La mia opinione non conta. 
Come non conta la vostra.

Ovvero: quello che ho raccontato sul palco della MailUp Marketing Conference 2018

Lavoro in Webranking, agenzia di digital marketing tra i 50 Great Place to Work in Italia.
Sono il direttore Marketing e Comunicazione.

Lavoro nel marketing.
Come molti — quasi tutti — voi.

E la mia opinione non conta. 
Come non conta la vostra.

Io non sono il mio cliente d’agenzia.
Come voi non siete i clienti delle aziende per cui lavorate.

In ogni caso voi, io, non siamo il cliente tipo.

Quando ti chiamano per un sondaggio d’opinione o clicchi su un sondaggio online, tra le prime domande c’è quella per escludere chi potrebbe dare un’indicazione di parte:

lavori nel marketing o nella comunicazione?

Proviamo a fare un sondaggio al volo:

Quanti di voi qui, così facciamo prima, non lavorano nel marketing o nella comunicazione?
credits: Condivideo.Live

(Avevo supposto avrebbero alzato la mano in due, probabilmente. Invece di mani alzate ne ho viste almeno una decina e cosa ci facessero lì non sono riuscita a scoprirlo).

Ma andiamo avanti: tutti gli altri, me compresa, veniamo esclusi per non inquinare le risposte con una di parte, con un’opinione che tiene conto della conoscenza dei meccanismi che sottendono alla domanda.

Ma tutti noi qui, quante volte ci escludiamo dai processi che presidiamo?
E sarebbe giusto farlo vista questa premessa?

Sì, se il mio lavoro si basasse solo sulle opinioni, o sull'intuito.

Ma il nostro lavoro si basa sulla conoscenza degli obiettivi da raggiungere. Gli obiettivi dell’azienda. Tutta. Non solo dei sales, non solo del marketing, non solo della comunicazione.

Gli obiettivi sono e restano aziendali qualunque sia l’ufficio da cui li guardiamo.

Croce e delizia di chi sa tutto del settore: l’attention bias. Lo stesso che non ci fa vedere un refuso quando scriviamo ma che ce li fa trovare subito nei testi degli altri.

Dunque qual è oggi la reale sfida del digital marketer?

Nel corso del pomeriggio abbiamo visto l’applicazione pratica di trend come AI, Machine Learning, Messaging, logiche di prossimità…

Sì ho detto trend.

Abbiamo davanti una grande sfida: quella di trasformare i trend in pezzi utili a raggiungere gli obiettivi aziendali.

Quella di trasformare i dati provenienti dai trend, ovvero tecniche e strumenti che possiamo utilizzare oggi, in dati che — arrivando da fonti diverse — ci aiutano a capire di più sul comportamento del cliente trasformandosi in informazioni davvero utili.

Perché i singoli strumenti, i singoli trend non sono l’unica via, ma questo lo sapete già: parafrasando Gianluca Diegoli che dice che il marketing non ha prefissi, io direi che marketing non è un suffisso quindi non esiste il digital marketing con obiettivi diversi dal marketing, come non esiste il direct marketing o il social media marketing senza una strategia che in quanto tale deve comprendere tutto il percorso che fa il cliente. Il customer journey online o in store, o in store mentre è online.

In Italia la spesa in adv digitale non cresce, siamo un popolo di retailer: per questo oggi la vera sfida è la digital trasformation della governance aziendale.

L’obiettivo del nostro lavoro è dare ai clienti ciò che cercano. Nel nostro catalogo di prodotti o servizi, che sia questo online o in store. Ovunque.

La sfida, quindi, è quella di essere e restare rilevanti per i nostri clienti.


Questo articolo è stato scritto da Domitilla Ferrari per il blog di Webranking