Come i giganti del petrolio ostacolano i controlli europei sul fracking

Diverse società di idrocarburi, tra cui BP, Chevron, Shell ed ExxonMobil, mirano in sordina a persuadere i leader dell’Ue affinché vengano abolite una serie di misure di sicurezza in materia di ambiente sulle attività di fracking, con il sostegno del governo britannico, rivela il Guardian.

Un pozzo per l’esplorazione del gasi di scisto vicino a Preston (Regno Unito). (KA/CC 2.0)

La sollecitazione, tesa a deregolamentare le misure di sicurezza, tra cui il monitoraggio delle perdite di metano in loco e la cattura di gas e composti volatili che potrebbero disperdersi nell’aria, sembra contraddire le rassicurazioni di David Cameron, secondo cui il fracking sarebbe sicuro solo “se regolamentato in modo adeguato”.

In una dichiarazione rilasciata nel 2013 il premier britannico aveva affermato: “La causa del fracking va perorata poiché è sicuro… il sistema di regolamentazione in questo Paese è uno dei più rigorosi al mondo”.

Ma secondo alcune fonti del governo britannico, i nuovi controlli sull’industria del fracking potrebbero comportare “un inutile ostacolo dell’industria del petrolio e del gas britannica”, che invece andrebbe evitata.

Il provvedimento, che imporrebbe l’impiego delle migliori tecnologie disponibili e delle procedure di gestione del rischio (o Bref) in materia di fracking per l’estrazione di gas di scisto o di altri idrocarburi, sta creando le premesse per un aspro scontro a porte chiuse.

In una lettera indirizzata al secondo funzionario più potente della commissione, il vicepresidente Frans Timmermans, i giganti del petrolio e del gas si sono detti contrari a questa proposta in quanto macchinosa, dispendiosa in termini di tempo e “di scarso valore, e, come tale, difficilmente giustificabile, soprattutto in un momento in cui l’attenzione è principalmente rivolta alla sicurezza, ai costi e all’efficienza delle operazioni quotidiane”.

“La invitiamo a intervenire e… a ritirare questa proposta che, se avvalorata, aggraverebbe seriamente il clima di investimenti, già fiacco, per la produzione di petrolio e gas in Europa”, recita la lettera datata 17 luglio e sottoscritta dai presidenti, dirigenti e membri del consiglio di amministrazione di nove società.

I direttori dei giganti che operano in questo settore, tra cui ConocoPhillips, Statoil, Petrobras, Total ed HSE, hanno promesso che daranno voce alle loro preoccupazioni in un incontro privato con Timmermans.

“Se l’industria del fracking e il governo britannico da un lato rassicurano l’opinione pubblica sull’impegno profuso nella messa in atto degli standard di sicurezza, dietro le quinte combattono con le unghie e con i denti per impedire qualsiasi tipo di controllo”, ha dichiarato Antoine Simon, un portavoce di Friends of the Earth Europe, un’organizzazione ambientalista. “Un tale approccio disinvolto è sconcertante, tenuto conto degli effetti distruttivi che questo sporco tipo di industria sortisce sia sulle persone che sul pianeta. Occorre un divieto assoluto sul fracking”.

Al Guardian i funzionari dell’Ue hanno dichiarato che l’Unione europea, malgrado tutto, difenderà la proposta. Un primo vertice di esperti dei vari Paesi avrà luogo il 13 ottobre, per preparare una proposta definitiva a maggio 2018.

Tuttavia, eventuali nuove proposte verranno d’ora innanzi valutate attentamente da Timmermans, promotore dell’agenda “Better regulation” della commissione Juncker tesa a semplificare le disposizioni in materia sociale, ambientale e sanitaria. L’agenda è stata concepita per placare il sentimento euroscettico diffuso nel Regno Unito.

Un portavoce del Dipartimento per l’energia ed il cambiamento climatico ha dichiarato: “Benché a favore dell’agenda ‘Better regulation’, è nostro desiderio collaborare con la Commissione europea al fine di evitare qualsiasi inutile lungaggine burocratica che potrebbe derivare dall’introduzione di ulteriori norme. Il regime normativo in fatto di petrolio e gas nel Regno Unito è uno dei migliori al mondo”.

Tecnicamente, la nuova misura non costituisce una “normativa”. La richiesta di introdurre restrizioni a livello Ue giuridicamente vincolanti sulla produzione di gas di scisto è stata bocciata lo scorso anno, dopo un’intensa attività di lobbying da parte di David Cameron.

Ma in una lettera separata mandata ad aprile, l’Associazione internazionale di produttori di petrolio e di gas (IOGP), responsabile della produzione di oltre la metà del petrolio e del gas dell’Ue, ha dichiarato che il Bref sarebbe una normativa illegale a tutti gli effetti, salvo il nome. “L’apparente proliferazione delle iniziative Bref quale alternativa per regolamentare il settore preoccupa non poco l’IOGP,” sostiene il direttore del gruppo, Roland Festor, in una lettere indirizzata ai diplomatici europei e pervenuta al Guardian.

Il Regno Unito e i giganti dell’energia hanno opposto una strenua resistenza ad altri Bref che affrontano questioni quali i valori limite di inquinamento atmosferico delle centrali elettriche, a causa delle potenziali sanzioni e delle azioni legali che potrebbero essere intentate ai sensi della direttiva europea sulle emissioni industriali.

Il Bref proposto sul fracking non ha la stessa base giuridica di una direttiva, ma “potrebbe in egual modo essere vincolante a causa dei riferimenti alle ‘best practice’ presenti nelle licenze d’esercizio degli Stati membri [dell’Ue]”, ha commentato Roland Festor.

“Il Bref sugli idrocarburi rappresenterebbe un eccesso normativo, genererebbe una notevole incertezza sul piano della regolamentazione per un lungo periodo di tempo e darebbe luogo a una nuova normativa legislativa dell’industria europea del petrolio e del gas”, ha aggiunto. “Chiediamo quindi che il Bref sugli idrocarburi venga bloccato”.

Gli ambientalisti sostengono tuttavia che la lettera la dice lunga sull’ipocrisia dell’industria petrolifera che, nelle sue dichiarazioni pubbliche precedenti, aveva elogiato il ruolo che “le buone pratiche del settore” e “le tecnologie collaudate e affidabili” potrebbero svolgere nella riduzione dei rischi ambientali.

Questo articolo è stato ripreso nell’ambito dell’adesione di VoxEurop alla campagna del Guardian per l’abbandono delle energie fossili Keep it in the Ground.

Traduzione di Grazia Ventrelli

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Pubblicato originariamente su www.voxeurop.eu.

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