Viviamo dentro le informazioni, siamo noi stessi le informazioni

UX Talks: Marco Tagliavacche

User Experience Designer, Information Architect e Product Designer per l’olandese ATS Global, società attiva nello smart manufacturing e nell’industria 4.0. Parallelamente, Marco Tagliavacche è anche presidente di Architecta, l’Associazione Italiana di Architettura dell’Informazione.


È un piacere averti ospite per questa intervista Marco. Prima di tutto, posso chiederti come e quando hai iniziato ad avvicinarti alla user experience e all’architettura dell’informazione?

Ai tempi dell’università (fatta tardi 😄). Devo dire grazie a due professori, molto attenti a queste temi, che mi hanno indirizzato e guidato. Grazie a loro ho iniziato ad approfondire la conoscenza della IA, poi ho conosciuto Architecta e la community di Architetti e mi sono innamorato di queste discipline.

Dovendolo spiegare in modo semplice, come definiresti il lavoro di un IA (Information Architect)? Qual è il suo ruolo all’interno del team di design, in relazione con le altre specializzazioni?

Tendenzialmente un architetto dell’informazione è una persona che si occupa principalmente di identificare e rappresentare la struttura degli elementi informativi e funzionali di un sistema, al fine di favorirne la reperibilità, la funzionalità e l’usabilità, adottando un approccio di design centrato sull’utente. Possiamo pensare che questa sia una definizione abbastanza conforme e standard ma, a mio parere, un architetto dell’informazione è molto di più. Questa mia idea nasce dal fatto che stiamo parlando di “informazioni” e le informazioni sono ovunque, viviamo dentro le informazioni, siamo noi stessi informazioni, guidano la nostra esperienza anche se mediata dai sensi, dunque limitare il campo di azione di un information architect ad una strutturazione ontologica delle informazioni è limitante. Non esiste più la differenziazione fra digitale e reale: viviamo in un continuum informativo e le informazioni ne sono il collante, quindi credo che un IA abbia un ruolo assai importante nel momento in cui sceglie quale tipo di informazioni mostrare e come farlo.

Come vedi invece la posizione (e gli obiettivi) dell’information architect relativamente alla società attuale, di fronte a nuove sfide tecnologiche e culturali?

Faccio seguito alla mia risposta precedente. Information architect, ma anche UX designer, e chiunque sviluppi applicazioni o servizi che mettono al centro le persone, tutti noi oggi abbiamo di fronte una grande sfida, che è una sfida etica: mostrare o non mostrare qualcosa, condividere o non condividere un’informazione, rendere trovabile una notizia, significa fare delle scelte; e fare delle scelte significa decidere quali percorsi le persone seguiranno, pensare a come si comporteranno negli ecosistemi che oggi viviamo, significa non modificare, ma indirizzare i loro comportamenti e questa è una scelta etica.

Quali sono le attività più frequenti e importanti, nel tuo lavoro di ogni giorno?

Le riunioni, lavorando per una società estera con sedi sparse per il mondo! No dai scherzo 😄, sicuramente la mia attività non più frequente, ma sfidante è far incontrare le esigenze di business, che spesso la fanno da padrone, con le necessità degli utenti. Lavorando poi nel settore industriale gran parte delle mie ore si consumano fra ricerche con gli operatori di linea, prototipazione di nuove interfacce per i sistemi industriali e test di usabilità.

Qual è, per te, lo skillset ideale di un architetto dell’informazione? Quali sono le caratteristiche che apprezzi particolarmente in un collaboratore?

Esistono un sacco di hard skill di cui si ha bisogno, competenze sui processi, sulle modalità di test, su come creare una corretta survey, come prototipare, ma attualmente gran parte delle skill che credo siano più importanti sono quelle soft; come designer siamo facilitatori, il nostro compito è mettere insieme i tasselli e far parlare le persone fra loro, favorire la conoscenza condivisa, la partecipazione, la realizzazione di prodotti che nascono da un melting pot di conoscenze diverse: non si può più pensare che uno sviluppatore o un ingegnere costruisca un’app o disegni un servizio senza qualcuno che prima abbia condiviso con lui la parte di ricerca sugli utenti.

Oltre che professionista della IA, oggi sei anche Presidente di Architecta, la Società italiana di Architettura dell’Informazione, una realtà che esiste da diversi anni e attorno alla quale ruotano eventi interessanti per i progettisti: come funziona?

Architecta esiste da oltre 10 anni, quest’anno siamo al XII summit e credo che sia una bella realtà che — da parecchio tempo e prima che il termine UX diventasse un po’ una buzzword — ha sempre cercato di diffondere le buone pratiche di progettazione centrate sugli utenti. Di Architecta hanno fatto parte e fanno parte tuttora alcuni pionieri dell’architettura dell’informazione italiana e non, come Luca Rosati, Andrea Resmini, federico badaloni, Raffaele Boiano, tutti professionisti e formatori che ogni giorno costruiscono un tassello nuovo per rendere la nostra associazione migliore. Architecta è una bella comunità che sta crescendo e raccoglie intorno a sé un buon numero di designer italiani che lottano ogni giorno per rendere i luoghi dove viviamo migliori.

A brevissimo (26/27 ottobre) ci sarà dunque il Summit Italiano di Architettura dell’Informazione a Genova, organizzato naturalmente da Architecta: ci dici qualcosa di più sull’evento?

È il nostro summit annuale, quest’anno abbiamo pensato di portarlo a Genova, è stata una sfida grossa, molto grossa. Si tratta di un evento di due giorni di workshop e conferenze incentrate sul nostro tema principale di quest’anno: “EveryDayIA”. È l’evento in cui la comunità si incontra, partecipa, cresce e si confronta sui temi attuali dell’architettura dell’informazione, user experience design e di tutte le discipline correlate.

“EveryDayIA”, interessante: come mai questo titolo?

Abbiamo pensato ad un titolo più ampio, a maglie larghe, che permettesse di parlare di tutto. I temi che trattiamo ogni giorno spaziano da applicazioni digitali a realtà fisiche: c’è chi si occupa di realizzazione prodotti e servizi, chi crea nuove modalità di interazioni per luoghi fisici, chi fa ricerca per le popolazioni in Africa; in Architecta convivono antropologi, psicologi, designer, sviluppatori, etnografi, giornalisti, ingegneri e quant’altro, tutti con la stessa passione. Questo titolo ci permetteva di essere omnicomprensivi e di dar voce a tutti, senza concentrarci su un tema specifico.

La lineup degli speaker è molto interessante (cito Peter Morville e Jesse James Garrett, per dare un’idea): puoi anticipare qualcosa di più sugli argomenti che verranno trattati?

Mmm dovete venire a Genova! 😉 Scherzo, tratteremo diversi argomenti soprattutto incentrati sulle esperienze dei designer italiani e su quello che sta accadendo oggi nel mercato, alcuni casi di successo ed esperienze di team nel realizzare processi complessi. Sarà presente anche il Team per la Trasformazione Digitale del nostro Governo (Team Digitale) che ha fatto un grandissimo lavoro per dettare le nuove linee guida di innovazione dei servizi rivolti ai cittadini.

Oltre alla conferenza, dicevi prima che sono previsti anche workshop?

Sì, venerdì ci sono i nostri workshop, uno dei quali tenuto da Peter Morville, il padre dell’architettura dell’informazione, ed è per noi un vanto e un grosso successo avere una personalità come Peter in Italia per la prima volta. Mi permetto di dire, avendo girato 7 conferenze quest’anno, in Italia e all’estero, che come ogni anno l’offerta formativa di Architecta è di altissimo livello, i workshop che proponiamo sono tutti altamente formativi e tenuti da professionisti del settore con anni di esperienza nel campo. Sono felice di questo e fiero che Architecta, grazie al lavoro svolto da tutti in questi anni, possa essere considerata un fiore all’occhiello nel campo della information architecture e UX design, sia a livello italiano che internazionale.

Ci lasci con un tuo pensiero sulla situazione del settore in Italia? Cosa ti aspetti per il futuro?

Il nostro settore è in crescita, rispetto ad un paio di anni fa le offerte formative si sono moltiplicate e anche gli eventi organizzati da PMI e associazioni no profit come Architecta stanno aumentando di numero e questo è un bene.

Sono convinto che ci sia tanto bisogno di designer in tantissimi ambiti, possiamo portare nuovi punti di vista, nuove idee, nuove visioni; all’estero sicuramente la nostra figura ha una considerazione maggiore e in molte big company, non solo digitali, i designer siedono ai tavoli che contano, guidando la business trasformation. In Italia non siamo ancora forse a questi livelli, ma piano piano ci stiamo avvicinando. L’unica mia paura deriva dall’aumento esponenziale di figure che si definiscono UX designer e dalla buzzword UX che ormai imperversa: parlare di esperienza delle persone e di progettazione di esperienze facendosi scudo del termine UX può essere pericoloso e trarre in inganno. Le esperienze che viviamo sono una condizione personale in cui ci troviamo e sono determinate da spazio e tempo oltre che ovviamente dal prodotto, servizio o artefatto, con cui interagiamo. Pensare di poter progettare tutto questo forse a tratti è ambizioso. A volte le buzzword o le mode creano queste situazioni in cui si crede che basti un corso online di design o di usability test per potersi definire UX o designer, quando invece occorrono anni di studio, pratica e competenze maturate sul campo; sembra che a tratti ci si dimentichi che esistono discipline come ergonomia cognitiva, psicologia, architettura dell’informazione (IA) o human computer interaction (HCI) che di questi temi hanno sempre parlato.

Il futuro spero e credo sarà roseo, ma dobbiamo essere bravi a diffondere cultura e a far crescere le persone secondo determinati criteri e con basi solide.


Storie di design, esseri umani e interazioni.

Sharing is caring:

Se hai trovato questo articolo interessante, lasciaci qualche applauso o un commento, oppure condividilo con qualcuno! 😉👏

UX Tales è una pubblicazione aperta: se vuoi proporre un tuo articolo, scrivici su Twitter o su Facebook