Sulle riforme la minoranza Pd lancia nuova sfida al Premier.

Renzi: «vediamo chi ha i numeri»


La minoranza Pd lancia la sfida sulle riforme al Premier Renzi, e presenta 10 emendamenti, sottoscritti da 28 senatori, che rimettono in discussione l’impianto del ddl Boschi, insistendo sull’elezione diretta del Senato.

Alla vigilia della scadenza dei termini per la presentazione degli emendamenti, la minoranza interna del Pd prepara per lo scontro in vista della ripresa dei lavori a settembre presentando dieci emendamenti che prevedono l’elettività diretta dei prossimi senatori e la riduzione del numero di parlamentari.

quando il confronto sulle riforme entrerà nel vivo con l’esame sull’ammissibilità degli emendamenti.

su cui gia’ ieri la relatrice Anna Finocchiaro era stata netta, invitando il presidente Grasso a non dar vita a interpretazioni non in accordo con la presidenza della commissione.

Il Premier-Segretario Matteo Renzi ostenta sicurezza e minimizza la portata della battaglia che la sinistra Dem si appresta a combattere in Senato, dove i numeri, soprattutto in Commissione Affari Costituzionali, fanno ‘oscillare’ la maggioranza.

In conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, di oggi, il Premier Renzi ha dichiarato:

“siamo aperti al confronto, ad una discussione, ma senza permettere a chicchessia di mettere veti, si voterà e si vedrà chi ha i numeri”

Questa è la contro sfida lanciata da Renzi alla minoranza Pd, il quale elogia le parole dell’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano.
Il presidente emerito della Repubblica in una lettera al Corriere della Sera è tornato con i suoi ‘moniti’, mettendo in guardia sul rischio che salti tutto.

La modifica su quel punto nodale del testo”, spiega Napolitano riferendosi al Senato non elettivo, “farebbe cadere l’impianto di base della riforma, quale era stato delineato e ampiamente concordato”. Quindi, conclude l’ex presidente, “non si sovrappongano a un confronto che resti nei limiti di una doverosa responsabilità comune, contrapposizioni politiche distruttive e puri artifizi polemici”.

Parole che hanno scatenato la polemica, sia interna al Pd che con le opposizioni.