Api poco socievoli condividono un profilo genetico simile ai malati di autismo

Un parallelismo a livello molecolare potrebbe aiutarci a capire i disturbi sociali associati a diverse malattie.

Molte api del miele si danno da fare proprio come... be’, delle api! Sono sempre molto indaffarate per curare la regina e la sua prole, difendere l’alveare e lo fanno volando e ronzando senza mai fermarsi un attimo. Ma alcune api, invece, stanno semplicemente sedute in giro da qualche parte e interagiscono solo raramente con le loro compagne. Una nuova ricerca rivela che questi insetti antisociali condividono il profilo genetico di persone affette da autismo, una condizione che influenza i rapporti sociali.

La ricerca pensa a come l’evoluzione possa inserire le stesse strutture molecolari in specie animali così diverse, anche per dei tratti complessi come il comportamento sociale, spiega Hans Hofmann, neuroscienziato evoluzionistico presso l’Università del Texas ad Austin, che ha partecipato allo studio. I circuiti neurali responsabili del comportamento sociale “dovrebbero essere molto diversi negli esseri umani e nelle api, ma a quanto pare, a livello molecolare, i geni sono utilizzati allo stesso modo”, continua, “è stupefacente!”.

Per accertarsi delle variazioni nel comportamento sociale delle api, Hagai Shpigler, in un lavoro post-dottorato condotto all’Università dell’Illinois ad Urbana, ha sviluppato due test, in cui lui e i suoi colleghi registravano tramite video dei gruppi di api, analizzandone le reazioni individuali davanti a situazioni sociali. In uno dei test ha inserito un’ape sconosciuta nel gruppo. Le api si sono messe istintivamente “in guardia” e reagivano tipicamente accerchiando l’ape straniera, attaccandola di tanto in tanto. Nel secondo test, Shpigler ha inserito una larva di ape regina nel gruppo. La larva di regina ha scatenato gli istinti materni delle altre api, che si sono subito adoperate ad accudirla e a nutrirla. In totale, Shpigler ha sottoposto al test 245 gruppi, da 10 api ciascuno, provenienti da 7 colonie diverse, ripetendolo varie volte per poi stilare una lista di reazioni alle situazioni sociali.

La maggior parte delle api hanno reagito almeno in una delle due situazioni, ma circa il 14% non ha risposto a entrambi gli stimoli, come descritto dai ricercatori sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Il team ha sacrificato alcune delle api, e ha isolato i geni attivi nei corpi fungiformi, ovvero la parte del cervello responsabile di azioni complesse come l’interazione sociale. Hanno riscontrato che alcuni sottogruppi di geni erano attivi nelle api che non hanno reagito agli stimoli. Hanno comparato quei gruppi di geni con quelli ritrovati nelle persone affette da autismo, schizofrenia e depressione. Sebbene api ed essere umani si siano evoluti in maniere molto diverse, potrebbero avere dei geni in comune.

C’è stata una correlazione tra l’attività dei geni delle api antisociali e i geni associati all’autismo, racconta il team. Alcuni dei geni coinvolti regolano il flusso di ioni dentro e fuori le cellule, principalmente per quelle del sistema nervoso; altri invece sono associati alle proteine tipicamente prodotte in caso di stress.

I ricercatori ancora non sanno come facciano esattamente questi geni ad influenzare il comportamento sociale nelle api e negli esseri umani; manipolando i geni delle api, però, si può gettare nuova luce sul loro funzionamento nel caso degli esseri umani, suggerisce Alan Packer, genetista presso la Simons Foundation di New York City, che finanzia diverse ricerche sull’autismo, inclusa la ricerca sulle api. Packer non è stato direttamente coinvolto in questo progetto, ma aveva stilato una lista di geni coinvolti nella malattia dell’autismo.

Claire Rittschof, entomologa all’Università del Kentucky a Lexington, che però non ha partecipato al progetto, avverte del fatto che le api che si sono dimostrate indifferenti nelle condizioni del test, potrebbero comportarsi in maniera più attiva in situazioni sociali diverse. “È difficile separare l’attività sociale da altre variazioni comportamentali”, aggiunge. Rimane comunque molto affascinata nel sapere che geni molto simili influenzano il comportamento di specie diversissime tra loro.

Nessuno sta ancora pensando ad un diretto parallelismo tra i comportamenti di esseri umani ed api, aggiunge Packer. “Non vogliamo dare l’impressione che le api siano come dei piccoli esseri umani, o che gli esseri umani siano invece delle api più grosse” dice il direttore del team, Gene Robinson, genetista comportamentale e direttore dell’Istituto UI Carl R. Woese per la Biologia Genetica. Ma comunque sia, Packer è dell’idea che “le api offrono un ottimo modello di studio per capire le interazioni a livello genetico”. È ansioso di scoprire se lo stesso gruppo di geni induce gli stessi comportamenti anche in altri animali. “Più modelli abbiamo da analizzare, meglio è!”, afferma.

Non è ancora ben chiaro il perché queste api antisociali vengano comunque ben tollerate dal resto dell’alveare. Rittschof pensa che nonostante il loro comportamento diverso, vengano lo stesso considerate parte del gruppo. Probabilmente, sia le società umane che quelle delle api “contengano e accettino diversi tipi di personalità, punti di forza e debolezze”.


Tradotto in Italiano. Articolo originale: Science


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