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User interviews: guida per principianti in 3 comodi e pratici consigli.

Tratto da una storia vera, la mia…

Cosa non troverete in questo articolo:

meglio chiarire subito prima di arrivare in fondo a questo articolo e dire “embè?”.

Qui non troverete una guida accademica, quindi se state cercando un articolo completo e autorevole su come impostare una User Interviews, mi spiace ma per dover di cronaca questo non è quello che state cercando.

Quello che troverete è invece il racconto di come ho svolto la mia prima intervista, con tutti i pro e i contro, con tutti gli errori e le dimenticanze, tutto a nudo. Un racconto basato su, ahimè, errori veri e situazioni in cui la teoria ha aiutato, ma non quanto la pratica.

“Embè?”

A cosa serve quindi?

Come ho detto anche in altri articoli (“andate a leggerli che son carini” -cit me stessa) è importante provare e fare esperienze quando si ha la possibilità.

E nello specifico riuscire a mettersi alla prova con una User Interviews non è una cosa da tutti i giorni, soprattutto se non si hanno i fondi adatti, o un team di supporto dedicato, oppure il progetto giusto e il cliente giusto. Per questo l’intento di questo articolo è mostrare come si possono fare esperienze in modi differenti, cogliendo le occasioni e scendendo un po’ a compromessi con l’idea che no, non sarà sicuramente lo scenario ideale.

Partiamo dal principio

Credo sia doveroso iniziare con dei ringraziamenti, perché senza il supporto di Officina 31 e la pazienza di Riccardo Ghignoni , probabilmente (molto probabilmente) non avrei avuto la possibilità di cimentarmi in tutta libertà e tranquillità nello sperimentare e crescere con progetti personali, grazie ai quali ho lavorato su vari aspetti, tra cui le User Interviews.

Eccoci arrivati al punto, senza alcun altro indugio partiamo.

Consiglio numero 1: Who? — What? — When?

Il mio primo consiglio è abbastanza semplice e può sembrare banale, ma il punto è che intervistare gli utenti non è una azione altrettanto banale o scontata. Prima di procedere a questa operazione, infatti, è importante aver chiaro con chi parlare, quali sono le informazioni che stai cercando e a che punto della tua raccolta di dati sei.

  • Who? [«Chi?»]
  • What? [«Che cosa?»]
  • When? [«Quando?»]

Il rischio che si corre altrimenti è quello di sprecare tempo, energie e nei peggiori dei casi soldi per condurre delle interviste che non contribuiscono al processo di analisi del tuo progetto, ma che anzi danno risultati falsati e fuorvianti.

Prendiamo ad esempio Freddie.

Freddie è un progetto per un’app di messaggistica dedicata per band o cori. La particolarità di questo progetto è che inizialmente avevo iniziato a lavorare ad una idea molto differente. Infatti Freddie era nata come app capace di proporre lo spartito o le battiture di un pezzo, lo “Shazam degli accordi” per così dire. Già con queste descrizioni potete immaginare, senza che io scenda troppo nei dettagli, come la prima versione (chiamiamola Freddie 1) avesse un target estremamente differente da quello che poi ho individuato cambiando la Value Proposition del progetto (Freddie 2).

Banalmente Freddie 1 avrebbe potuto attrarre un target più ampio e generalizzato con fruizione probabilmente non troppo specifica dell’app, mentre Freddie 2 intercetta un target più ridotto ma ben identificato con funzionalità specifiche.

Questo esempio è lampante per quanto riguarda il chi intervistare, su cosa e quando. Se io avessi deciso di procedere con le interviste senza aver raccolto abbastanza dati preliminari mi sarei sicuramente trovata con dati generici che quasi sicuramente mi avrebbero portata fuori strada.

Per cui: non abbiate fretta di partire con le interviste, ma concentratevi in tutto il processo di raccolta e analisi dei dati. Le User Interviews non sono il primo passo.

Consiglio numero 2: cercate bene

La base di una buona intervista è avere qualcuno da intervistare

Solitamente, come molti articoli autorevoli riporteranno, spesso e volentieri è buona norma selezionare i candidati alle interviste attraverso servizi esterni, o comunque tramite altre realtà specializzate nel fornire questo tipo di servizio. In questo modo vi verranno indicati utenti adatti al progetto che state curando e disponibili a fornirvi il loro tempo, chiaramente a pagamento.

Se però, come me non avete il budget necessario esistono altri modi, non troppo ortodossi e che non vi nego potrebbero lasciare interdetti alcuni Senior UX/UI Designer (ciao Designer di Subito.it, ricordo le tue reazioni al mio racconto con profondo affetto). Tali soluzioni vi permetteranno però, come hanno permesso a me, di ottenere un grande risultato: rompere il ghiaccio e di cimentarvi con le interviste.

Continuando con l’esempio di prima, per Freddie era finalmente arrivato il momento di passare al sodo, ma avevo bisogno di trovare persone che rientrassero nel target, disposte a farsi intervistare e il tutto gratuitamente.

Come fare? Usando il grande potere dei social.

Durante la raccolta dei dati avevo preparato e condiviso una survey su alcune pagine e gruppi dedicati alla musica, luoghi dove interagivano principalmente musicisti e componenti di band e gruppi musicali. Oltre quello avevo contattato dei cori, delle band, musicisti e cantanti spiegando loro il mio progetto e chiedendo la loro disponibilità a compilare la survey e poi eventualmente ad essere ricontattati per una intervista. Così facendo avevo costruito la mia base di partenza per condurre in seguito un’intervista e devo dire che ha funzionato.

Coinvolgendoli nel progetto tramite più canali e rendendoli consapevoli del fatto che il loro aiuto sarebbe stato utile a creare qualcosa che sarebbe servito principalmente a loro, ha fatto si che si innescasse un meccanismo di passaparola da cui sono riuscita a scremare gli utenti che volevo intervistare.

N.B. Non fraintendetemi, non sto parlando di numeri enormi, non ho intervistato centinaia di persone e né migliaia hanno compilato la mia survey.

Questo metodo non rappresenta certo quello ideale, ma è sicuramente quello migliore per buttarsi nella mischia e mettere in pratica quello che molti trattati di UX/UI riportano. Tanto che in poco tempo e in modi estremamente semplici ho suscitato interesse di persone che rientravano perfettamente nel mio target e che sono state ben felici di collaborare con me.

Per cui: non abbiate paura di chiedere, informatevi sul target e raccontate ai vostri utenti cosa state facendo. Saranno sicuramente più felici di aiutarvi.

Consiglio numero 3: le domande che avete preparato non sono scolpite sulla pietra

Partiamo dal presupposto che si, dovete prepararvi le domande da sottoporre ai vostri utenti.

Di consuetudine le prime sono sempre per mettere a proprio agio l’intervistato, le classiche domande per iniziare a farlo parlare di se e per far abbassare la tensione iniziale. Poi seguono le domande più specifiche, quelle da cui trarrete in seguito le vostre considerazioni e quelle su cui dovrete lavorare bene nella costruzione. Per finire vanno sempre delle domande che prevedono una valutazione come risposta.

Come spiegavo all’inizio questo non è un Bignami di tutte le buone norme per condurre delle interviste, ma anzi una breve raccolta di consigli per provare a fare delle interviste, non tanto per le considerazioni che potrete farne poi, ma per capire cosa migliorare del vostro approccio nella trasposizione dalla teoria alla pratica.

Nel mio caso, ad esempio, mentre conducevo le prime interviste per Freddie mi sono accorta che alcune domande non funzionavano. Per quanto io ritenessi che fossero azzeccate alcune erano devianti, altre invece inducevano leggermente chi intervistavo nella rispondermi “nel modo in cui avrei voluto”. E se dovesse succedere anche a voi non preoccupatevi è normale, quello che è importante in questi casi è sapere che le vostre domande non sono la Bibbia.

Dividete gli utenti da intervistare in più tranche, in questo modo riuscirete a gestire meglio ogni singola intervista e avrete modo di valutare con più calma l’andamento di ognuna e di apportare se serve qualche piccola modifica.

Attenzione! Allo stesso modo però non fatevi prendere la mano, non tutto quello che sembra non funzionare è da buttare davvero. Stravolgere dopo ogni intervista il piano delle vostre domande vi porterebbe a perdere tempo e ad ottenere dati troppo divergenti ed ambigui. Ricordatevi che le interviste non sono fatte per avvalorare le vostre ipotesi, ma per darvi dati su cui ragionare e in caso evolverle.

Per cui: prestate attenzione e se il vostro intento è quello di esercitarvi e fare pratica analizzate voi stessi oltre chi state intervistando. Vi servirà per approcciarvi con più sicurezza in futuro e fare “finalmente conversazione”.

Et voilà le jeux sont fait

Vorrei concludere così, ma non sarebbe vero, i giochi non sono fatti. Questi consigli, come quelli di ogni altro articolo contenente “I *numero di consigli* per User interviews perfette” non vi assicureranno mai il successo al 100%. E in fondo, lasciatemi dire, non era neanche l’aspirazione di questo articolo. Quindi no, non condurrete delle interviste perfette ora che siete arrivati fino qui, ma quello che ho provato a trasmettervi è la consapevolezza che nel nostro lavoro avere la possibilità di sperimentare è importantissima, soprattutto per chi ha poca esperienza o chi come me ha iniziato da sola.

Che per quanto la teoria sia fondamentale, finché non si mette in pratica non è mai sapere acquisito del tutto.

E con questo amici della notte, follettini e follettine vi saluto!

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Storie di design, esseri umani e interazioni.

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Desiree Ciofi

Desiree Ciofi

You can call me Desy, nice to meet you! I’m a UX/UI Designer with the passion for the magical World Wide Web.

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