Topi (parte 2)

Hai già letto l’inizio della storia?

- Shock anafilattico eh?

- Così mi hanno detto.

Sulle sue labbra grinzose si disegna un sorriso che conosco ormai fin troppo bene.

- Vecchio pazzo! L’hai fatto apposta!

Mi schiaffeggia la nuca con una pesante manata e si guarda attorno sospetto. A quest’ora la mensa è semi deserta.

- Parla piano cretino. Questa è la mia occasione per uscire. Sono troppo vecchio per stare qui.

Annuisco portandomi alla bocca il cosciotto di pollo dall’aria invitante. Errore. Mi ricredo nel momento in cui raggiunge le papille gustative.

- Hai rischiato di lasciarci la pelle ieri vecchio. Saresti uscito si, ma morto.

Tobia se la ride di gusto, un osso di pollo gli va di traverso e comincia a tossire riempiendo di carne e catarro giallognolo il tovagliolo.

- Non mi conosci Jack, ho mangiato arachidi abbastanza spesso da sapere quello che faccio.

- Sei allergico alle arachidi?

Lo guardo fra l’ipnotizzato e l’incredulo, Tobia tentenna per poi strizzarmi l’occhietto incrostato di rughe e sporcizia.

- Sei proprio un vecchio stronzo Tob! Come farò senza di te?

Sono felice per lui ma anche preoccupato per me stesso. Tobia rappresenta il mio unico legame affettivo e l’idea di accollarmi ai sacchi di letame della sezione C non mi piace affatto. Forse cambierò cella. Ratti schifosi, sembra che il veleno non funzioni. Li ho sentiti rosicchiare per tutta la notte a se non mi spostano una mattina di queste troveranno solo le ossa.

- Quindi come hai intenzione di.. “spiccare il volo”?

Tobia mi scruta con la coda dell’occhio, si lecca le dita sporche di grasso avvicinandosi di qualche centimetro. Puzza di unto e pelle sudata.

- Mi porteranno all’ospedale per fare i dovuti accertamenti. Avrò una guardia costantemente attaccata al culo. Ho un cugino che lavora all’ospedale, basteranno le parole giuste scritte nero su bianco e potrò tornare a fare il mio vecchio lavoro.

Lo fisso con una punta di ironia.

- Vuoi tornare a fare il becchino Tob?

Si offende.

- Beh? Che hai contro i becchini? Un giorno morirai anche tu, stronzetto palestrato, e avrai bisogno di un vecchio becchino che ti cali nella fossa..

Studia la mia reazione, l’angolo destro della bocca leggermente alzato.

- Anzi.. Forse ne avrai bisogno anche prima, chi lo sa..

Non afferro il concetto e mi strizzo le palle cambiando discorso.

- Sei troppo ottimista Tob. Come credi riuscirai a parlare con tuo cugino senza guardia?

Tobia tentenna, si schiarisce la voce e prosegue.

- Quel ragazzetto pallido pallido con il naso lungo e le orecchie a sventola? Credi davvero che non riuscirò a liberarmene?

Mi volto verso Mr. Pubertà appoggiato allo stipite della porta principale, l’indice completamente infilato all’interno della narice destra. Scoppio a ridere.

- Ma che stronzi! Quello è più stupido di un fungo! Chi è stato l’idiota che ha deciso di metterlo a farti da guardia?

Tobia si stuzzica un dente con l’unghia del mignolo, gli rimane attaccato un pezzo di schifezza arancione. Le carote del giorno prima, probabile. Ancora una volta non risponde, si limita a farmi un cenno con la testa in direzione di Mr. Pi

Ha i capelli tirati all’indietro con il gel, il petto gonfio e stretto nell’uniforme, scarpe in cuoio lucide e perfette.

- Mr. Pi? Ma cosa..

Tobia si fa improvvisamente serio. Allontana il vassoio dall’altra parte del tavolo scambiandolo con il mio nel giro di un secondo. Gli occhi sono rivolti al resto della stanza, vedo le pupille muoversi da destra a sinistra, il busto immobile. Con la velocità degna di un prestigiatore sfila dalle tasche uno stretto portafoglio in pelle marrone nascondendolo sotto alla tovaglietta di carta plastificata. Quindi, spinge il vassoio nella mia direzione e riavvicina il suo infilandosi un boccone di broccoli in gola.

- Ora sta zitto un secondo.

Guarda altrove e sputacchia cose verdi ad ogni sillaba. Porta una mano davanti alla bocca e sussurra.

- Quel portafoglio contiene il segreto di tutti i miei privilegi. Volevi sapere come ho convinto Mr. Pi a procurarti il veleno. Ora lo sai.

Si alza in piedi, afferra il vassoio ancora pieno con entrambe le mani, prima di andarsene china la testa in direzione del mio orecchio. L’odore del suo alito mi sale al cervello.

- Quello che ti ho dato è la chiava per andartene Jack. Se giochi bene le tue carte il giorno in cui tornerò a fare il bacchino sarà l’occasione per rivedersi.

Detto questo mi fissa per due secondi e se ne va. Mostra la tessera magnetica a Mr. Pi ed esce dalla mensa.

Rimasto solo in cella sfilo il portafoglio marrone dall’elastico dei pantaloni. Slego l’asola di corda e mi scivolano fra le mani delle piccole fotografie sgranate e ingiallite. Fra le lapidi di marmo bianco le figure indistinte di due uomini sono avvinghiate l’una all’altra. Sfoglio rapido la sequenza di immagini e non capisco come potranno aiutarmi ad uscire da qui.

Quando vedo l’ultima foto mi viene un colpo e scoppio a ridere. L’immagine è un veritiero primo piano dei due volti sudati ed affannati, uno dei due è fin troppo riconoscibile. Mi vengono le lacrime agli occhi e ricordo tutte le volte in cui Tobia si è permesso di insultare Mr. Pi senza conseguenze. Vecchio pazzo.

Ripenso alle parole di Tobia e, soltanto ora, riesco a capirle fin troppo bene.

Vuoi sapere come continua?