Webranking: la forza di un team vincente

L’intervista a Nereo Sciutto, CEO di Webranking e Elena Salemi, Head of Creative&UX di Webranking, per il numero dedicato ai 20esimi IKA di Media Key

Webranking
Jul 30, 2019 · 6 min read

Fresca vincitrice di due premi all’Interactive Key Award, Webranking si conferma un’azienda solida e di successo, con 21 bilanci chiusi in attivo e una visione strategica innovativa per lavorare al meglio con i più importanti brand italiani e internazionali


MK: Agli ottimi risultati di Webranking si aggiunge quest’anno anche il Premio Speciale “Excellence Interactive Key Award”. Ci può fare un commento in proposito?

N. S.: Sono davvero contento, al di là delle frasi di circostanza prima di tutto per le persone che lavorano con noi. È importante che tutti si riconoscano in un’azienda solida e di successo. Che si sentano parte di qualcosa di grande. Fare impresa nel digitale non è sempre facile e le sfide aumentano moltissimo con la crescita e la competizione globale alla quale siamo esposti. Credo che, sia sul team che sui risultati economici, Webranking continui a contraddistinguersi: abbiamo chiuso 21 bilanci in attivo, dall’anno in cui siamo nati. I clienti che ci hanno scelto sono fra i più importanti brand italiani e internazionali e la decisione di dedicarci a progetti sfidanti per brand esigenti ci ha premiato.
In Webranking siamo da sempre alla ricerca costante della soddisfazione di chi lavora con noi dentro e fuori la nostra organizzazione quindi sia dei manager con cui collaboriamo sia dei nostri specialist e consulenti. A loro ho dedicato il premio non appena salito sul palco.

MK: Parliamo ora dell’altro progetto vincitore agli IKA nella categoria “Finanza, Assicurazioni, Consulenza e Ricerca”- Reale Mutua — con Elena Salemi, Head of Creative&UX di Webranking.
Quali sono le caratteristiche principali del progetto vincitore?

E.S.: La caratteristica distintiva è stata senz'altro l’approccio di full co-design con il cliente. Sia in fase iniziale che durante tutte le fasi del progetto abbiamo sempre avuto un forte imprinting collaborativo che ci ha permesso di prendere decisioni perfettamente adattabili alle esigenze interne del cliente. Un altro elemento vincente è stata la sinergia con servizi del digital, fondamentali per la buona riuscita del progetto, come la SEO e la Digital Analytics le quali ci hanno permesso di rispettare i requisiti dei motori di ricerca e implementare un sistema di tracciamento molto efficace.

Infine — ultimo ma non per importanza — il fattore chiave per la riuscita del progetto è stato il data driven concept design. Abbiamo infatti sfruttato la potenza del dato prima, durante e dopo la progettazione per validare le nostre scelte e aiutare il cliente ad avere un business model misurabile e performante.

MK: Cosa significa fare un progetto in co-design e che vantaggi comporta?

E.S.: Co-design è oggi un termine abusato, alcune volte è quasi sinonimo dell’espressione: “io penso e tu fai”. La realtà è ben diversa e noi in Webranking siamo abbastanza puristi in questo. Per far sì che la co-progettazione funzioni bene è necessario che tutti gli attori coinvolti ne conoscano i vantaggi e gli obiettivi; il progetto deve nascere fin dall’inizio come partecipativo per permettere uno scambio alla pari tra gli attori coinvolti.

Ci capita spesso di radunare stakeholder provenienti da mondi molto lontani tra loro, reparti interni all’azienda che spesso faticano a dialogare o che hanno confini molto rigidi. Questo provoca di solito difficoltà nella gestione dei workshop, che però, se ben gestiti, riescono a portare valore proprio grazie alle diverse competenze messe in campo. Si scoprono sempre interessanti prospettive e, soprattutto nelle aziende più grandi dove si lavora molto a compartimenti stagni, ci poniamo da silos breaker cercando di sdoganare queste dinamiche. Impresa a volte decisamente complessa.
Provate a mettere in una stanza un ecommerce manager, un sales manager, un HR, un social media manager e un responsabile della logistica e chiedetegli “qual è il vostro target?”, vi assicuro che otterrete delle risposte davvero, davvero interessanti.

Il vantaggio principale del co-design sta proprio nel raccogliere tutti i punti di vista rispetto a un obiettivo comune allo scopo, in fase iniziale, di impostare il progetto su criteri condivisi. Questo consente di delineare al meglio il perimetro e le priorità di ognuno, garantendo lo sviluppo di funzionalità ad hoc per ogni esigenza.

Questa modalità di lavoro però da sola non basta per avere un design funzionale, certo aiuta e porta valore aggiunto ma è solo la punta dell’iceberg; tutti gli insight che emergono devono essere infatti incrociati con dati e opinioni degli utenti, altrimenti si rischia di lavorare solo per il cliente e non per l’utente finale.

MK: Si parla sempre più spesso di creatività legata ai dati. Quale sarà l’evoluzione di questa tendenza?

E.S.: Ci sarà un’evoluzione rivolta soprattutto a un differente modello lavorativo e al workflow legato alla concezione delle creatività. Questo comporta un cambio interno di visione e composizione di team di lavoro con competenze trasversali. Nasceranno nuove figure professionali con skill ibride che prevedono sia l’aspetto creativo che quello analitico. Due sfere che se messe a confronto risultano essere distanti e diversissime, dovranno trovare il giusto approccio ed equilibrio per portare valore aggiunto alle campagne.

Soprattutto nell’ambito delle creatività programmatiche e dinamiche la componente tecnologica è fondamentale per definire la strategia creativa. Ad oggi i digital signals e le audience sono gli elementi portanti da tenere in considerazione. Un creativo puro da solo non basta, e se un tempo la coppia Copy-Art era il fulcro portante dell’ideazione di una campagna, oggi si creano coppie Creative-Tech che lavorano a stretto contatto dalla fase iniziale di concezione dell’idea all’output finale.
Da un lato quindi c’è chi guarda il brand e la sua immagine comunicata, dall’altro lato c’è chi legge i dati, implementa feed e ti dice cosa è fattibile e cosa no. In Webranking da quando abbiamo unito queste due componenti abbiamo iniziato a vedere il mondo da prospettive diverse e i risultati si sono visti.

Parlando invece del servizio in sé, uno degli aspetti che più mi piace della Data Inspired Creativity è il fatto di potersi sbilanciare con meno timore, perché tutto è misurabile e testabile. Il cambiamento che sento è quindi legato alla fase di ideazione del concept che oggi si concentra di più sulla sperimentazione, provando approcci, linee guida grafiche, messaggi e tone of voice differenti. Inoltre il fatto di poter testare audience diverse è un fattore chiave, in quanto permette di avere una comunicazione mirata e fortemente orientata alle esigenze di un target specifico, cosa che un tempo non era assolutamente possibile.

MK: In che modo è strutturata l’area Creative&UX per far fronte ai cambiamenti del mercato?

E.S.: La chiave è la flessibilità unita al dinamismo e alla sinergia con le altre aree dell’agenzia. L’area Creative & UX esiste solo da pochi anni; in origine supportava la SEO con il Content Marketing, oggi invece offre servizi completamente trasversali e ad altissima richiesta come la UX, il visual design e la creative strategy. Come ci siamo riusciti? Mantenendo il focus su quella che era la visione e la direzione del mercato, cercando costanti opportunità di apprendimento e collaborazione. Gran parte dei servizi che offriamo si sono evoluti grazie all’introduzione di figure professionali diverse e altamente specializzate che oggi ci permettono di fronteggiare sfide molto importanti.



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