Europa, migranti al freddo e al gelo. L’allarme delle organizzazioni umanitarie

Migranti in fila per un pasto nel campo informale di Belgrado — via Al Jazeera

[A cura di Angelo Romano e Andrea Zitelli]

L’ondata di freddo e gelo che ha colpito l’Europa ha reso ancora più difficile le condizioni di vita dei migranti e rifugiati arrivati nel Vecchio Continente. Ieri l’ONU ha richiesto un intervento maggiore da parte dei paesi europei — “si tratta di salvare vite, non di mettere nuovi confini o rispettare delle norme burocratiche” –, specificando che le difficoltà peggiori sono in Serbia e in Grecia, scrive Reuters.

Una situazione denunciata anche da Medici Senza Frontiere in un comunicato del 9 gennaio scorso:

“La situazione è particolarmente preoccupante per quelli bloccati sulle isole greche, che vivono in tende in campi sovraffollati e per quelli bloccati in edifici abbandonati a Belgrado o ancora cercando di attraversare i confini dei Balcani”.

Sono oltre 7000 i rifugiati e migranti presenti in Serbia, secondo i dati (aggiornati ai primi di gennaio) dell’UNHCR. Arrivano in gran parte da Afghanistan, Pakistan e Iraq, passando per Turchia e Bulgaria, diretti verso il nord Europa. Pochi ci riescono. Chi ci prova, rischia di essere rispedito in Bulgaria, dove spesso i migranti vengono registrati, o nei paesi di origine.

Come Shapur, che a soli 15 anni in due mesi in Serbia ha cercato di attraversare il confine con l’Ungheria tre volte e ogni volta è stato catturato dalla polizia. O Fawad, terrorizzato dall’idea di tornare in Bulgaria, dove hanno preso le sue impronte. Nel dicembre 2015, il Belgrade Centre for Human Rights e Oxfam hanno pubblicato un rapporto congiunto accusando la Bulgaria di “estorsione, violenza fisica, minacce di deportazione” nei confronti dei migranti.

L’81% dei migranti presenti in Serbia, scrive Eleonora Camilli su Open Migration, è ospitato in centri di accoglienza governativi. Il resto vive in caserme abbandonate e in un campo informale alle spalle della stazione di Belgrado, senza riscaldamento, senza servizi igienici e senza assistenza.

Nessuno sa quale sia il loro numero esatto. Secondo Ivan Gerginov, rappresentante del Serbia’s Refugees Commissariat, potrebbero essere 1500. 
Per evitare la creazione di centri informali per transitanti, a novembre il governo serbo aveva diffuso un comunicato ufficiale che annunciava il divieto alle Ong di dare cibo, coperte e vestiti ai rifugiati e ai migranti che vivevano al di fuori dei campi riconosciuti dal governo.

Alcune organizzazioni non governative continuano comunque ad assistere i migranti presenti in questi campi informali, come Medici senza frontiere Serbia e Hot food Idomeni, attiva nel garantire almeno un pasto al giorno. «Dalla fine dell’estate abbiamo iniziato a fare appelli e provato in ogni modo a contattare le autorità nazionali, dal ministero della Salute fino al municipio e al comune di Belgrado, volevamo chiedere l’autorizzazione a installare almeno bagni e docce e portare così un servizio minimo a queste persone», spiega Andrea Contenta di Medici senza frontiere Serbia a Open Migration. «Ci è stato sempre rifiutato. E così la Serbia, sempre descritta come esempio della gestione della migrazione nei Balcani, rischia di diventare una nuova Calais».

via BBC

Il freddo e la neve hanno colpito anche la Grecia, dove migliaia di migranti in diversi campi di accoglienza stanno affrontando il gelo dentro tende non adeguate, scrive Helena Smith inviata per il Guardian ad Atene. Il governo greco ha dovuto affrontare dure critiche per la condizione nei centri di accoglienza, in particolare in quelli delle isole dell’Egeo, come il campo sovraffollato di Moria, a Lesbo.

Sulle isole, infatti, la situazione è ancora più complicata. Lo scorso 6 gennaio, l’UNHCR ha rilasciato un comunicato in cui chiedeva di accelerare il trasferimento dei richiedenti asilo dalle isole greche alla terraferma. Una richiesta arrivata anche da Amnesty International Grecia. Roland Schoenbauer, un portavoce delle Nazioni Unite ha detto di aver ricevuto rapporti da medici nei campi in tutta la Grecia in cui si avverte dei rischi per la salute legati al gelo e all’umidità, scrive il New York Times.

Di “situazione insostenibile” ha parlato anche Natasha Bertaud, portavoce della Commissione europea, accusando la Grecia di questa situazione. Diverse Ong hanno denunciato che il governo greco non aveva predisposto in tempo un piano adeguato.

Dopo l’accordo di marzo scorso tra Unione europea e Turchia, il flusso migratorio verso la Grecia è diminuito in modo significativo, riporta Frontex, l’agenzia europea della guardia costiera e di frontiera. Circa 175mila persone in tutto il 2016 hanno comunque raggiunto via mare il paese. Questo, mentre il piano di ricollocamento dell’Ue dei richiedenti asilo in Grecia verso altri paesi europei, secondo gli ultimi dati, è stato applicato per all’incirca 8mila trasferimenti sui 63mila previsti.