello Sviluppo di prodotti digitali si andavano via via frammentando in tante sotto discipline sempre più specializzate e sfumate. Cinque anni dopo non esiste più un Web Designer: al suo posto sono apparsi l’Interaction Designer, il Visual Designer, lo UX Designer, etc. Allo stesso modo la parola Sviluppatore ha perso totalmente di significato se presa da sola: a che tipo di sviluppatore ci stiamo riferendo? Sviluppatore Front-End, Back-End, Full-Stack, iOS, Android? Questi job title sono ormai divenuti una selva di etichette che si fa anche fatica a comprendere ma che sono lo specchio di quanto sia cresciuta la complessità di queste discipline e di quante competenze sia necessario padroneggiare.

Questa complessità crescente ha condotto di conseguenza anche i professionisti e i creativi di questo settore a cimentarsi in ambiti prima lontani dal loro raggio di azione: Learn to code è già da diversi anni un movimento molto forte nell’ambito del Design digitale che promuove l’opportunità per i Designer di conoscere anche la programmazione per padroneggiare al meglio la progettazione dei loro prodotti; allo stesso modo il ruolo del Creative Developer è ormai emerso stabilmente a rappresentare quella specifica figura di professionista capace di una tale padronanza del codice e un senso estetico così sviluppato da saperlo utilizzare i linguaggi di programmazione e gli strumenti di sviluppo in maniera creativa, senza il supporto di un Designer.

Creativity it’s not a talent, it’s a way to operating. — John Cleese

Tale movimento di trasformazione professionale ha avuto origine nella spinta impressa delle nuove tecnologie che nell’ultimo ventennio hanno innovato tutti i campi d’azione e di comunicazione dell’attività umana: cpu sempre più piccole e più potenti, display sempre più reattivi e definiti, sensori e interfacce touch disseminate ovunque hanno aperto la strada a infinite possibilità di progettazione. Sono sorti linguaggi di programmazione sempre più sofisticati e strumenti nuovi, dedicati alla progettazione di interfacce digitali ubique, intelligenti, capaci di ascoltarci e interagire con noi in maniera più naturale e per questo sempre più complessi da progettare.

Il video teaser del workshop “Web F(ea)ture” condotto da Niccolò Miranda

D’altro canto come potrebbe essere possibile oggi per un Designer progettare un’app o un sito senza una formazione multi disciplinare? I designer sono passati nel corso dell’ultimo decennio dall’usare Photoshop-e-basta a un work-flow di lavoro complesso che comprende diversi strumenti di visual design, la prototipazione interattiva, l’integrazione di javascript e del 3D, il rispetto degli standard di accessibilità e usabilità così come del peso e delle performance in termini di velocità di caricamento dei loro lavori. Hanno imparato a relazionarsi con i propri colleghi developer, a conoscerne le esigenze per potergli passare i propri assets in maniera corretta, per comunicare le transizioni e le interazioni desiderate, per poter partecipare a un processo produttivo che è sempre più complesso in maniera efficace ma allo stesso tempo riuscendo a mettere in campo tutta la propria attitudine creativa.

Il workshop

Questa lunga premessa era necessaria per contestualizzare il workshop Web F(ea)ture. Organizzato nell’ambito del progetto HANDOFF — Turning Pixels Into Code, che si propone di diffondere proprio questa cultura multi disciplinare attraverso seminari e conferenze, é stato guidato dall’Art Director Niccolò Miranda. In tal senso il workshop ha offerto tanto una rappresentazione plastica del lavoro del moderno Digital Designer quanto una fonte di formazione unica per comprendere meglio come lavora e come pensa un professionista come lui, i cui lavori pluri-premiati ne fanno un rappresentante perfetto proprio di quel movimento di dev-designer multi disciplinari, capaci di impiegare in maniera creativa il codice javascript e di integrare in maniera innovativa il 3D nei propri lavori, portando sempre più in alto l’asticella dell’innovazione e della creatività.

Nel corso dei quattro moduli formativi dal vivo é stato quindi possibile toccare con mano e imparare l’intero processo produttivo dell’artista. La challenge del workshop era tipicamente creativa: una major del cinema richiede di sviluppare un progetto web originale per omaggiare Wes Anderson e il suo cinema. Le richieste del cliente immaginario erano: forte attenzione all’art direction, innovazione nell’uso di animazioni e transizioni, ricerca estetica del progetto ma sempre nel rispetto delle performance di peso e delle regole di accessibilità. Insomma un lavoro molto simile a quelli con cui si confronta Niccolò ogni giorno e che potrebbe benissimo stare in una pagina del suo portfolio Dribbble, nei quali si mescolano la necessità di avere competenze tecniche molto specifiche, una formazione e una visione artistica molto forti e la capacità di utilizzarle insieme in modo armonico e quanto più possibile invisibile.

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Porzione di homepage dal progetto Nostalgia eseguito nel corso del workshop

E’ stato un viaggio emozionante e sorprendente. Il lavoro di Niccolò ci ha richiamato tutti, designer e developer, a una maggiore attenzione al lavoro, degli uni verso gli altri. Una maggiore attenzione a comprendersi e a diventare quanto più possibile una figura sola, un mix di artisti visuali e tecnici informatici. Persone capaci di formarci un senso artistico attraverso la ricerca continua di nuove idee e nuovi stimoli ma di essere capaci di imbrigliare poi tutto questo nelle dure regole tecniche dello sviluppo, per le quali è necessario acquisire competenze avanzate si, ma che come designer possiamo e dobbiamo padroneggiare.

Nel corso del workshop si è quindi prima costruita una mood-board di ispirazione visuale, necessaria per delineare un concept solido attorno al quale sviluppare il progetto. Si è posta grande attenzione alla scelta dei caratteri tipografici e al loro utilizzo, si è ripercorso i sentieri di ispirazione e le ramificazioni creative che si susseguono in questa fase del processo, passando agilmente da ambiti squisitamente artistici, come la scelta dello stile, a campi molto più tecnici e spinosi come l’impiego dei Variable Fonts, la compressione delle immagini nei nuovi formati webP e il controllo dei valori di contrast ratio.

Credo che, al di là delle importanti nozioni tecniche e professionali messe in mostra, è stato davvero di ispirazione in questa fase poter vedere come si possano indossare contemporaneamente due cappelli molto diversi e in questo modo raggiungere il risultato di armonizzare due mondi in uno solo per produrre qualcosa di speciale. Argomenti come l’accessibilità di font e colori, che spesso vengono identificati nelle menti creative dei designer con siti della pubblica amministrazione e articoli di Jacob Nielsen si sono tramutati sotto i nostri occhi in strumenti creativi, compendio necessario per i nostri prodotti.

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Art-board dal progetto Nostalgia eseguito nel workshop

Si è quindi proceduto alla progettazione del mini sito tramite flow-chart, wireframes e mockup visuali. A quel punto, una volta soddisfatti del nostro progetto si è passati a darlo in pasto ad After Effects, tra tanti strumenti di prototipazione sicuramente uno dei più complessi ma tra i più accurati. Si si sono riprodotti in modo molto preciso lo scroll e le transizioni della pagina, inserendo tra queste un page-roll di grande effetto, che poi è stato tradotto in javascript, html e css per riprodurre il medesimo movimento nella pagina web sviluppata in Webflow.

Allo stesso modo si è fatto un salto tra strumenti appartenenti a mondi diversi quando si è lavorato alla pagina 404, per la quale si è immaginato un’animazione interattiva basata sul morphing fisico di un oggetto creato all’interno di Cinema4D e da lì importato di nuovo in After Effects per essere poi ri-esportato verso il web. Un flusso creativo complesso, fatto di software non semplici da padroneggiare ma che permette di raggiungere risultati incredibili si dispone contemporaneamente dei due fattori chiave: la creatività e il senso estetico da un lato, la tecnica e lo skill-set dall’altro.

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Un passaggio del lavoro in Cinema4D

Tutto questo è stato, io credo, solo un esempio di quanto sia stupefacente, complesso ed emozionante il lavoro del digital designer e del creative developer al giorno d’oggi. Di quali e quanti nuovi scenari creativi si stiano aprendo di fronte ai nostri occhi grazie alle innovazioni tecniche cui stiamo assistendo. Compito principale di chi crea, progetta e produce questi artefatti digitali è quindi quelli di essere capace di muoversi tra i diversi ambiti di conoscenza necessari e di costruirsi una formazione T-Shaped, che lo renda molto forte in un determinato ambito ma formato in modo corretto in tanti altri settori anche lontani tra loro.

Un designer che sia capace di mantenere con disciplina monacale il suo percorso di formazione quotidiana del senso estetico senza però tralasciare un’altrettanto forte attitudine a percorrere i mondi della tecnica. Che è poi un pò il ruolo che gli artisti hanno sempre ricoperto nella storia, quello di utilizzare in modo innovativo gli strumenti e le tecnologie che nel tempo si sono susseguite. Oggi la pressione a sviluppare questa attitudine è molto più forte che in passato ed è divenuto di massima importanza l’acquisire conoscenza trasversali attraverso percorsi di formazione individuale.

La risposta del pubblico al workshop è stata molto positiva, mandando l’evento in tutto esaurito e restituendoci degli indici di soddisfazione decisamente alti nei questionari di feedback sottoposti agli iscritti. Tutto ciò non fa che confermarci l’importanza di questa visione del lavoro e di questo modo di organizzare la formazione professionale. Il tipo di proposta è stato apprezzato dai professionisti affermati nel settore così come da giovani designer alle prime armi che hanno bisogno di un orientamento sulla direzione in cui formarsi. Siamo quindi ancora più motivati nel voler ripetere la formula e organizzare un calendario di appuntamenti di questo tipo in futuro, al fine di concorrere in modo attivo alla diffusione di una nuova e più moderna attitudine nei confronti di questo lavoro che noi crediamo essere fondamentale.

Tre domande per Niccolò Miranda

La prima cosa che vorrei domandarti è un tuo parere sulla modalità del workshop. Questo tipo di evento, un seminario a forte attitudine pratica, viene realizzato usualmente in presenza mentre tu hai lavorato dal vivo in remoto con un gruppo di 38 persone. Hai trovato utile questa formula? Hai trovato buona l’interazione con i presenti? Credi che la formula di dividere un percorso formativo di norma lungo sette o otto ore in sessioni brevi ripetute nel tempo possa essere un sistema che in qualche modo agevola l’apprendimento?

L’attuale situazione ci ha portato a rivalutare lo Smart Working, abbiamo sviluppato una grande padronanza dei tool e delle grandi risorse che abbiamo a disposizione per questo credo sia stato formativo quanto un live Workshop, se non di più. Questo ha permesso di svolgere egregiamente il Workshop, con un tipo di feedback da parte dei partecipanti diverso da quello che sarebbe normalmente. La divisione delle ore è stata fondamentale dal mio punto di vista per far digerire agli utenti i contenuti e vedere la loro evoluzione nei moduli successivi.

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Nell’immagine: Edoardo Smerilli website by Niccolò Miranda

Sei un autodidatta e per questo hai sviluppato un tuo percorso formativo che ti ha condotto a costruire scelte estetiche originali che rendono il tuo stile molto riconoscibile. C’è uno o più artisti digitali, e non digitali, che sono stati di ispirazione per te e per la tua crescita personale? Ci sono esempi da cui hai tratto ispirazione per formare la tua attitudine?

Come autodidatta ho dovuto trovare dei modelli da seguire, imparare dai migliori ma allargare la propria visione a più arti visive come il Cinema e le Anime, mi ha aiutato a creare una mia visione artistica. Devo molto a David Lynch per la sua visione distopica e noir, Andy Warhol per l’acuto utilizzo dei colori. Se devo menzionare alcuni agenzie e digital artist direi Basic, Adoratorio, Watson DG, Locomotive, Louis Ansa, Nathan Riley e Zhenya Rynzhuk sono sicuramente gli artisti/colleghi per cui nutro un grande rispetto nella mia industria.

Parliamo di futuro. Ormai da qualche anno percorri la via del web freelance con successo e il tuo percorso di ricerca in questo ambito è in pieno svolgimento. Dove ti vedi tra dieci anni? Se devi pensare al “dopo”, c’è un’evoluzione che vedi nel tuo percorso professionale?

È una domanda che durante le Job Interview mi rimane sempre difficile rispondere. E’ ormai diverso tempo che mi sono buttato nel 3D, è una cosa che mi piace. Vorrei aumentare le mie attuali skill (Art Direction, Interactive Designer, Creative Developer) al massimo. Alle aziende non piace che i Freelance abbiano più skill, non va bene per il team, dovrebbero vendersi con un solo titolo. Personalmente, ho una visione leggermente diversa. Prendi Einstein, diceva “Ogni scelta, porta sempre ad una nuova potenziale direzione, ad una nuova realtà”. Per me fa lo stesso, avere competenze in vari campi e conoscenza in diverse arti visive, significa comprendere nuove connessioni e potersi distinguere. Spero che fra qualche anno, le persone con cui collaborerò possano lavorare con me a questo per creare visioni uniche, per rendere il mondo un posto migliore.

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