Referendum Costituzionale: sulla Rai più spazio al Sì

La Rai fa un’informazione equilibrata sul referendum costituzionale? No, a guardare i dati raccolti dell’Agcom (l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) e presentati dal presidente della Commissione Vigilanza Rai, Roberto Fico (M5S) su Facebook:

Fico si riferisce nel suo status al “tempo di notizia” destinato nei Tg della Rai ai sostenitori del Sì e del No, vale a dire il tempo dedicato dal giornalista a illustrare il referendum in relazione a politici, partiti o rappresentanti istituzionali schierati per una parte o per l’altra.

I dati forniti dall’Agcom, però, sono più articolati. Oltre al tempo di notizia, infatti, l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni monitora la presenza dei politici nei telegiornali e nei programmi televisivi distinguendo anche tra tempo di parola e di antenna. Il primo indica i minuti trasmessi in cui l’esponente politico parla direttamente, il secondo, invece, è la somma del “tempo di notizia” e il “tempo di parola”. Inoltre, accanto alla posizione dei sostenitori del Sì e del No, l’Agcom ha valutato anche la presenza televisiva dei cosiddetti interventi “neutri”.

In questo modo, i dati si presentano così:

Tempo di Parola

= 51% (3h13’40”)
No= 34% (2h09’34”)
Neutri = 15% (55’19”)

Tempo di Notizia

= 70% (8h07’25”)
No = 20% (2h21’08”)
Neutri = 10% (1h11’05”)

Tempo di Antenna

= 63% (11h21’05”)
No = 25% (4h30’42”)
Neutri = 12% (2h06’25”)

Da questi dati, si capisce che lo squilibrio a favore dei sostenitori del Sì riguarda soprattutto il tempo dedicato dai giornalisti a illustrare il referendum. È questo il dato cui fa riferimento Fico, che però nel fornirli somma la percentuale del tempo per il Sì con quella dei neutri.

Meno netto il divario se si fa riferimento al tempo destinato direttamente alla voce dei diversi rappresentanti politici. È interessante notare come il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sia come segretario del Pd che come presidente del Consiglio, abbia avuto spazio per più di un’ora e mezza, mentre la somma del tempo dedicato a tutti coloro che si oppongono alla riforma supera di poco le 2 ore.

In totale, sommando tempo di parola e tempo di notizia, i sostenitori del Sì hanno avuto spazio sui telegiornali Rai per il 63,2%, quelli del No per il 25,1%, i neutri per l’11,7%.

Situazione diversa, invece, nei programmi di informazione sempre della Rai (dove è considerato solamente il tempo di parola). Su circa 8 ore e mezza dedicate al referendum costituzionale, chi è a favore della riforma ha avuto spazio per il 30,7% del tempo, chi è contrario per il 26,1%, i neutri per il 43,2%.

Tutto questo, nonostante il 25 maggio scorso l’Agcom in una nota sullo “spazio dedicato ai diversi temi dell’agenda politica e, in particolare, della tematica delle riforme costituzionali” avesse raccomandato alle emittenti radiotelevisive nazionali di

“continuare ad assicurare la corretta applicazione dei principi generali a tutela del pluralismo e della parità di trattamento nei programmi di informazione, dando una rappresentazione completa, corretta ed imparziale delle tematiche afferenti l’agenda politica del periodo, con specifico riferimento al dibattito sulle riforme costituzionali”.

Fico ha annunciato di aver presentato un esposto all’Autorità Garante per le Comunicazioni affinché si attivi e chieda alle emittenti Rai il riequilibrio delle posizioni in campo e un’informazione equa e imparziale sul referendum costituzionale.

Infine, questi dati sono stati ottenuti dopo reiterate richieste rivolte dalla Commissione Vigilanza Rai all’autorità indipendente. Angelo Cardani ha spiegato in una audizione in Parlamento che ci sono state delle difficoltà e ritardi nel fornirli perché è stata chiesta una produzione di dati da periodo elettorale in uno non elettorale. Infatti, continua Cardani, nella fase in cui vige la par condicio — che scatta per legge 45 giorni prima la votazione — ci sono «certe regole e tempi che permettono una produzione continua e precisa di informazioni, con rilevazioni settimanali», mentre nei periodi normali, cioè non in campagna elettorale, la produzione di dati è trimestrale. «Se poi — conclude il presidente dell’Agcom — un esponente politico comincia una campagna elettorale» prima che inizi il periodo di par condicio, «questo non fa cambiare i termini di legge», cioè le regole che si applicano sono quelle vigenti nei periodi non elettorali.


Per chi vuole approfondire le ragioni del Sì e quelle del No in vista del referendum costituzionale del prossimo ottobre, qui il nostro speciale dove poter leggere interventi e analisi che stanno animando il dibattito pubblico sul tema.


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