Great Eggspectations! Blockchain a prova di uova per CoopItalia e IBM

Vivido in risposta alla call for ideas di CoopItalia e IBM per l’introduzione della blockchain nella supplychain delle uova

CO-OP Chain teaser

Blockchain e supply chain: un connubio molto di “moda” in questo momento storico. Se poi la filiera è in tema agroalimentare, l’interesse che ne scaturisce è ancora maggiore.

E’ vero se ne parla tanto, davvero tanto: pregi e difetti, benefici e problematiche. E poi come in tutte le cose l’eterno scontro tra puristi (blockchain pubblica) e “pratici” (effettiva applicazione della blockchain e di tutte le tecnologie a contorno a un business reale di qualsivoglia natura).

Poi molti proof of concept (POC in gergo) la maggior parte dei quali destinati a rimanere tali.

E’ questo lo scenario in cui ha preso vita la Call for Ideas “sponsorizzata” da Seed&Chips e promossa da CoopItalia e IBM e che riguardava la “rivoluzione gentile” della supply chain delle uova con l’introduzione della Blockchain e dell’IoT in seno all’intera filiera. Great Eggspectations! appunto.

Prima di mostrarvi la genesi della nostra proposta e rimandarvi in fondo all'articolo per i link al white paper e al video promozionale, che abbiamo prodotto per “supportare” la nostra idea, volevamo anticiparvi che Vivido non è stata la vincitrice del contest ma comunque è arrivata alla selezione finale insieme ad altre cinque realtà del settore tecnologico.

Quello che vi proponiamo qui di seguito è un estratto della nostra presentazione durante la finalissima del 29 Ottobre 2018.

Ha lo stile colloquiale di domanda/risposta fra noi di Vivido e lo staff del committente.

Come è nata l’idea del progetto CO-OP Chain

In tutta sincerità con la vostra Call for Ideas. Mi spiego meglio.

Vivido prima, dagli inizi del 2016, e poi la sua Business Unit separata BlockChain Italia, ha sempre guardato con molta attenzione alle tecnologie e alle soluzioni che ruotano intorno al mondo della Blockchain. In prima battuta l’attenzione era principalmente rivolta al mondo delle cripto valute e delle ICO, ma in seguito, con l’evolversi degli strumenti, delle tecnologie e della forma mentis, in primis la nostra, ha virato verso altri possibili ambiti di applicazione e principalmente si è concentrata sull’ambito delle distribuzioni e delle supply chain, il cui modello calza a pennello su quella che è la natura e la struttura della blockchain.

Abbiamo passato parecchio tempo in rete a capire come sulle blockchain permissionless (Ethereum in primis) fosse possibile spalmare, scusatemi il termine, il modello di una supply chain e quanto fosse “costoso” in termini di tempo e “denaro” far si che un nuovo stakeholder entrasse a far parte della chain considerando comunque anche il modello di consenso e l’essenziale aspetto della Governance…Tralasciando in prima battuta le considerazioni sulla performance.

Sembrava una mission impossible finché non abbiamo scoperto l’esistenza di Hyperledger Fabric e in un secondo momento la strumentazione e l’analitica che IBM vi aveva costruito intorno (ambiente strutturale e di sviluppo interamente disponibile su cloud BlueMix): strumenti ben chiari e definiti ché non è assolutamente un aspetto da sottovalutare in questo mondo.

Bene, a questo punto, acquisiti gli strumenti avevamo bisogno di un case study su cui riversare e verificare le nostre conoscenze ma soprattutto su cui poter introdurre “questo nuovo ammasso di tecnologia” in modo comprensivo e non invasivo.

Così abbiamo deciso di “approfittare” del vostro contest per approfondire e buttare giù sia l’idea che un nuovo modello di problem solving, fortemente integrato, e molto più completo rispetto a quello cui siamo abituati nella classica realizzazione del software: digitale e “materiale” non ai due livelli classici di astrazione ma fortemente interconnessi grazie anche all’inserimento delle tecnologie IoT comunicanti con la blockchain in particolare e la supply chain in generale.

L’analisi è partita prendendo in considerazione la seguente filiera:

Cui abbiamo aggiunto come primo step la coltivazione delle materie prime necessarie alla successiva fase di produzione dei mangimi.

Naturalmente non ci siamo fermati qui e abbiamo approfondito, sempre come studio di massima, anche altri aspetti relativi alle uova e alla propria filiera: siamo consapevoli del fatto che non tutte “girino” allo stesso modo ma abbiamo pensato che all’inizio l’approccio migliore fosse quello di “integrare” una filiera che fosse “la più tipica in assoluto”.

Tra l’altro, come voi ci chiedete in una delle vostre domande, siamo venuti in contatto con un aspetto di non poco conto che è quello dell’in-ovo sex identification: in tutta sincerità, prima di intraprendere con voi questo percorso, non ne eravamo a conoscenza. In merito abbiamo letto un lavoro di una ricercatrice Italiana, Roberta Galli, presso l’università di Dresda, che parla di tecnologie contactless (spettrometro UV di Roman), perciò anche poco invasive sulle uova in incubazione, nella determinazione del sesso a partire dalle uova. Il 10 Luglio, qualche giorno prima di consegnare il nostro white-paper, effettuando delle ricerche in rete, abbiamo scoperto che una tecnologia chiamata Hypereye, che opera sulle uova in incubazione, grazie anche ai finanziamenti ricevuti dal governo canadese, si stava avvicinando alla commercializzazione e all’effettiva produzione.

Parlavamo in precedenza della stretta interconnessione fra mondo materiale e mondo digitale nei processi supply chain che adotteranno la Blockchain come strumento per garantire tracciabilità, rintracciabilità e assicurare la qualità del prodotto: finché restiamo interamente sul digitale potrei quasi sbilanciarmi e dire che il problema sulla Blockchain non sussiste perché con firme e timestamp il grado di garanzia è elevatissimo.

Spostandoci sul mondo del materiale dobbiamo avere qualche accortezza in più per evitare che qualcuno con dolo possa “manomettere” e in un certo qual modo invalidare tutto il buon lavoro fatto: per questo motivo ci sono in mente gli adesivi antimanomissione. Prendendo spunto dagli adesivi che spesso si vedono all’esterno o all’interno in determinate parti dei PC e che se rimossi invalidano la garanzia, abbiamo pensato che più o meno lo stesso procedimento potesse essere applicato ai lotti/ confezioni / scatole / container che contengono le uova e che consentono loro di “muoversi” tra le varie fasi della supply chain.

Dando una scorsa veloce al web ne abbiamo trovati una miriade, a buon prezzo, che potessero essere customizzabili e utilizzabili al caso nostro. Qui un link e subito sotto un’immagine solo per darvi un’idea:

Possono essere utilizzati in qualsivoglia modo sia su singolo batch che in caso di multi-batch: in quest’ultimo ci sta che ce ne possa essere uno a monte, che è quello che il diretto ricevitore dovrà “bruciare” prima di procedere all’apertura dei sotto-lotti che comunque poi ne avranno uno specifico per ciascuno. L’importante è che la garanzia di ogni singolo lotto “possa essere invalidata” solo dalla fase/persona designata a monte nella descrizione della supply chain attraverso l’utilizzo della specifica App su cui a seconda del tipo di dato potrà essere effettuato un inserimento manuale: noi ipotizzavamo delle note e poco altro e non, ad esempio, l’imputazione manuale del codice a barre o qr code presente sull’adesivo.

Stesso discorso fatto in precedenza sul materiale-digitale può essere riportato all’identificatore della tracciabilità del singolo uovo o della confezione: in una prima stesura avevamo pensato di identificare il singolo uovo. Questo comporterebbe la scrittura di un identificatore, o l’estensione dell’attuale, sulla parte esterna del guscio: andrebbe modificata l’attuale “etichettatrice” che stampa la provenienza e acquisito successivamente il dato. Altra cosa da capire sarebbe qual è il limite di scrittura/inchiostro stabilito dall’attuale legge.

Visto che alla base della nostra idea c’è il presupposto di non stravolgere ma bensì di integrare l’attuale filiera abbiamo optato per l’identificatore sulla scatola.

Nel caso fosse percorribile con modifiche accettabili da parte degli Stakeholder la soluzione che porta all’identificazione del singolo uovo siamo disponibili alla realizzazione/integrazione.

Modalità di lavoro

Dell’effettiva realizzazione del progetto, dalla fase di analisi dei requisiti all’ingresso in produzione, si occuperebbe la nostra business unit BlockChain Italia, che sfruttando l’esperienza di Vivido, lavora per Team e Iterazioni — a breve entro nel dettaglio di quest’ultime.

Ci piacerebbe replicare le modalità derivate dall’esperienza di Raiden Map, un nostro progetto di ricerca e sviluppo, che rilasceremo tra qualche settimana.

In breve, si tratta di un visualizzatore di un network di 2 livello — il cui nome è Raiden Network — on top rispetto alla blockchain Ethereum, il cui scopo è rendere pressoché immediate le transazioni di token ERC-20.

Il nostro Raiden Map è un visualizzatore grafico di tutte le informazioni (n. di transazioni e loro valore, nodi attivi/inattivi, sia in real-time che storici che sono presente su Raiden Network).

Il Team che lavorerà al progetto CO-OP Chain sarà costituito da:

1. 1 Senior Project Manager in staff Vivido / Blockchain Italia

2. 1 Team Leader / Senior Developer in staff Vivido / Blockchain Italia

3. 2 Developer selezionati dall’Università in procinto di terminare gli studi

Questo metodo ci permette di adottare un approccio ibrido, passatemi il termine, che abbia l’esperienza consolidata di una Software House come Vivido con i suoi 17 anni di esperienza, io che scrivo sono quasi a 12, e l’effervescenza di una start-up portata dai ragazzi freschi di studi con il loro entusiasmo e la voglia di imparare.

Vi anticipavo sopra del nostro metodo a Iterazioni. Una Iterazione per noi non è altro che un insieme di funzionalità che ci impegniamo a consegnare, dopo aver sviscerato comunque l’analisi funzionale, in un arco di tempo prestabilito che può essere ad esempio due/tre settimane. Lavorando con questo metodo e cercando, nei limiti del possibile, di effettuare sempre delle consegne a valore, cioè una parte di software che effettivamente il nostro Cliente può apprezzare, evitiamo di arrivare in fondo con un “prodotto”, considerata l’accezione più larga del termine visto che noi non abbiamo prodotti ma sviluppiamo solo on demand, che non è assolutamente quello che il Cliente si aspettava, nel peggiore dei casi, o che comunque non risulta perfettamente “compiacente” alle aspettative. Oltre al vantaggio che il Cliente può visionare via via il suo investimento e decidere in corso d’opera se sia il caso di rivedere o rimodulare determinate funzionalità, il software così creato può essere “testato” nelle sue singole parti riducendo disastri in fase di certificazione e ancor peggio in produzione.

Quello che mi sento di dire è che il progetto per sommi capi potrebbe essere diviso in “strati di realizzazione” o tornando al nostro linguaggio “Macro-Iterazioni”:

1. BlockChain che rappresenti la supply chain con Governance, consenso, Smart Contract e API di comunicazione.

2. Integrazione con i sistemi legacy: subito dopo la struttura della blockchain o a seconda dell’as-is anche in parallelo al primo step.

3. Integrazione IoT

4. Integrazione analitica e AI

5. Visualizzazione/Uso: le App per gli Stakeholder e i Consumatori e un Cruscotto di visualizzazione Amministrativo. Le App saranno mobile (iOS e Android), il Cruscotto una Web Application

E che al termine dei 6 mesi per la realizzazione del POC siamo confidenti che il punto 1. sia completo, il punto 5. porti tutte le funzionalità per interagire con il sistema e che gli altri punti siano già, con particolare attenzione al punto 2., in una fase embrionale (speriamo non maschio) avanzata.

Risorse

  1. Presentazione a CoopItalia e IBM del 29 ottobre
  2. Video Teaser sul canale Youtube Vivido
  3. White paper CO-OP Chain (Italiano)
  4. White paper CO-OP Chain (Inglese)
  5. Canale Github Vivido
  6. Canale Github RaidenMap
  7. Chi ha vinto Great Eggspectations!