Lenti — Gli strumenti per capire il futuro
L’evoluzione della fiducia nella teoria dei giochi di Nicky Case
Una simulazione interattiva alla portata di tutti spiega le ragioni profonde dell’assenza di fiducia nei rapporti umani della nostra società. Comprenderle rende possibile un concreto cambio di rotta che oltrepassi le cortine fumogene del nichilismo.

Quanto conta la fiducia nei rapporti interpersonali? Ve lo siete mai chiesti? Nicky Case, un giovane informatico si è soffermato sulle variabili che inficiano e facilitano la fiducia applicate alla teoria dei giochi;
ciò che ne è emerso è una singolare simulazione della durata di circa 30 minuti che ciascuno di noi può testare collegandosi a questo link: http://ncase.me/trust/
Il quadro sociologico che esce alla ribalta mette in luce sfortunatamente molti lati negativi: in un sondaggio condotto negli USA nel 1985, alla domanda “Quanti sono i tuoi amici più veri, di cui ti potrai sempre fidare?”, la maggior parte degli intervistati rispondeva con “3”; lo stesso sondaggio, ripetuto 19 anni dopo, ha fatto scendere la media degli amici più stretti vicina allo “0”.
Cos’è cambiato nel frattempo? Come è possibile che la sfiducia nei confronti del prossimo abbia intaccato persino le amicizie più ristrette?
La spiegazione è tutt’altro che banale: a creare questo clima pieno di sospetto e diffidenza sono soprattutto variabili legate ad una cattiva comunicazione che gli individui sperimentano tra di loro; i ritmi di vita sempre più frenetici rendono molto difficili chiarimenti e momenti distensivi dopo litigi e incomprensioni che spesso derivano da errori di comunicazione ed interpretazione.
La tecnologia è diventata sempre più sofisticata, ma l’evoluzione umana non è progredita di pari passo. Siamo sì “animali sociali”, come sosteneva il filosofo greco Aristotele, ma lo siamo per condizioni di forza maggiore, in quanto necessitiamo di un nostro spazio vitale nel quale rielaborare ciò che ci accade, in modo da ridimensionare psicologicamente le offese perpetrate nei nostri confronti, spesso in buona fede.
La sfiducia porta alla chiusura nei confronti del prossimo e al prevalere dell’egoismo, e, sempre più spesso, di desideri di vendetta. La spirale della “mors tua, vita mea” e dell’“occhio per occhio, dente per dente” ha così facilmente il sopravvento, perché le condizioni date sono distorte fin dalle fondamenta.
La percezione che gli altri siano sempre pronti ad imbrogliarci per il loro tornaconto è quasi onnipresente, rendendo le nostre esistenze sempre più grigie e nichiliste.
Sembra tutto compromesso, vero? Eppure, nella nostra società ci sono anche tante persone buone, portatrici di fiducia ed ottimismo verso il prossimo; esse, senza eccedere nell’ingenuità, non reagiscono subito al primo torto subìto, ma comprendono che tale torto potrebbe essere il risultato di una incomprensione comunicativa; tuttavia, se un soggetto dopo il primo sbaglio continua a comportarsi male, queste persone cominciano a difendersi, imparando a tutelarsi: nella simulazione di Case, questi soggetti vengono definiti “copykitten” e si differenziano dai “cheaters”, ossia dagli imbroglioni.

Dalla simulazione emerge inoltre un’altra verità interessante: non occorre arrivare ad una società perfetta, priva di incomprensioni, per permettere agli “onesti copykitten” di emergere: paradossalmente la presenza di errori nei contesti comunicativi alimenta atteggiamenti volti alla comprensione e al perdono, rinsaldando i legami sociali; l’importante è che la percentuale di questi errori stia in un range ben definito, che va dall’1 al 9%. Al di sotto o al di sopra di questa soglia, la tolleranza rispetto a tali errori sarebbe disfunzionale e consentirebbe agli “imbroglioni” di avere la meglio.
Un ulteriore aspetto che emerge da questa simulazione risiede nel fatto che per facilitare un clima di fiducia e collaborazione il gioco non deve essere a somma zero, ma la presenza di comportamenti virtuosi e onesti deve portare un vantaggio ad entrambe le parti in gioco, rendendo possibile cioè una situazione win-win, che tenderà a rafforzarsi sempre di più mano a mano che le interazioni positive proseguono. In questo ambito è ascrivibile la cosiddetta economia del dono, dove si instaura un rapporto di apertura verso il prossimo che porterà verosimilmente la controparte a restituire il “munus” e a mantenere un atteggiamento collaborativo e distensivo. A differenza del semplice regalo, il dono cementa la reciprocità, permettendo alle comunità locali di crescere e prosperare, fin dalla notte dei tempi.
Ovviamente, le variabili che influenzano i nostri rapporti sociali sono molto più complesse di quelle appena descritte, tuttavia, alla luce dei dati che sono emersi, non bisogna arrendersi al pessimismo, ma aprire un dibattito franco e senza pregiudizi su come facilitare in tutti i settori della nostra vita associata quelle condizioni virtuose che premiano i comportamenti corretti e scoraggiano quelli cinici ed egoisti. Non bastano le leggi e le punizioni stabilite dalle sovrastrutture giuridiche, l’azione deve essere di natura educativa e preventiva e va fatta a monte.

L’autore ha rilasciato questa simulazione con una licenza creative commons, con materiali reperibili anche su Github: non sarebbe fantastico tradurla in italiano e semplificare un po’ i contenuti in modo da proporla anche ai bambini? Assorbirebbero valori etici sotto una veste completamente nuova e avrebbero una chiave di lettura eccezionale dal punto di vista pedagogico per approfondire sotto un diverso aspetto il binomio “fiducia-sfiducia” nei rapporti umani. Inoltre, trasmetterebbero questa apertura mentale anche ai loro genitori, facilitando una nuova presa di coscienza collettiva su questi aspetti che regolano nel profondo le vite di tutti noi.
Fonte: The Evolution of Trust.
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