Aziende e brand hanno il potere di imprimere un cambiamento

“Non è semplice essere green, ma niente di eccezionale lo è mai”

Un nuovo content per le digital strategy, per delle buone cause

Aurelioluca Mercuri
Think, make, improve
5 min readApr 2, 2021

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I due nuovi testimonial di Adidas. Fonte

Avrai sicuramente sentito parlare di Kermit la Rana, il personaggio creato dalla fantasia dell’americano Jim Henson e collocato all’interno dell’universo dei Muppets, gli adorabili pupazzi animati da ventriloqui protagonisti di uno show per bambini divenuto cult in tutto il mondo, il The Muppets Show. Ecco, devi sapere che il buon Kermit, oltre ad essere diventato un’icona e un meme riconosciuto ed apprezzato, da qualche giorno è anche il testimonial del nuovo video advertising caricato sulle pagine social di Adidas, “It’s not easy to be green”.

L’internet-spot dell’azienda tedesca presenta la nuova linea di sneakers dedicata a Stan Smith, la cui particolarità è quella di essere costruita con materiali riciclati. Il video si apre con un’inquadratura che coinvolge l’icona dei Muppet e il campione di tennis seduti su una panchina, mentre scambiano due chiacchiere come se fossero dei vecchi amici. Il resto del video comprende riferimenti ad altre icone della cultura pop mondiale, come il Maestro Yoda di Star Wars o l’Incredibile Hulk, unite dal possedere un’anima green, leitmotiv della pubblicità. Il claim finale ci ricorda, come anticipato dal titolo di questo articolo, che

“it’s not easy to be green, but nothing great ever is”.

Quello di cui abbiamo appena parlato è l’esempio più recente di due grandi content trend delle varie campagne digital alle quali stiamo assistendo negli ultimi mesi ed anni. La prima tendenza è quella del video advertising, cavalcata da anni dalla multinazionale europea e qui riproposta con gusto moderno (a proposito, vuoi saperne di più sul video marketing? Il nostro articolo è quello che fa al caso tuo, lo trovi qui). La seconda tendenza, dal grande valore umano e morale, è quella della trattamento, in fase di comunicazione e promozione dei propri prodotti, di temi riguardanti la sostenibilità ambientale.

I pannelli solari che alimentano l’Apple Campus di Cupertino. Fonte

Possiamo dare per scontata l’importanza di migliorare i propri processi lavorativi e agire alla radice del problema, come hanno iniziato a fare innumerevoli aziende appartenenti anche a settori molto delicati da questo punto di vista — basti pensare ad Apple, i cui edifici utilizzano energia rinnovabile, comprese le fabbriche di assemblaggio; o alla Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA) e la sua promozione di nuove categorie di corse su mezzi elettrici, la Formula E e l’Extreme E, condite da infrastrutture e servizi digital dal gusto futuristico — mentre ora la luce va puntata sull’importanza che le tematiche eco ricoprono nelle strategy di comunicazione odierne.

I consumatori hanno già a cuore queste tematiche

A tal riguardo, è degno di nota uno studio esposto alla Milano Digital Week di quest’anno, realizzato da Civic Brands. Realizzato per comprendere l’entità del “say-do gap” nel nostro paese, cioè la differenza tra quanto dichiara un consumatore e le sue reali azioni, ha svelato importanti dettagli sulle dinamiche di considerazione e acquisto degli utenti. Il 43% di essi ha riferito di perdere l’interesse verso il brand e i prodotti/servizi collegati ad esso nel caso in cui l’azienda dovesse deluderli con azioni e decisioni riguardanti tematiche profonde ed importanti. In particolare, il 31% degli intervistati ritiene che un’azienda/brand che non si occupa in maniera concreta di sostenibilità ambientale non abbia alcun futuro. Infine, il 39% degli intervistati pensa che le imprese siano chiamate a guidare il cambiamento negli ambiti delicati, con un 24% che precisa che esse possano davvero migliorare la vita delle persone e non solo.

Le percentuali che portano con sé la maggior parte di spunti propositivi sono l’84% di consumatori che pensa che l’aiuto del pubblico sia fondamentale per portare le aziende ad agire in modo responsabile e il 78% del pubblico intervistato che afferma come brand e imprese debbano indirizzare gli individui verso comportamenti virtuosi atti a imprimere un cambiamento positivo nella società.
Questi dati vanno a delineare un rapporto caratterizzato da un contributo reciproco, in cui sia le aziende che i consumatori inseriscono ingredienti nel calderone che cuoce la formula magica. A quest’ultima potremmo dare un nome, co-creation.

La co-creation, cioè lo sviluppo e la creazione di valore (sotto molteplici forme, che sia un prodotto, un servizio o anche un’iniziativa) con l’aiuto di altri stakeholder come i consumatori, è un concetto storico e sempreverde, uno dei grandi capisaldi del marketing ed è utile anche in questo caso, come si può ben vedere dallo studio di Civic Brands.

Video di Google che racconta casi di successo della campagna Ad Grants, veri e propri testimonial di quest’ultima.

..il passo successivo è l’incontro

Purtroppo, però, il periodo storico in cui ci troviamo non consente alle due parti di interagire come si dovrebbe, al 100% delle possibilità. È qui che, come se fossero dei supereroi Marvel, vengono in aiuto i mezzi forniti dal digital marketing. Attraverso i dati provenienti dalle piattaforme di analisi come Google Analytics, Google Trends si può comprendere quali siano le tematiche che stanno più a cuore agli utenti. Non dimentichiamoci, inoltre, che Big G ha creato un particolare programma di advertising per le associazioni no profit, chiamato Google Ad Grants. Esso prevede la creazione di campagne su Google Ads (in particolare sulla Rete di Ricerca Google) finanziate dal colosso americano, che mette a disposizione un massimo di 10.000 dollari di budget da spendere al mese, un’opportunità da cogliere al volo e gestire al meglio (viste le linee guida e le soglie di rendimento poste dalla piattaforma, che puoi trovare qui).

Un altro grande mezzo delle campagne di digital marketing sono i social media: essi consentono di riunire le persone unite dagli stessi tipi di interessi o di ideali, far scambiare loro idee ed opinioni, rendere le pagine di ogni impresa una piazza comune in cui ritrovarsi, in cui far partire magari delle iniziative come quelle evocate nello studio di Civic Brands. Famose associazioni come Greenpeace hanno mostrato il loro supporto alle piattaforme social e alle possibilità offerte dalle digital strategies: basta fare riferimento alle manifestazioni organizzate online — per forza di cose — da Greenpeace l’anno scorso o alla campagna del 2010 sviluppata in collaborazione tra quest’ultima e Facebook, in cui la prima dei due invitava a togliere l’amicizia al carbone e ai combustibili fossili.

Hai già partecipato ad iniziative digital su temi come la sostenibilità ambientale? Quali sono secondo te i modi in cui imprese e brand possono avviare cambiamenti positivi con l’aiuto del web? Raccontacelo qui, o sui nostri canali social.

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Aurelioluca Mercuri
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25 anni, italiano, enthusiast della F1 e della musica, Content Specialist per WinTrade Digital Agency.