Dice un vecchio proverbio Cinese “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.”

Dice un vecchio proverbio Cinese “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.”

Lo sa bene anche Eric, il rinoceronte nero allevato in uno zoo californiano a fieno, banane e cocomeri, che ora si trova nella riserva di Singita Grumeti a Serengeti, in Tanzania, dove era nato otto anni fa e dove presto condividerà 275 ettari di territorio con Laikipia, un esemplare femmina arrivato dieci anni fa dal Kent. Tra i due si spera scatti la scintilla che possa dare vita a qualche nuovo esemplare. (Leggi l’articolo del Corriere della Sera)

Al passaggio dalla cattività alla vita nella foresta hanno lavorato etologi e veterinari che hanno insegnato ad Eric come procurarsi il cibo da cespugli ed alberi riconquistando una relazione più naturale con l’ambiente.

Quello di Eric, come tanti animali, è il lento processo di apprendimento verso il recupero di una vecchia, eppure nuova, maniera di stare al mondo. E’ la riconquista della propria libertà, dell’autonomia e della responsabilità necessarie a prendersi cura di se stesso.

Eric è passato dalla condizione di dipendenza a quella di intraprendenza. Non ci sarà nessuno a sfamarlo, dovrà cavarsela da solo.

Lo sa bene Eric il rinoceronte nero che come tanti animali, ha dovuto recuperare una vecchia, eppure nuova, maniera di stare al mondo. E’ la riconquista della propria libertà, dell’autonomia e della responsabilità necessarie a prendersi cura di se stesso.

Da anni le Business School di tutto il mondo, le facoltà di ingegneria gestionale e poi ancora le aziende hanno contribuito a creare una situazione simile allo zoo della California in cui Eric ha vissuto per gran parte della sua vita: hanno educato alla dipendenza.

D’altronde lo dice la parola stessa “management”. Hanno insegnato, o almeno avrebbero dovuto insegnare, a gestire e amministrare.
Hanno insegnato a penetrare i mercati, a fare strategie per la crescita, a implementare organizzazioni e gestire le risorse umane.

Hanno educato alla previsione, alla riduzione del rischio e al monitoraggio.

Da anni le Business School di tutto il mondo, le facoltà di ingegneria gestionale e poi ancora le aziende hanno contribuito a creare una situazione simile allo zoo della California in cui Eric ha vissuto per gran parte della sua vita: hanno educato alla dipendenza.

Il mondo del management oggi, in particolare in Italia, mi ricorda Eric, ancora cosi abituato a ricevere il fieno, le banane e i cocomeri dal proprio custode. Fanno un’incredibile fatica a capire che non basta gestire ma bisogna continuamente innovare.

Per le imprese significa cambiare completamente paradigma mettendo in pista in maniera sistematizzata forme di organizzazione più flessibili e autonome (non gerarchiche, leggete Frederic Laloux), sviluppando progetti agili (riducendo la capacità di previsione e aumentando il livello di interazione richiesto per costruire soluzioni sostenibili, un occhiata ad Agile Manifesto), costruendo comunità (e mica conquistando mercati e neanche clienti, date un occhiata al Community Canvas), sperimentando continuamente successi e fallimenti per migliorare la propria propensione al rischio e alla gestione dell’incertezza.

Il mondo del management oggi, in particolare in Italia, mi ricorda tanto il povero Eric. Ancora cosi abituato a ricevere il fieno, le banane e i cocomeri dal proprio custode.

E poi ancora, comprendere e interpretare i cambiamenti sociali ed economici che stanno ridisegnando l’ingaggio delle persone (in particolare i giovani) con il mondo del lavoro e le loro aspettative, offrire visioni e prendere posizione costruendo brand che distruggono i confini tra la propria dimensione interna e quella esterna (quello che un tempo si sarebbe chiamata comunicazione interna ed esterna)…

Il cambiamento è epocale, Eric non torna in Tanzania, ora va sulla luna.

Il management attuale è impreparato a considerare anche solo una piccola parte di questi cambiamenti. Si continua a nascondere dietro strategie vecchie e obsolete, approcci manageriali che tentano di ridurre al massimo il rischio, contenendo l’incertezza. I manager vogliono ancora credere che si possa continuare a gestire l’operatività. Vivono il cambiamento come qualcosa da subire, fuori controllo e più grande di loro.

Per crescere le imprese devono imparare a creare piccole e grandi trasformazioni sia dentro che fuori i propri confini.
Devono cominciare a guardare i problemi da un altro punto di vista: stravolgere le strutture organizzative (non solo tagliare), fare cortocircuitare parti lontane dell’azienda, favorire le sperimentazioni, incubare nuove idee, sviluppare progetti innovativi misurati da Kpi molto diversi da quelli usati nel day by day.

Il management attuale è completamente impreparato anche solo a considerare una piccola parte di questi cambiamenti. Si continua a nascondere dietro strategie vecchie e obsolete, approcci manageriali che tentano di ridurre al massimo il rischio, contenendo l’incertezza. I manager vogliono ancora credere che si possa continuare a gestire l’operatività.

Le aziende oggi hanno bisogno di intraprenditori e non di manager. Hanno bisogno di creare contesti che facilitino l’intraprendenza e non la dipendenza.

Per questa ragione negli ultimi anni sono nate le C-School, che come il team di esperti ha fatto con Eric, aiutano le organizzazioni e le persone a ristabilire una relazione originaria con il proprio ecosistema.

Le C-School sono diverse dalla Business School perché insegnano a cavarsela da soli, a lavorare insieme, ad accettare il rischio e l’incertezza, a C-ostruire il proprio futuro, non ad amministralo. Thnk in Olanda e Wyde i Italia sono due esempi.

Le aziende oggi hanno bisogno di imprenditori e non di manager. Hanno bisogno di creare contesti che facilitino l’intraprendenza e non la dipendenza.

La natura dell’impresa non è la gestione ma la creazione. Bisogna riabituare le persone a capire, leggere, assimilare, interpretare, immaginare, progettare, rischiare.

Insomma, non ad amministrare ma a vivere. Non a gestire ma innovare.
E solo cosi che le imprese italiane potranno evitare di estinguersi.

La natura dell’impresa non è la gestione ma la creazione. Bisogna riabituare le persone a capire, leggere, assimilare, interpretare, immaginare, progettare, rischiare.

Eric lo sa bene, cambiare le proprie abitudini ha significato stravolgere completamente il proprio mondo. Era molto più facile aspettare il custode, il fieno e i cocomeri.