Cinema e formazione nell’epoca degli hashtag

Le parole della formazione nel cinema, nella critica cinematografica e nei nuovi linguaggi della rete.

Pare che non si sia mai scritto tanto come da quando la rete si dice stia uccidendo la scrittura. Facile osservare come sia cambiata la scrittura grazie a tecnologie che privilegiano la brevità dei testi, scritti su tastiere e non a mano libera e privilegiando la frequenza a scapito della profondità e della qualità.

Certo che la scrittura non è più regina incontrastata della comunicazione, l’immagine (accompagnata o meno dal sonoro) ha trovato nuovi canali, nuove forme. In questo contesto il cinema è il linguaggio padre di tutte le declinazioni dell’audiovisivo, dalla televisione a YouTube al video interattivo in rete, ed il mondo della formazione si è fatto coinvolgere usando il cinema ed i suoi figli in svariati modi e occupandosene sul piano teorico e metodologico.

Nelle ultime settimane mi hanno colpito due libri basati sulle parole del cinema, della formazione e del cinema per la formazione. I libri in questione sono Formazione — Metodi, a cura di Gian Piero Quaglino (Raffaello Cortina Editori, Milano, 990 pagine, 59€) e Lessico del cinema italiano — Forme di rappresentazione e forme di vita, a cura di Roberto De Gaetano (Mimesi edizioni Milano-Udine, 536 pagine, 48 €). Entrambi decisamente ponderosi, entrambi con un obiettivo se non enciclopedico, almeno di analisi dello stato dell’arte, raccogliendo, sotto una serie di lemmi, di parole chiave, l’uno i metodi della formazione, l’altro la storia del cinema italiano.

Se da un lato il legame tra e formazione e cinema è esplicito e del tutto intenzionale, con la voce “Cinema”, curata da Claudio G. Cortese, e con l’”ipervideo” con la voce “Video interattivi” di Alberto Cattaneo, Anh Thu Nguyen e Carmela Aprea; nell’altro caso il legame è dato dal modo in cui il formatore fa uso del cinema nella progettazione didattica, in particolare quando utilizza sequenze o interi film perché riferiti a temi rilevanti per il corso; di fatto legge il film con una chiave di lettura data dai concetti cui intende riferirsi. In modo strutturato è il lavoro fatto in “Schermi di formazione”, ma è interessante che, oggi, anche la critica storica del cinema prenda in considerazione quel punto di vista per innovare il criterio di analisi.

Ma riprendiamo il discorso relativo ai metodi della formazione che usano il cinema e il video interattivo. Claudio G. Cortese riesce a sintetizzare in meno di 30 pagine le idee essenziali degli studi e delle esperienze, l’illustrazione di processi e modalità d’uso e qualche esempio di uso del cinema e dei suoi “derivati” per la formazione. Quel che mi preme sottolineare è che alla base delle indicazioni di metodo e operative, c’è sempre la comprensione e la sintesi del linguaggio cinematografico e audiovisivo; leggere un audiovisivo per farne un uso didattico significa innanzi tutto isolarne le parole chiave utili alle esigenze del formatore.

Questa attività è centrale anche nel saggio relativo ai “Video interattivi”: negli esempi riportati e relativi a gli usi diversi di una piattaforma sviluppata nell’ambito della formazione professionale svizzera, indicare concetti, parole chiave, addirittura le zone dello schermo da agganciare per i link ipermediali al video di base, diventa il discrimine delle tipologie di uso dell’ipervideo, individuale o di gruppo nelle diverse fasi di progettazione e realizzazione. Il grado di partecipazione del discente al processo produttivo e il ruolo del formatore sono quasi misurati dalla responsabilità di individuare e definire parole e momenti chiave.

In entrambi i casi operazioni di sintesi, anche complesse e delicate, in quanto contestuali a processi di progettazione didattica.

Per certi aspetti analoga è l’operazione curata da Roberto De Gaetano che allestisce un lessico del cinema italiano in tre volumi, di cui è appena uscito il primo con i lemmi Amore, Bambino, Colore, Denaro, Emigrazione, Fatica e Geografia. Ogni saggio inizia con la citazione di un film italiano degli ultimi dieci anni, ma vengono citate opere dell’intera storia del nostro cinema, con percorsi spesso affascinanti ed originali. Già nella scelta dei termini si trovano riferimenti utili ai formatori, ma la cosa più stimolante è la lettura in prospettiva storica di termini che, direttamente o indirettamente, richiamano temi organizzativi, relazionali, sociali. Non siamo ai livelli operativi di Schermi di formazione, il linguaggio ed i riferimenti sono tarati su un pubblico di studenti universitari di cinema, ma il formatore cinefilo può trarne suggestioni e indicazioni interessanti, nel contenuto e forse anche più nel metodo.

Il cinema come appare nei testi brevemente riassunti è risorsa da maneggiare con cura; le competenze, in termini di proprietà di linguaggio da comprendere e di capacità di sintesi da applicare, da svilupparsi con tempo, metodo ed occasioni di applicazione opportune. Eppure anche il solo esercizio ha prospettive interessanti: comunque abituarsi a ragionare sulle immagini, distillare contenuti da “forme di rappresentazione e forme di vita” (come recita il sotto titolo del volume sul cinema) ci porta a comprendere meglio e a maneggiare nuovi linguaggi e nuovi bisogni.

Con l’opportuna valutazione delle dimensioni diverse, esprimere un concetto, un’opinione, in 140 caratteri magari evidenziando con il carattere # le parole chiave (gli hashtag dei social media) non è un’operazione dello stesso tipo? Non è forse il tipo di processo mentale che ci può essere utile per cercare in modo efficace ed efficiente quel che ci serve in rete, magari già nel formato video utile per essere mostrato in aula o per articolare la produzione di un video (possibilmente interattivo) costruito su materiale di repertorio? Allora forse più importanti che le competenze tecnologiche sono le capacità di analisi e sintesi dall’immagine alla parola per poterle utilizzare in modo consapevole e professionale. Da queste competenze si può poi passare ad usi dell’audiovisivo per la formazione che non solo usino ma inglobino i linguaggi della rete, in parte descritti nel saggio su i video interattivi ma che già erano prefigurati nei laboratori dell’AIF ForFilmFest e riportati in “Formare con il cinema”. Si impone, però, anche una riflessione sulle forme della critica cinematografica e la ricerca di analisi autorevoli ma accessibili sui nuovi prodotti multimediali che ci auguriamo interessi e coinvolga i formatori.