Le code, Expo e l’italiana maniera

Storia di un popolo fedele a se stesso

Leggo su Repubblica che il Codacons, nota associazione di consumatori, ha deciso di far sua la protesta di quanti, giunti a Expo in questi ultimi weekend di Ottobre, si sono ritrovati in una massa umana di oltre 200.000 persone. Uno di questi signori in particolare, sarà il tempo a stabilire se sarà una mosca bianca, ha deciso di portare le carte dal Giudice di Pace per farsi risarcire i danni morali. Asserisce in fatti che, pur avendo pagato il biglietto, gli è stato materialmente impossibile visitare i tanti padiglioni dell’esposizione universale.

Ora, analizziamo i fatti.

  • Expo è iniziata il 1 maggio 2015 e terminerà il 31 ottobre.
  • E’ stata annunciata e sponsorizzata in tutte le salse possibili e immaginabili.
  • Tutti i media ne parlato da un anno.

Ora, le domande da porsi per venire a capo di questa storia sono principalmente due:

  1. E’ Expo colpevole di mala gestione? Non ponendo limiti agli ingressi giornalieri pur di fare cassa, è colpevole di aver ingannato il consumatore facendogli presumere che entrando avrebbe ugualmente goduto di tutte le attrazioni offerte al di là degli ingenti numeri?
  2. E’ davvero pensabile che il popolo che fa le cose all’ultimo per eccellenza (noi) avrebbe fatto eccezione questa volta? Expo c’è da ormai 6 mesi, ma nonostante questo gli italiani se ne sono accorti tutti adesso a giudicare dalle file astronomiche. Direbbero a Roma, ma de che stamo a parlà?
    Cioè, dove sta la colpa di Expo e dove la presunzione di chi, a pochi giorni dalla chiusura, si aspetta di poter visitare l’agognato Giappone in tempi umani.

Come sempre la verità sta nel mezzo.

Se da un lato queste lamentele mi fanno davvero ridere, dall’altro non è che Expo sia esente da critiche. Una su tutte le code appunto.
Come disse Cruciani alle centinaia di persone in coda al Palazzo Italia durante la diretta della Zanzara proprio da Expo: “ribellatevi! le code sono disumane!”

Sono andato a Expo una domenica di fine agosto e, nonostante fossimo ben lontani dalle oltre 200 mila presenze degli ultimi weekend, le code ovviamente c’erano. Avendo solo 8 ore a disposizione, ho anch’io saltato il Giappone, i cui 90 minuti di fila mi sembravano già allora uno spreco di tempo, optando per padiglioni meno gettonati ma ugualmente interessanti come il Marocco.

Vi chiederete a questo punto, come risolvere il problema delle code però?
Un modo c’è, ad esempio l’applicazione di una startup tutta italiana come Qurami, che molto semplicemente ti fa prenotare il posto a distanza e ti avverte per tempo quando arriva il tuo turno. Più facile di così?
Se non si usa la tecnologia in queste occasioni quando allora? Alla sagra della porchetta? Magari per il Giubileo qualcuno avrà letto questo post e ne avrà fatto tesoro.