Social: la lotta per l’attenzione

Il bisogno di dire “io ci sono”


di Giuliano Di Paolo


È davvero un cambiamento epocale? Abbiamo realmente cambiato i nostri costumi, le nostre usanze, in virtù della bulimia da onnipresenza? O come qualcuno dice è una semplice traslazione dal bar alle piazze virtuali di Facebook e Twitter?!

Una cosa è certa : mai come oggi tutti vogliono esserci.

Immortalarsi in selfie edificanti, mostrare la pasta col cacio appena cucinata, far vedere agli altri quanto ci si diverte o quanto si è : importanti, amati, frustrati, impegnati, desiderati, tristi, eccitati….

Non è sempre stato così. Non sapevamo saremmo finiti così. Eppure è successo.

Certo ogni social ha le sue dinamiche e queste vanno rispettate, pena l‘esclusione. Ma questo è ad oggi il punto d’arrivo. Di certo non definitivo.

Ai tempi di Myspace, uno dei primi social dai grandi numeri(ancora esistente ma ormai dimenticato), i contenuti artistico/creativi erano leader indiscussi. Ovviamente l’utenza creativa non era l’unica presente, ma la questione era : sai fare qualcosa? Benvenuto! Mostra al mondo il prodotto del tuo ingegno e magari qualcuno ti apprezzerà.

Poi pian piano verso la traslazione all’interno di Facebook qualcosa si è spezzato. Fino ad arrivare alla necessità dell’autoaffermazione, al desiderio di esserci a tutti i costi. Anche se non si ha nulla da dire, anche solo peril gusto di presenziare.

Perché esserci è necessario. Non è solo uno status symbol. È molto di più.

O sei dentro o sei fuori. E se sei dentro devi dimostrare anche tu di partecipare. Con le tue fragilità, i tuoi autoritratti, le foto di famiglia, la coppia che si ama (con tutti i cuoricini del caso); e affermare pubblicamente (ma soprattutto a se stessi) quanto si è fortunati, quante belle cose si fanno, o il risvolto di una giornata no….

L’importante è condividerlo, che gli altri ne facciano parte, che si annulli la distanza tra vita privata e pubblica

Perché non è più necessario essere un personaggio noto per essere pubblici.

Basta aprire un profilo social e fare più outing possibile. E l’attenzione? Come possiamo ottenere più mi piace, retweet, conferme dal mondo esterno?

Perché è ciò che implicitamente tutti guardiamo. Sia che il web lo si utilizzi a scopo personale, sia per finalità di marketing o branding del prodotto / servizio offerto, la logica rimane invariata.

Chiunque si occupi di comunicazione, ad un certo livello, conosce tecniche, approcci differenti per acquisire maggiore visibilità.

Ma l’unica cosa che in fondo conta è sempre l’autenticità.

Praticamente introvabile. Nella vita reale come nella network life.

Se hai davvero dei contenuti, qualcosa da dire (perchè hai la necessità di dirlo), ci sarà sempre qualcuno pronto ad ascoltarti. Non è forse così?

E se la maggior parte non recepisse il messaggio o meglio restasse totalmente indifferente?

Allora forse la risposta è che molte persone più che ai contenuti sono interessate all’estetica espressiva : quindi selfie, frasi fatte, gattini, ecc.. Dunque è così importante che il tuo messaggio arrivi a tutti?

Indubbiamente dipende dal messaggio e dal canale di comunicazione usato. La cosa che più conta è la coerenza dei propri contenuti, rispetto i nostri valori, senza la ricerca del consenso a tutti i costi.

Diffidare del semplicismo e ambire alla ricerca della propria voce. Nell’immediato potrebbe non essere apprezzata, ma nel lungo termine pagherà sempre.


Join :

Blog | Twitter | FB (Profile / Page) | Instagram | G+ (Profile / Page) | Linkedin

Listen :

SoundCloud | Spotify | Deezer

Watch :

YouTube | Vimeo


Originally published at giulianodipaolo.com

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.