La wearable technology al servizio dell’uomo: scenari presenti e futuri

ad astra
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Mar 20 · 11 min read

Prova a chiederti: “quante ore passo sullo smartphone al giorno?”. Se la risposta equivale ad almeno 3 ore, allora in un anno passi almeno 45 giorni a guardare il tuo schermo digitale preferito (90 giorni circa se la risposta è 6).

Con ciò, non vogliamo allarmarti e spingerti a crearti un hobby o viaggiare (banalmente, infatti, utilizziamo il nostro dispositivo mobile per accedere a biglietti, inviare messaggi, controllare le email, lavorare), ma soffermarti su un punto di vista diverso: chi lavora con queste tecnologie (inclusi laptop e i display di un macchinario) spende gran parte della giornata su uno schermo.

È anche importante sapere che le nostre abitudini e i nostri stili di vita dipendono nella stragrande maggioranza dei casi dai dispositivi che utilizziamo. È grazie alla tecnologia che siamo in grado di accedere alle informazioni di cui abbiamo bisogno, ovunque vogliamo (tranne quando ci abbandonano per batteria scarica) ed è grazie a questa che in molti casi riusciamo a percepire uno stipendio.

In effetti, utilizziamo i nostri device semplicemente perché sono necessari a svolgere diverse azioni utili (nell’esempio precedente, inviare una mail di lavoro), ma nel contempo ci costringono a distoglierci momentaneamente dalle attività che stiamo svolgendo in quei momenti.

Proprio per questo motivo sono nati gli auricolari bluetooth che ci permettono, ad esempio, di rispondere al telefono mentre guidiamo o stiamo svolgendo un lavoro manuale. Se non esistessero, saremmo costretti ad accostare per rispondere ad una chiamata importante (a meno che la nostra automobile non sia dotata di un computer di bordo di ultima generazione).

Gli auricolari bluetooth, però, sono solo un esempio di tecnologia wearable che ci può aiutare nelle azioni che svolgiamo ogni giorno: comunicare, monitorare le nostre abitudini, prendere decisioni.

Cenni storici

Smartwatch è la parola che mentalmente associamo ogni qualvolta sentiamo o leggiamo la parola wearable da qualche parte. In realtà, le tecnologie indossabili sono utilizzate sin dal 1200.

A seconda della definizione di “tecnologia”, infatti, possiamo datare a quel periodo la nascita degli occhiali classici, seguita dagli orologi da polso nel 16° secolo, l’anello ad abaco cinese del 17° secolo (che aiutava ad effettuare velocemente calcoli), fino ad arrivare al primo computer indossabile nel 1960.

Fu Edward Thorp che inventò un dispositivo così piccolo da poterlo infilare nel taschino di una giacca o nelle scarpe, che aiutava chiunque volesse imbrogliare alla roulette. Il dispositivo permetteva con un determinato preavviso di scoprire, con una precisione del 44%, dove la pallina sarebbe caduta.

Il dispositivo di Edward Thorp all’interno di una scarpa. Grazie a questa scheda elettronica si poteva prevedere dove sarebbe caduta la pallina di una roulette.

Nelle decadi successive furono realizzati i primi Walkman, che ci hanno permesso di ascoltare buona musica negli spostamenti quotidiani, e i dispositivi che aiutano persone con disabilità all’udito negli anni ‘80.

Il 2002 è l’anno che segna un cambio di prospettiva della tecnologia indossabile, grazie alla messa in commercio degli auricolari bluetooth. Oltre a farci sembrare degli agenti segreti in missione speciale, questi apparecchi ci permettono tutt’oggi di tenere gli occhi sulla strada, fissi su una platea (pensiamo alla security di una discoteca) o di non distrarci da un lavoro manuale.

In sostanza, è da allora che consideriamo la tecnologia wearable come qualcosa che ci facilita la vita o ci rende più produttivi a lavoro.

Successivamente, nel 2009, abbiamo iniziato a monitorare i nostri passi quotidiani e il sonno, grazie all’uscita del Fitbit. Iniziò così il trend dei wearable adatti alle attività sportive e al fitness. 5 anni dopo, il boom: Apple Watch, Galaxy Gear, Nike+, Google Glass ed altri erano tra le innovazioni tecnologiche più menzionate dalla stampa.

Da allora, giungiamo alla fine degli anni ’10 del 21° secolo con poche innovazioni per le persone che vogliono utilizzare i wearable per facilitare azioni quotidiane.

Qual è lo stato dell’arte della wearable technology?

Oltre agli smartwatch, che integrano ormai tutte le azioni che possiamo fare su uno smartphone (ma non con le stesse comodità, date le dimensioni ridotte degli schermi e l’imprecisione del riconoscimento vocale), non esiste qualcosa che riesca a farci abbandonare del tutto gli altri dispositivi.

Così come dalle cabine telefoniche si è passati ai telefonini, non siamo ancora nell’era in cui dagli schermi passiamo ad una tecnologia indossabile per comunicare, effettuare azioni come prenotare un biglietto aereo o modificare un dato su un documento digitale.

I motivi risalgono a diversi settori dell’innovazione tecnologica che hanno ancora bisogno di crescere:

  • Realtà Aumentata
  • Riconoscimento vocale
  • Tecnologia olografica
  • Latenza nell’esecuzione dei comandi
  • Interoperabilità
  • Intelligenza Artificiale

In sintesi, non esiste una tecnologia così avanzata che ci permetta come Iron Man di sapere e fare ciò che ci serve con una precisione e velocità tali.

Se ci pensiamo, le uniche cose che mancano ad uno smartwatch sono la visione delle informazioni in una dimensione più grande e la possibilità di interagire con esse in maniera facile e veloce (banalmente, rispondere ad un messaggio o visualizzare una foto su Instagram). Da un altro punto di vista, dobbiamo ancora servirci della potenza di un computer per effettuare lavori complessi (come modificare una funzione specifica di un macchinario).

Come la wearable technology aiuta il mondo del lavoro

Vediamo, però, come la wearable technology sta già aiutando molte persone ad effettuare il loro lavoro e quali saranno gli sviluppi, terminando con ciò che nel futuro prossimo ci aiuterà ad effettuare azioni quotidiane in maniera più semplice.

Manodopera

Rifacendoci alla domanda iniziale, i lavoratori che svolgono lavori manuali e che non possono distogliere lo sguardo e le mani dall’attività in corso, sono le persone che più necessitano di un dispositivo indossabile. Sono tanti i casi in cui operatori in una fabbrica o magazzinieri utilizzano tablet o computer per accedere ad informazioni necessarie allo svolgimento del loro lavoro. Il semplice gesto di spostare ad intermittenza lo sguardo dallo schermo agli scaffali per un magazziniere, o staccarsi farsi spiegare delle istruzioni via telefono ad un manutentore, costano tempo e denaro ad un’azienda, che in un mercato così competitivo deve essere sempre più efficiente.

In un caso specifico, la soluzione ScopeAR ha permesso ad un’azienda di aumentare la velocità degli operatori del 30% mentre svolgevano il loro lavoro. La tecnologia utilizza occhiali a realtà aumentata per fornire istruzioni precise sovrapposte in 3D a ciò che l’operatore di turno sta vedendo, evitando quindi di interpretare una documentazione che ha bisogno di tempo.

In altri casi, i wearable sono utili per ricevere notifiche importanti, come l’imminente caduta di oggetti grazie a sensori di prossimità.

Medicina

I wearable nel campo della medicina sono già utilizzati per monitorare lo stato di salute dei pazienti. Attraverso gli smartwatch, infatti, alcune cliniche sono già in grado di monitorare a distanza e in tempo reale diverse condizioni di un paziente: il livello di glucosio, il battito cardiaco o anche stati di malessere psicofisico.

Altri dispositivi tecnologici permettono il recupero di determinate parti anatomiche, come guanti per persone affette da ictus o gli Smart Board, utili alla ginnastica riabilitativa di spalle e zone articolari.

In quest’ottica, la tecnologia wearable viene in aiuto ai Data Analysts che possono fare nuove scoperte utili alla scienza e di conseguenza migliorare la medicina e la sua efficacia.

Forze dell’ordine

Quasi sicuramente, non ti sarà sfuggito il caso della polizia cinese che sta iniziando ad utilizzare occhiali dotati di realtà aumentata con riconoscimento facciale per identificare sospetti o criminali lungo le strade che pattugliano nelle loro ore lavorative.

Solitamente, a questo tipo di informazioni si accede tramite matching fotografico effettuato in un’automobile attraverso un laptop, ma in casi di terrorismo questa tecnologia non è così efficace da agire per tempo.

Attraverso l’utilizzo di realtà aumentata e intelligenza artificiale, le autorità potranno ricevere segnalazioni in tempo reale e ridurre le attività criminale in maniera più efficiente.

Con l’avvento del 5G, inoltre, non sono lontani i tempi in cui le forze militari saranno in grado di pilotare robot o veicoli a distanza con una latenza quasi impercettibile grazie al supporto della realtà virtuale, che renderà l’operazione più immersiva e d’impatto.

Educazione

Ancora una volta, largo alla realtà aumentata e alla realtà virtuale.

Attualmente gli enti di formazione necessitano di costose attrezzature e di aule appositamente costruite (come aule multimediali) per effettuare le lezioni in modo efficace. L’utilizzo di una lavagna, di per sé, costringe gli studenti a prendere appunti e di interrompere la lezione spesso e volentieri per permettere a tutti di copiare quanto scritto su di essa.

Attraverso l’utilizzo della realtà aumentata, in una lezione di fisica sarebbe possibile analizzare davanti ai propri occhi il moto di un proiettile. La realtà virtuale, invece, permetterebbe di rendere più stimolante le lezioni di arte, catapultando gli studenti nei musei più famosi al mondo senza effettuare costosi viaggi. In tal caso, la realtà fisica non si discosterà molto dalla quella virtuale.

Il mondo dell’istruzione potrebbe cambiare notevolmente, se gli studenti e i professori si trovassero in un’aula virtuale.

Sport

Nello sport, il monitoraggio e miglioramento continuo delle performance degli atleti sono il vero motore di un qualsiasi team o delle vittorie. Quale miglior tecnologia migliore dei wearable riuscirebbe a tracciare in tempo reale e in maniera precisa le abilità di un atleta?

Un esempio è miCoach Elite di Adidas, che permette di tracciare posizioni più frequenti, movimenti, battito cardiaco, velocità, accelerazione e l’aggregazione di questi dati su display appositi dei calciatori dell’A.C. Milan.

In commercio, è possibile trovare un’ampia scelta di wearable che permettono il fitness tracking e la stessa Adidas concorre con Nike ed Apple per la corsa al wearable più performante per questo tipo di utilizzo.

Quale sarà il futuro dei wearable per la vita privata?

Se ti stai chiedendo quale sia il wearable che cambierà la tua vita, la risposta è che non esiste, o perlomeno te la farà vivere in modo diverso.

In questo paragrafo, vedremo come diverse attività che effettui ogni giorno nel mondo digitale attraverso smartphone, PC o tablet possono essere migliorate attraverso l’utilizzo dei wearable.

Sicurezza personale

La sicurezza personale è tra le priorità quando si tratta di muoversi da soli per le strade cittadine, soprattutto per il genere femminile. Sono molti i wearable che con la pressione di un tasto riescono a mandare dei messaggi di SOS alle persone che possono aiutare in un momento di difficoltà.

Un esempio è invisaWear, un pendente di design ed elegante che alla pressione fa proprio quanto appena descritto inviando la posizione in tempo reale della persona vittima di qualsiasi incidente o violenza. L’utilità dei dispositivi come questo diventa sempre più utile, dal momento che possono salvare la vita.

Viaggi “aumentati”

Non sono lontani i tempi in cui gli operatori turistici permetteranno di avere informazioni utili o d’intrattenimento su occhiali dotati di realtà aumentata.

Immaginiamoci una visita ad un museo dove l’audioguida sarà sostituita da occhiali con auricolari ad induzione ossea (per continuare a commentare ciò che si sta osservando con le persone circostanti), su cui vengono proiettate le informazioni relative ad un quadro, una scultura o una camera reale, magari in multilingua.

Informazioni più utili attraverso occhiali simili possono essere le indicazioni stradali, che non costringeranno più a doversi fermare per controllare le mappe sullo smartphone o camminare e avere un occhio sui monumenti e un occhio su quest’ultimo, non godendo a pieno dell’esperienza.

Infinite sono le potenzialità per i gestori di bar e ristoranti, che potranno mettere davanti agli occhi dei turisti le informazioni più strategiche, come le recensioni positive o le foto dei piatti degustabili all’interno.

Infine, la realtà virtuale permetterà alle persone più anziane (o a chi non se lo può permettere) di visitare quei posti in cui hanno sempre sognato esserci. Seppur virtualmente, non sono pochi i video che dimostrano come chi non può più uscire di casa si emoziona a rivivere determinati luoghi.

Wearable e shopping

Immagina di entrare in un negozio, guardare articoli d’abbigliamento e scoprirne subito prezzo, promozioni e colorazioni differenti, per ultimo, controllare se la tua taglia è disponibile e ammirare come ti starebbero addosso davanti ad uno specchio senza nemmeno indossarli.

Tutto ciò potrà essere possibile grazie alla realtà aumentata, che grazie agli occhiali intelligenti potrà mostrarti quanto appena accennato.

Lo stesso utilizzo è utile per spiegarti le caratteristiche di un prodotto di elettronica, o il funzionamento di tutti gli optional di un’automobile.

E nei ristoranti? Immagina di ricevere tutte le informazioni di valore su ciò che stai leggendo sul menu e di leggere le recensioni di determinati piatti, o di ricevere promozioni a te dedicate quando ti avvicini fisicamente ad un pub che hai provato l’ultima volta sul tuo smartwatch, magari prima di recarti nella sala di un cinema, verso ora di cena in un centro commerciale.

Tutto ciò migliorerà la tua esperienza d’acquisto, ottenendo le informazioni per te più pertinenti e non incappando in spiacevoli sorprese.

In una visione più futuristica, si sta lavorando ad anticipare i tuoi bisogni d’acquisto inviandoti notifiche sui wearable quando sei giù di morale o hai una particolare propensione a fare shopping grazie all’analisi biometrica delle tue condizioni psico-fisiche.

Pagare con naturalezza

Oltre ad utilizzare necessariamente i nostri smartphone o PC, c’è un’altra cosa di cui non possiamo proprio fare a meno: il portafogli. Quest’oggetto, da cui difficilmente riusciamo a staccarci, contiene gran parte di ciò che ci può servire quando siamo fuori: documenti, carte di credito, denaro, carte fedeltà.

Attraverso apposite app su smartphone, è possibile pagare (tramite tecnologia NFC) all’interno delle attività commerciali, ritirare denaro dai bancomat o scambiarsi tra amici piccole somme di denaro durante una serata in pizzeria.

La wearable technology si promette di integrare tutte queste cose, grazie a dispositivi che racchiudono anche più di una di queste funzioni.

Oltre al classico smartwatch che sostituisce la nostra carta di credito attraverso l’NFC, numerosi sono i braccialetti dotati della medesima tecnologia che permettono di pagare all’interno dei negozi, che ormai, anche in Italia, sono sempre più dotati di POS.

Interessanti sono anche le soluzioni ad anello, che riconoscono quando sono indossati e funzionano solamente in tal caso, grazie al riconoscimento biometrico della persona che lo sta indossando. Token Ring è il progetto più innovativo: oltre ai pagamenti, l’anello sarà utile ad aprire la porta di casa, le portiere della propria automobile, pagare i biglietti del trasporto pubblico, fungere da badge di accesso o sostituire la password per accedere ad un PC.

Collegati ai conti correnti, queste soluzioni si configurano come i successori degli attuali dispositivi di pagamento o di app di internet banking.

Cosa aspettarci per il futuro?

Sono passati solo 10 anni, eppure gli avanzamenti tecnologici per i wearable sono stati di forte impatto. Dalle industrie ai settori dei servizi, fino alla vita privata di tutti i giorni, i wearable stanno permettendo a chiunque li utilizzi di vivere in una maniera diversa e più semplice, a volte anche meno stressante.

Se volessimo racchiudere brevemente cosa i wearable ci permettono di fare adesso, potremmo dire che ci rendono più produttivi, più efficienti nelle azioni che svolgiamo, riducendo i rischi (pensiamo a quante volte in meno potremmo evitare di far cadere il cellulare non controllandolo costantemente all’arrivo di ogni notifica) e salvando la vita delle persone.

Per il futuro, bisogna avere una visione d’insieme: i wearable hanno tutte le potenzialità di essere la tecnologia che potrà sostituire gli altri dispositivi, ma ci vorrà ancora diverso tempo. Solamente le innovazioni tecnologiche nell’olografia e nel riconoscimento vocale riusciranno a sostituire gli schermi che utilizziamo ogni giorno.

In un’altra visione, i wearable continueranno a far parte della schiera dei device che già conosciamo, ma che saranno sempre interoperabili con questi, aggiungendo funzioni ulteriori e semplificando lì dove il resto dei dispositivi non riescono: non interrompere le azioni che stiamo compiendo e integrare le informazioni di cui abbiamo bisogno con l’ambiente circostante, magari con la realtà aumentata e delle lenti a contatto.


Editor: Ivano Stella, associato VISIONARI e esperto di marketing Blockchain.



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