Dalla procura un nuovo fascicolo sulla morte David Rossi

La procura di Siena mette a conoscenza le valutazioni dei capi degli uffici giudiziari di Siena in merito alle critiche sulle indagini e alle decisioni giudiziarie che hanno riguardato il decesso di David Rossi

Siena-Dopo la pubblicazione da parte della Procura della Repubblica di Siena dell’ordinanza di archiviazione relativa alla morte di David Rossi depositata il 4 luglio 2017 dal gip Roberta Malvasi che era stata aperta con l’ipotesi di reato d’istigazione al suicidio, accogliendo la richiesta avanzata dalla procura senese e respingendo così l’opposizione avanzata dai legali della famiglia Rossi, adesso arriva un nuovo fascicolo da parte della procura.

In sette pagine dettagliate il presidente del tribunale di Siena Roberto Carrelli Paolombi e il procuratore Salvatore Vitello rispondono, punto per punto, agli aspetti delle indagini più volte contestati per fornire all’opinione pubblica un quadro di informazioni corretto e completo su quella che è una ferita ancora aperta per la città di Siena e per la famiglia di David Rossi, il capo della comunicazione di Banca Mps precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013.

Il documento parte dagli indumenti indossati da David Rossi la sera dell’accaduto e nel documento si legge che “i vestiti non sono stati sequestrati e conseguentemente non essendo nella disponibilità della Procura della Repubblica non potevano essere da questa distrutti”. Dalla seconda perizia emerge che “il mancato sequestro degli indumenti non ha impedito, grazie al corredo fotografico, di fornire una spiegazione sulla dinamica del fatto (…), i vestiti non appaiono avere avuto un ruolo determinante nella ricostruzione dell’evento”.

Poi vengono presi in esame i 3 biglietti di addio lasciati da Rossi alla moglie e ritrovati strappati nel cestino del suo ufficio e in merito all’ipotesi che siano stati scritti dietro costrizione, il documento esclude “la presenza di un aguzzino talmente confuso da bocciare se stesso più volte” e “Peraltro, che nella prima indagine vi fosse un convincimento corale circa il suicidio — anche da parte dei familiari — è evincibile dalla stessa (prima) opposizione delle parti offese e dalla richiesta di avocazione alla polizia giudiziaria, incentrate sulle condizioni di stress lavorativo del Rossi e su presunte colpe datoriali, con tanto di allegazione di una consulenza psichiatrico-forense (…)”.
 
 Nel testo si prendono poi in esame le lesioni al volto e alla parte anteriore del corpo di Rossi e, analizzando le ipotesi del suicidio e dell’omicidio, si precisa che “si può dire che non vi è stato un accertamento medico-legale adeguato. Nella seconda relazione non sussistono dati certi su genesi e natura e si formula l’ipotesi di uno strisciamento con un oggetto affilato ma non tagliente”(…) “Tuttavia l’ipotesi dell’omicidio non ha elementi circostanziali o biologici che la supportino”, mentre “l’ipotesi di suicidio è supportato da elementi, seppur non scientificamente dirimenti, comunque maggiormente suggestivi da un punto di vista medico legale”.
 
 Sui fazzoletti di carta con le macchie di sangue trovati nell’ufficio di Rossi, sequestrati in data 12.04.2013 e dissequestrati poi il 14.08.2013 i capi degli uffici giudiziari di Siena sottolineano che le macchie potrebbero essere dovute ai tamponamenti su una ferita sul labbro inferiore o su “una più vecchia ferita ai polsi” (…) Inoltre, i consulenti d’ufficio della seconda indagine rimarcano il dato dell’assenza di violenza spiegando che ‘le condizioni di ordine e pulizia all’interno dell’ufficio, contestualmente ai verbali dei rilievi della p.g. operante, nonché alla negatività degli esami tossicologici, non mostrano alcuna traccia riferibile ad attività concitate o violente, tantomeno di terze persone”

Il documento evidenzia poi che tutte le persone presenti la sera del 6 marzo 2013 in Rocca Salimbeni sono state ascoltate. In merito all’omessa audizione di una collega di Rossi si spiega: “non avrebbe aggiunto alcunché al quadro probatorio già cristallizzato. (…) Non si comprende poi a che titolo la Pieraccini dovesse sapere degli impegni serali del Rossi”.
 
 Altro punto sottolineato è la questione dell’orologio che, secondo un’interpretazione delle immagini della videosorveglianza, mostrerebbero un oggetto che cade dopo la caduta del corpo. A tale proposito la procura richiama l’ordinanza di archiviazione in cui “Il gip Malavasi nell’ordinanza di archiviazione (pag.38) sul punto è chiarissima: quanto asserito nell’opposizione circa il lancio dalla finestra dell’orologio di David Rossi, tutto è meno che un dato certo e incontrovertibile. (…)Non c’è nessun orologio che cade, ma unicamente, si vedono “alcuni luccichii in corrispondenza del selciato del vicolo reso brillante dalla pioggia, simili ai molti altri che caratterizzano il filmato”.

Infine si spiega anchela l’aspetto dell’ufficio dell’ex capo comunicazione di Mps dove, secondo le critiche, alcuni oggetti sarebbero stati manomessi o spostati, ed evidenzia: “la immutazione dello stato dei luoghi è pacificamente da addebitare all’azione delle forze dell’ordine e dei magistrati che procedettero ai sopralluoghi”.

Nessun giallo anche sulla chiamata partita dal cellulare di Rossi in un’orario in cui il responsabile della comunicazione Mps era già morto. Secondo il documento “il numero sarebbe stato digitato due volte dopo la morte del Rossi: addirittura si è adombrato che tale numero corrispondesse a un conto corrente segreto alludendo,in particolare, allo IOR. Al di là delle illogicità di tali illazioni, come risulta dai dati della Tim, l’utenza della Orlandi aveva esaurito il credito durante la precedente chiamata e ciò aveva generato una deviazione di chiamata al numero di servizio 4099009”.

Il documento analizza anche l’ombra delle due persone all’ingresso di via De Rossi dove è stato poi rinvenuto il corpo di Rossi spiegando che “sono stati compiuti accertamenti accuratissimi e di alta tecnologia presso il Gabinetto Nazionale di Polizia Scientifica, ma a causa della pessima qualità del filmato di videosorveglianza non si è potuta ottenere alcuna utile risoluzione”.

I magistrati ribadiscono che “hanno il solo esclusivo interesse di accertare la verità e in funzione di ciò (nel rispetto dei ruoli di ciascuno) esprimono ampia disponibilità a valutare e ad approfondire qualsiasi aspetto che — ove opportunamente segnalato — possa essere stato non adeguatamente approfondito. Si spera che, fermo restando il diritto a critica di quanto già compiuto, analogo rispetto per il ruolo e la dignità degli uffici e l’onorabilità dei magistrati sia tenuto da chi ha a cuore le istituzioni”.

Infine, nei giorni scorsi l’ex sindaco Pierluigi Piccini, in seguito alle dichiarazioni rilasciate al giornalista della trasmissione Le Iene, è stato sentito per due ore dai pm di di Genova come persona informata dei fatti, l’ex sindaco davanti ai giudici ha detto: “Non ho fatto nessun collegamento tra i festini e i magistrati. Non ho parlato di magistrati. Se andate a vedere il filmato dell’intervista il collegamento tra le due cose non lo faccio io”. La procura aveva aperto un fascicolo sulle sue dichiarazioni.