Gavetta o non gavetta… questo è il problema.

Quando ho terminato gli studi mi sono ritrovato davanti a due possibilità:

• Aprire subito qualcosa di mio, in balia dell’ondata di entusiasmo portata dai risultati ottenuti duranti gli studi

• Cercare lavoro sotto un’agenzia “già navigata” per vedere da vicino il mondo del lavoro

Forse sapete già che optai per la seconda strada, perché come anticipato nel primo articolo ero dell’idea che partire senza aver visto da vicino altre realtà mi avrebbe dato una visione limitata.

Volevo sapere come si lavorava davvero in uno studio, magari quello che pensavo essere il metodo corretto non lo era, in più ero curioso di capire se sarei “stato all’altezza”, se affiancato ad altri con più esperienza avrei sfigurato o se me la “sarei giocata”.

Nonostante qualche dubbio, ero convinto della mia scelta perché nel bene e nel male c’è sempre da imparare.

Thomas Edison davanti ai suoi “fallimenti” diceva:

Non ho fallito. Ho solamente provato 10.000 metodi che non hanno funzionato.

Male che vada avrei scoperto 10.000 modi di non fare il mio lavoro, ma da quegli errori avrei corretto la rotta per imparare a farlo meglio.

E questo é vero, in questi 5 anni (che sono sembrati 30) ho potuto imparare e vedere da vicino:

  • la gestione di clienti con budget enormi
  • lo spreco di budget enormi
  • le fasi dal passaggio del brief alla consegna dell’elaborato finale
  • il telefono senza fili tra: capo cliente > account cliente > capo agenzia > account agenzia > creativo
  • le tempistiche con le scadenze che sono sempre per ieri
  • il fallo male
  • il debrief, il debrief del debrief, il rework del debrief del debrief, la perdita del cliente
  • la gare con nottate fino alle 9 del mattino seguente
  • il metti il logo più grande
  • il non stai salvando vite umane
  • le scuse creative per non dare aumenti
  • il non c’è budget
  • i calcoli fino al centesimo per risparmiare
  • lo sperpero totale
  • ecc ecc

Queste cose, ma anche aspetti positivi come il lavorare spesso in prima persona su grossi progetti con grandi budget… le famose big opportunity mi hanno fatto crescere, ho imparato ad essere più veloce, sono migliorato nella gestione dei lavori, coordinato persone, dovuto “accollarmi” grosse responsabilità che venivano riconosciute… quando faceva comodo… imparato a capire per cosa valeva la pena incazzarsi e per cosa no…

Sono partito da “stagista”, con l’idea di mettermi in gioco e nei 5 anni sono cresciuto, riuscendo anche ad ottenere le mie soddisfazioni a livello di contratto e stipendio…

Nonostante questo, una volta a causa del budget, un’altra per il poco tempo, un’altra ancora il cliente non è abbastanza raffinato, oppure per questo e per quell’altro motivo…

Stavo/sto passando il mio tempo a creare progetti mediocri, magari anche il meglio di cosa si può fare in determinate situazioni, approvati e piaciuti ad agenzia e cliente, ma comunque mediocri…

Da qui nasce il dubbio da cui prende vita questo pensiero:

“Ok, ho imparato diverse cose, ma quante ne ho perse nel mentre?”

La mia paura nasce il giorno in cui una mia collega, poco prima di licenziarsi disse la frase:

“NON SOGNO PIÙ!”

Probabilmente lei all’epoca la disse con leggerezza come sfogo, senza darci troppo peso, però mi fece fermare un attimo a pensare e nonostante lei potesse anche solo aver esagerato… Poteva davvero succedere.

Mi ripromisi di non permettere ad un agenzia di farmi smettere di sognare.

Invece a qualche anno di distanza sono tornato più di una volta a casa depresso, in uno stato di totale apatia, non sapendo cosa fare, svuotato, odiando il lavoro che amavo.

Quindi mi chiedo nuovamente, e arrivo al vero quesito di tutta la storia…

Ok, tramite questo lavoro sono cresciuto professionalmente, mi sono messo in gioco o ho visto che ero all’altezza, ho ottenuto un buono stipendio.

Ho fatto la mia gavetta e “ricevuto l’attestato da professionista”, in questo modo non potranno più vedermi come un ragazzino appena uscito dalla scuola troppo spavaldo, azzardato e frettoloso.

Ma in questo periodo fermo a lavorare “di mestiere” facendo il compitino richiesto, richiamato anziché gratificato se cercavi di fare di più, quante cose ho perso? Una volta fuori ritornerò con la “grinta” di prima?

Appena uscito dalla scuola ero carichissimo avevo la mia idea precisa di come fare, avevo voglia di scoprire, mi ero costruito un metodo, facevo ricerca ero curioso, ricercavo il più possibile la perfezione.

Se avessi continuato sulla mia strada mettendomi subito in proprio (lasciando da parte per un momento le ansie economiche), in questi 5 anni dove sarei arrivato, cosa avrei imparato?

Non avrei conosciuto altre realtà e i relativi lati positivi, ma allo stesso tempo non sarei stato contaminato da quelli negativi.

Fortunatamente non sono stato fermo, dopo il lavoro ho sempre portato avanti in parallelo i miei progetti, con il mio metodo, e questo mi ha aiutato a non dimenticare il sogno è l’obiettivo principale…

Quindi in definitiva dopo tutto era veramente la cosa migliore fare questa fottuta gavetta?