Tinder e l’economia dell’attenzione

Il successo di una dating app come Tinder dimostra che sempre di più l’economia dell’attenzione sta cambiando le regole del gioco, anche negli affetti.

(Credit IMG: Telegraph)

L’elevator pitch della Silicon Valley

Prima di cominciare, voglio fare un salto in Silicon Valley. Dai racconti degli startupper e degli imprenditori digitali si evince che in quella piccola lingua di terra della California la vita scorre molto più velocemente, a ritmi che la maggior parte degli italiani non riesce a immaginare.

Per questo motivo, le conversazioni di lavoro devono essere più efficaci e più brevi possibili. In maniera ancora più radicale nella Mecca dell’innovazione, il tempo è denaro.

Quando uno startupper deve convincere un venture capitalist o un angel a finanziarlo, il più delle volte deve farlo in pochi minuti.

Si parla di elevator pitch. “Elevator” è ascensore in americano, mentre il “pitch” è il discorso che l’imprenditore farebbe a un investitore se si trovasse in ascensore con lui. Come si può immaginare, chiarezza, sintesi e persuasione sono caratteristiche che fanno la differenza. Soprattutto se ci sono concessi solo pochi minuti (alcuni “elevator pitch” hanno una durata media di 5 minuti).

Cosa c’entra questo con Tinder?

Ebbene, questa dating app permette di applicare alle relazioni le stesse dinamiche.

Dopo un veloce sguardo a un profilo, alla descrizione e alle foto, con un semplice gesto, lo swipe (simile a quello che facciamo quando sfogliamo una rivista), possiamo decidere se investire in una potenziale relazione oppure no.

Useremo lo swipe a sinistra (o croce rossa) per scartare e lo swipe a destra (o cuoricino verde) per esprimere apprezzamento.

Se la preferenza è reciproca ci sarà un match e si aprirà la chat.

Futuri aggiornamenti di Tinder faciliteranno ancora di più le cose agli amanti seriali.

Infatti, a breve potrebbero essere introdotti anche i video per la presentazione del proprio profilo. Il cofondatore Sean Rad ha dichiarato:

Gli utenti avranno la possibilità di sfruttare i video nei loro profili. È complicato, ma stiamo cercando di trovare il modo per farlo.

Il digitale e l’economia dell’attenzione

Non è mia intenzione esprimere giudizi di valore. Tinder è nata con un scopo preciso: quello di trovare partner disponibili in zona, e probabilmente fa bene il suo lavoro.

Quello che trovo inquietante è che con un semplice gesto, uno swipe a sinistra, dopo un breve e spesso superficiale sguardo, liquidiamo una persona.

Anche offline si dice da sempre che la prima impressione è quella che conta. Pensiamo a un colloquio di lavoro o a un primo appuntamento.

Ma è vero anche che il più delle volte “toppiamo” alla grande nel giudicare una persona. Questo dovrebbe farci riflettere.

Da quando esiste il digitale, e la banda disponibile e la velocità dei processori aumentano, stiamo assistendo a un’incredibile esplosione di contenuti culturali. È un gran cosa. Rispetto a vent’anni fa, con un portatile e una connessione a Internet possiamo imparare un mucchio di cose. Gratis.

La tecnologia è fantastica e forse ci renderà (se saremo sufficientemente saggi e responsabili) essere umani migliori. Ma ci sta rendendo anche più nevrotici.

Vogliamo troppo. A volte vogliamo tutto. E subito o in un lasso di tempo brevissimo.

Stiamo cambiando il modo di leggere e quindi anche il modo di scrivere.

La soglia di attenzione si abbassa.

La Recherche di Marcel Proust è illegibile per qualsiasi lettore medio contemporaneo. La memoria a breve termine di quest’ultimo non riesce a gestire il respiro ampio e articolato dei periodi dello scrittore francese.

Giornalisti, scrittori e blogger, con un’occhio alla SEO, si adeguano e semplificano. Anche troppo, a volte.

(Sul web, ormai, si acchiappano i click con il gossip e non con gli approfondimenti o le inchieste. “Diamo al pubblico quello che vuole”, dicono i dirigenti e gli editori preoccupati del calo delle vendite).

È un male necessario, penseranno alcuni. Meglio poco che nulla.

Nella musica digitale, abbiamo l’anteprima dei brani. Dopo un ascolto di qualche secondo, se non ci garba, basta uno skip e via con un altro brano.

Lo streaming che, con l’allargamento della banda di connessione, pervaderà ogni cosa, ci permetterà ancora meglio di fare zapping musicale e visuale (con video e film), con pochi sensi di colpa.

Un brano di musica classica, che è fatto anche di richiami e contrappunti come quelli di Bach, e andrebbe ascoltato tutto per essere apprezzato profondamente, riuscirebbe a reggere la concorrenza oggi?

Dove voglio arrivare?

La tecnologia non è dotata ancora di coscienza e di vita propria. Siamo noi che le diamo una direzione. Proprio per questo dobbiamo capire se questa corsa all’arriva presto, arriva prima sia un gioco che vale la candela.

Chi produce contenuti, chi è un maker, chi fa davvero innovazione, dovrebbe ricordarsi sempre che oltre a condividere, bisogna “educare”.

Quello che ancora sfugge a molti, soprattutto ai politici, è che

si educa in primo luogo con l’esempio e non con precetti, consigli o ricette facili.

Non è detto che in un mondo ideale le cose siano semplici e veloci. Anzi.

Spesso la bellezza e il significato delle cose possono essere colti soltanto se rallentiamo e permettiamo al nostro sguardo di distendersi e allargarsi.

Credetemi, in amore (come nel lavoro) la frenesia non porta nulla di buono.

Siete liberi di essere frivoli con Tinder. Ma concedetevi spesso di dimenticare le notifiche e alzare lo sguardo dallo smartphone quando siete fuori, quando siete con altri esseri umani.

Potreste scoprire un mondo nuovo che credevate familiare e, se siete fortunati, altre persone meravigliose che hanno capito finalmente che non sono sole.


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