Mobile-Only indexing: cosa sapere per non perdere visibilità su Google

Chiara Garutti
Mar 1 · 4 min read

Da tempo Google aveva annunciato questo grande cambiamento, ora è ufficiale: da marzo 2021 le versioni desktop dei siti web saranno ignorate per favorire unicamente indicizzazione e posizionamento di quelle mobile.

L’indicizzazione mobile-first è iniziata nel 2016 e fino a quel momento le indicazioni per i webmaster erano semplici e chiare: assicurarsi che le versioni desktop e mobile del sito avessero gli stessi contenuti e fossero allineate da un punto di vista tecnico (link, collegamenti, URL...).
Nonostante fino ad oggi sapessimo che BigG tendesse a scansionare i siti web utilizzando prevalentemente la versione mobile del crawler (Googlebot for Smartphones), è pur vero che non era certo che ad essere scansionata e indicizzata fosse solo quella mobile; a maggior ragione se il sito in questione ne era sprovvisto, come nell’esempio:

(fonte: https://moz.com/blog/mobile-first-indexing-seo)

A dire la verità non c’è da stupirsi per questa scelta. Già a partire dal 2017, infatti, la maggior parte del traffico risultava provenire proprio dai dispositivi mobili e nel 2020 questo trend ha subito un’impennata ancora maggiore. (fonte Statista)

L’obiettivo di questo passaggio è proprio quello di mettere a disposizione le stesse risorse e contenuti sia per gli utenti che navigano da desktop sia per quelli che navigano da mobile. Spesso capita che le due versioni non coincidano per questioni di spazio o di tempi di caricamento.

Si tratta di un cambiamento di approccio per garantire all’utente la stessa esperienza nella fruizione dei contenuti: per farlo è necessario iniziare a pensare secondo le logiche del dispositivo, in questo caso mobile, tenendo conto di modalità e momenti di utilizzo.

Progettare mobile non significa solo trasportare informazioni ma saperle adattare al device: è necessario ripensare a tutti gli elementi in pagina, dalle immagini che devono avere dimensioni specifiche a call to action chiare e immediatamente visibili all’utente, fino all’utilizzo di font leggibili.
L’ottimizzazione di tutti questi elementi agevolerà anche i tempi di caricamento del sito - fattore fondamentale per la qualità dell’esperienza utente e il successo di una piattaforma web - che saranno quindi più rapidi rendendo la navigazione più semplice e fruibile.

Proprio per questo, da un punto di vista prettamente SEO bisogna avere un occhio di riguardo sull’argomento per non risentirne in termini di visibilità organica. Non stupiamoci, quindi, se nei prossimi mesi assisteremo anche a cambiamenti in SERP.

Se avevi già ripensato al tuo sito in ottica mobile puoi stare tranquillo, per te non ci saranno grandi novità.
Nel caso in cui, invece, non avessi ancora una versione mobile adeguata, è consigliabile optare per una soluzione Responsive Web Design, che prevede una gestione più semplice sfruttando una sola versione del sito in cui gli elementi si adattano all’ambiente di navigazione dell’utente (lo stesso sito funzionerà quindi in modo efficace sia su dispositivi Desktop sia su smartphone, a patto che la progettazione dello stesso abbia avuto inizio dalla versione mobile).

Il problema principale dei siti che non presentano il medesimo contenuto sulle due versioni mobile e desktop, infatti, è che i contenuti che non sono visualizzati da dispositivi mobili rischiano di non essere considerati nel momento in cui Google passerà in pianta stabile all’indicizzazione mobile. Questo di solito non è un problema per i siti responsive, ma può essere un problema per i siti web che utilizzano soluzioni m-dot (ad esempio, m.website.com).

In generale, per valutare al meglio se un sito è in grado di superare indenne questo passaggio, il consiglio è quello di prestare attenzione ad alcune best practice suggerite da Google, come:

  • assicurarsi che i contenuti siano i medesimi per le due versioni;
  • assicurarsi che i crawler riescano ad accedere ai contenuti e visualizzarli correttamente (evitare blocchi di scansione);
  • inserire gli stessi metadati in entrambe le versioni;
  • assicurarsi che i dati strutturati siano corretti e che siano i medesimi per le due versioni;
  • seguire le best practice per il caricamento e l’ottimizzazione di immagini e video

Per i siti che mantengono URL separati (es. it.m.wikipedia.org), Google suggerisce comunque alcuni accorgimenti da rispettare. Oltre alle norme già elencate precedentemente, consiglia di:

  • utilizzare gli elementi link “rel=canonical” e “rel=alternate” corretti tra le versioni per dispositivi mobili e desktop;
  • accertarsi che le pagine di errore corrispondano nelle due versioni;
  • prestare attenzione ai link interni, a elementi come hreflang e alle indicazioni fornite dal file robots.txt

Un’altra possibilità è quella di presentare contenuti differenti pur mantenendo un solo URL (Dynamic Serving), scelta decisamente più laboriosa ma che Google comunque reputa valida e per la quale fornisce indicazioni dettagliate nella sua guida ufficiale.

Oltre alle buone norme descritte precedentemente, che il tuo sito sia un e-commerce o meno, è sempre bene considerare l’importanza di attuare anche altre ottimizzazioni SEO come l’analisi preliminare delle keyword, l’ottimizzazione dell’architettura, l’inserimento di link e di testo alternativo nelle immagini… e tante altre.
Così facendo non ti farai trovare impreparato e non dovrai temere gli aggiornamenti che periodicamente Google rilascia ma, al contrario, potrai accogliere queste novità e riuscire a prepararti per tempo.

Questo articolo è stato scritto da Chiara Garutti, SEO Specialist, per il blog di Webranking.

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