Via libera definitivo alla Camera sulla riforma della Scuola con 277 sì.

Il premier: “avanti tutta” — Cinque Dem votano contro ma quattro verdiniani votano a favore.


Con 277 voti a favore e 173 contrari, l’aula di Montecitorio ha dato il via libera definitivo al ddl di riforma della scuola. Con questo voto si chiude l’iter di un provvedimento che ha suscitato fortissime contrapposizioni all’interno e all’esterno del Parlamento, provocato fratture interne al Partito Democratico, culminate con la fuoriuscita dallo stesso di alcuni esponenti.

Anche oggi cinque deputati della minoranza interna del Pd (Alfredo D’Attorre, Carlo Galli, Angelo Capodicasa, Vincenzo Folino, Giuseppe Zappulla) hanno votato contro il provvedimento, mentre 24 non hanno preso parte al voto, e tra questi c’è l’ex-segretario Bersani.

Interessante anche il comportamento di alcuni deputati FI ritenuti vicini a Denis Verdini (quattro) che hanno votato a favore del provvedimento. Un provvedimento che, probabilmente, non smetterà di far discutere con la propria approvazione.

Nel corso delle dichiarazioni di voto, ci sono stati momenti di tensione, come quando la seduta è stata sospesa al momento dell’intervento del rappresentante leghista, che ha esposto assieme ai colleghi cartelli contro la teoria del gender. Iniziativa di protesta anche dai grillini, che hanno letto in coro gli articoli della Costituzione riguardanti l’istruzione, o dai deputati di Sel, che citando il referendum greco hanno detto “OXI” alla riforma.

Dopo il voto, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha espresso la propria soddisfazione, affermando che la riforma “non è l’atto finale, ma l’atto iniziale di un nuovo protagonismo della scuola. Alla scuola abbiamo restituito soldi strumenti e autonomia”.

Al centro del ddl c’è il principio dell’autonomia scolastica. Il premier dà appuntamento al 2015 per il referendum sulla riforma della Costituzione.

AUTONOMIA SCOLASTICA
Una volta a regime, il ddl consentirà ai singoli istituti di indicare allo Stato il fabbisogno di docenti e strumenti per attuare i propri obiettivi educativi, che d’ora in poi si svilupperanno a cadenza triennale. I piani didattici saranno elaborati dal Collegio dei docenti, sulla base degli indirizzi definiti dal dirigente scolastico, per essere poi approvati dal Consiglio di circolo o d’Istituto dove sono presenti anche le famiglie e, alle superiori, gli studenti. Viene raddoppiato il Fondo di funzionamento delle scuole che passa dai 111 milioni attuali ad oltre 200, con uno stanziamento di 126 milioni in più all’anno. Gli istituti, nei periodi di sospensione dell’attività didattica, potranno organizzare attività educative, ricreative e culturali nei loro spazi.

LE ASSUNZIONI
Il provvedimento dà il via libera ad un Piano straordinario di assunzioni per l’anno scolastico 2015/2016 che riguarderà oltre 100.000 insegnanti, dopodiché si tornerà a bandire regolarmente concorsi ogni tre anni: il primo bando è previsto entro il prossimo 1? dicembre e saranno valorizzati i titoli dei candidati e il servizio prestato da chi ha già insegnato.

IL PRESIDE
Uno dei punti più controversi della riforma è il ruolo del preside, che viene potenziato: i presidi diventano veri e propri “leader educativi. Avranno la possibilità, a partire dal 2016, di mettere in campo la loro squadra individuando, sui posti che si liberano ogni anno, i docenti con il curriculum più adatto per realizzare il progetto formativo del loro istituto. L’individuazione dei docenti da parte dei presidi avverrà all’interno di ambiti territoriali predisposti dagli Uffici Scolastici Regionali. È lo Stato, e non il dirigente scolastico, ad assumere gli insegnanti. Solo dopo l’assunzione, gli insegnanti vengono chiamati dalle scuole sulla base dell’offerta che vogliono garantire agli studenti. I presidi potranno ridurre il numero di alunni per classe per evitare il fenomeno delle “aule-pollaio” utilizzando l’organico a disposizione. Il loro operato sarà sottoposto a valutazione. Il risultato influirà anche sulla loro retribuzione aggiuntiva.

OFFERTA FORMATIVA
Il disegno di legge prevede il potenziamento di discipline quali l’Italiano per gli studenti stranieri e l’Inglese per tutti (anche con materie generaliste insegnate in lingua). Vengono potenziate poi: Arte, Musica, Diritto, Economia, Discipline motorie. Viene dato più spazio all’educazione ai corretti stili di vita, alla cittadinanza attiva, all’educazione ambientale, e si guarda al domani attraverso lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti (pensiero computazionale, utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media). Alle superiori, il curriculum diventa flessibile: le scuole attiveranno materie opzionali in risposta alle esigenze dei loro ragazzi. Le competenze maturate dagli studenti, anche in ambito extra scolastico (volontariato, attività sportive, culturali, musicali), saranno inserite in un apposito curriculum digitale che conterrà informazioni utili per l’orientamento e l’inserimento nel mondo del lavoro.

ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO
L’alternanza scuola-lavoro esce dall’occasionalità e diventa strutturale. Si potrà fare in azienda, ma anche in enti pubblici, musei e si potrà fare anche d’estate e all’estero. E’ previsto che gli studenti possano esprimere una valutazione sull’efficacia dei percorsi effettuati. Sarà istituito inoltre un Registro nazionale dell’alternanza in cui saranno visibili enti e imprese disponibili a svolgere questi percorsi. Novanta milioni di euro vengono stanziati per l’innovazione didattica e la creazione di laboratori territoriali, aperti anche di pomeriggio, per orientare i giovani al lavoro e da utilizzare come strumento di contrasto alla dispersione. Sul digitale e l’innovazione l’investimento diventa permanente: dopo i primi 90 milioni, ce ne saranno altri 30 all’anno a partire dal 2016.

UNA CARD PER L’AGGIORNAMENTO DEGLI INSEGNANTI
Arriva la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione dei docenti, un voucher di 500 euro all’anno da utilizzare per l’aggiornamento professionale attraverso l’acquisto di libri, testi, strumenti digitali, iscrizione a corsi, ingressi a mostre ed eventi culturali. La formazione in servizio diventa obbligatoria e coerente con il Piano triennale dell’offerta formativa della scuola e con le priorita’ indicate dal Ministero. Viene finanziata per la prima volta con uno stanziamento strutturale: 40 milioni di euro all’anno.

UN FONDO AD HOC PER VALORIZZARE I DOCENTI
Viene istituito un fondo da 200 milioni all’anno per la valorizzazione del merito del personale docente. La distribuzione alle scuole terra’ conto dei territori con maggiori criticita’ educative. Ogni anno il dirigente scolastico assegnera’ i fondi ai docenti tenendo conto dei criteri stabiliti, in base a linee guida nazionali, da un apposito nucleo di valutazione composto da: preside (che presiede), tre docenti, due genitori (dall’infanzia alle medie) oppure un genitore e uno studente (alle superiori), un componente esterno individuato dall’Ufficio scolastico regionale.

BANDO PER ‘SCUOLE INNOVATIVE’
Il ddl prevede un bando (300 i milioni a disposizione) per la costruzione di scuole altamente innovative dal punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico. Scuole ‘green’ e caratterizzate da nuovi ambienti di apprendimento digitali. L’Osservatorio per l’edilizia scolastica, istituito presso il Miur, coordinerà strategie e risorse per gli interventi e promuoverà la cultura della sicurezza. È previsto un investimento di ulteriori 200 milioni per i mutui agevolati per la costruzione e la ristrutturazione delle scuole. Vengono recuperate risorse precedentemente non spese da investire sulla sicurezza degli edifici. Stanziati inoltre 40 milioni per finanziare indagini diagnostiche sui controsoffitti degli istituti. Viene istituita la Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole.

SCHOOL BONUS E DETRAZIONE RETTE
Con lo school bonus, chi farà donazioni a favore delle scuole per la costruzione di nuovi edifici, per la manutenzione, per la promozione di progetti dedicati all’occupabilità degli studenti, avrà un beneficio fiscale (credito di imposta al 65%) in sede di dichiarazione dei redditi. E’ previsto un limite massimo di 100.000 euro per le donazioni. È previsto un fondo di perequazione, per evitare disparità fra istituti, pari al 10% dell’ammontare delle erogazioni totali. Scatta la detraibilità delle spese sostenute dalle famiglie i cui figli frequentano una scuola paritaria.