Scienziati creano un materiale che permette l’autoriparazione degli smartphones

Ispirandosi a Wolverine, un ricercatore ha creato un nuovo tipo di polimero che può autorigenerarsi e condurre elettricità. Una probabile applicazione sarà proprio sugli smartphones.

Un materiale ispirato a Wolverine

È proprio Wolverine, l’eroe di X-Men che può autorigenerarsi, ad ispirare un ricercatore alla creazione di un polimero in grado di autoripararsi. L’utilizzo previsto è nella robotica e nella progettazione di dispositivi elettronici, smartphones ad esempio. Il Dr. Chao Wang, presenta la sua ricerca alla 253° Conferenza ed Esposizione Nazionale dell’American Chemical Society.

“Da piccolo, Wolverine era il mio idolo”, racconta il Dr. Wang alla stampa. “Poteva salvare il mondo, ma solo perché poteva autorigenerarsi. Un materiale autoriparante, che se tagliato in due parti, possa riunirsi come se niente fosse successo, esattamente come fa la nostra pelle umana”.

I legami chimici sono la chiave dell’autorigenerazione, e i materiali possono avere due tipi di legami: i covalenti, che sono i più forti e più difficili da ricostruire una volta spezzati, e i non-covalenti, meno resistenti ma più dinamici. La sfida con i legami non-covalenti, sta nel bilanciare quella ricercata flessibilità con l’abilità di condurre elettricità. “La maggior parte dei polimeri autoriparanti forma legami a idrogeno o a coordinazione di ligandi, ma questi legami non vanno bene per condurre ioni”, spiega Wang.

Il team di Wang cercò un’alternativa e si concentrò sull’interazione ione-dipolo. “Le interazioni ione-dipolo non sono mai state utilizzate per disegnare polimeri autoriparanti, abbiamo però scoperto che sono l’ideale come conduttori ionici”, ancora Wang. A quel punto, il team combinò un polimero polare ed elastico con un sale ionico. Il polimero, poli-(vinilidene fluoruro-co-esafluoropropilene), contiene gruppi polari che interagiscono con il sale, creando una forza ione-dipolo.

Come risultato fu ottenuto un polimero conduttivo ed estremamente elastico (può essere allungato di 50 volte la sua lunghezza iniziale). Se strappato in due parti, il materiale si riunisce senza alcun punto di giunzione visibile. Al momento, questo processo dura quasi un intero giorno. La combinazione tra questa capacità e la conduttività può addirittura essere la base per pensare ad un muscolo artificiale.

Prossimi sviluppi

I ricercatori pensano di lavorare sulla composizione del polimero, modificandone le proprietà. Ad esempio, aumentandone la resistenza ad ambienti umidi. “I precedenti esperimenti di polimeri autorigeneranti avevano grossi problemi di umidità”, spiega Wang. “Dobbiamo dare qualche ritoccata ai legami covalenti del polimero per prepararlo al mondo reale”.

Il team dovrà continuare gli studi sulle proprietà di guarigione: nei loro esperimenti non fu presente alcuna pressione esterna durante la rigenerazione, ma se e quanta pressione possa giocare un ruolo nel processo autoriparante, non è del tutto chiaro.

Tutte le materie prime utilizzate per la creazione del polimero sono disponibili sul mercato e ciò dovrebbe garantire una produzione economica, soprattutto su scala industriale. Il team sa già che ci sono tanti ostacoli da superare prima che un materiale autoriparante possa essere immesso sul mercato. “Credo che avremo ancora molta strada da percorrere, prima di poter utilizzarlo come scocca per smartphones”, rivelò Wang durante una conferenza stampa.

Ma comunque, nel caso questo materiale mantenga le sue promesse, non ti verrà un infarto quando il tuo carissimo cellulare cadrà per terra.


Trad. in italiano. Articolo originale: Futurism


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