L’Europa naufragata


La foto del corpo di Aylan Kurdi, un profugo siriano di tre anni, sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, ha fatto il giro del mondo. Aylan è morto annegato con la madre, il fratello maggiore e altre nove persone mentre tentava di raggiungere l’isola greca di Kos, nella notte del 1 settembre.
La maggior parte dei quotidiani europei — almeno in Europa occidentale — ha scelto di pubblicare questa foto in prima pagina, con titoli che denunciano la passività dell’Europa. Lo scopo è di suscitare la reazione dei lettori e, magari, dei politici. È una scelta editoriale tanto forte quanto inabituale in occidente. Come osserva il critico dei media Daniel Schneidermann sul suo blog, è insolita perché “raffigura il corpo morto di un bambino bianco: queste foto sono frequenti (per esempio durante i bombardamenti delle città dell’est dell’Ucraina), ma i giornali non le pubblicano”.
La foto di Aylan Kurdi è diventata emblematica della crisi dei rifugiati che colpisce l’Europa e dell’incapacità dei dirigenti europei di passare da una politica repressiva a una di accoglienza — con l’eccezione della Germania, che ha deciso di rendere più facile l’accesso all’asilo ai profughi siriani. Una riunione d’urgenza dei ministri dell’interno dell’Ue è stata indetta per il 14 settembre “per fare un punto a proposito della pressione sul terreno, delle azioni in corso e per deliberare sulle prossime tappe per rafforzare la risposta europea”.
Oltre 2.600 migranti sono morti nel tentativo di raggiungere l’Europa dall’inizio dell’anno.