Tutorial: concorsi di poesia

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Questo è un post “aperto” che si arricchirà progressivamente, e magari vedrà sorgere regole nuove o modifiche, anche radicali, alle tre che per adesso mi vengono in mente. 
Il
disclaimer più importante, come sempre: a) sono tutte mie opinioni personali e, in quanto opinioni, perfettamente opinabili; b) certo che sì, ho qualche scheletro nell’armadio: non sempre ho agito coerentemente con quanto sto per enunciare, si impara dai propri errori; nella fattispecie, in 20 anni avrò sborsato non più di 40 euro complessivi in quote di partecipazione. Non (mi) fumo più (i deca) dal 2011.

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  1. NON partecipare MAI a concorsi a pagamento.
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Motivazione: la tua poesia è il prodotto di un lavoro di ingegno, spesso di preparazione, talora anche di documentazione; e il lavoro, in quanto tale, non deve ingenerare una prestazione di spesa della stessa “parte contrattuale”.
Evita pertanto l’esborso di somme di denaro con qualsiasi dicitura: “rimborso parziale spese di segreteria” (chissà che spese esorbitanti per contattare le persone via email! talora neppure in ccn), “quote di partecipazione”, “contributi associativi” et similia.

Obiezione: «giurati e personale amministrativo dovranno pure essere pagati!»
Risposta: sacrosanto. Anzi, inviterei quasi gli Organizzatori a renderlo pubblico o i partecipanti ad appurarlo, anche se può essere spigoloso e difficile. Ma non devono essere pagati dai partecipanti! A questo, come ai premi, pensano gli sponsor che Voi Organizzatori avrete preventivamente reperito e fatto oggetto di business plan, giusto?

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… No? Niente sponsor o fondo di cassa? Allora si torna alla solita, mitologica ricetta medica con la quale lo specialista prescrive ad alcuni pazienti di fondare case editrici a pagamento o concorsi con contributo. So che tale foglietto SSN esiste: me lo ha confidato un unicorno lilla. Prima o poi riuscirò a reperirne una copia e postarvene una foto su Instagram.

Esercizio per aumentare la consapevolezza
individua un ristorante o locale che offre un pasto completo (quindi che ti possa bastare per il resto del giorno; pizza/kebab e coca non vale) a non più di 10 euro. Almeno nelle città non dovrebbe essere arduo. 
(Breaking news: Io ne ho trovato uno vicino casa che dal lunedì al venerdì ti offre, a quel prezzo, due portate più acqua e caffè. Se ci pranzo, poi vado tranquillo fino al tè e miele della buonanotte).

Esamina i dettagli dell’offerta, e il prezzo fisso P; se vuoi, annotalo. 
Raggiungi il primo spazio ove poter meditare (parco, panchina). Inspira ed espira lentamente e profondamente col diaframma, facendo sì che la punta della lingua, sciolta, tocchi il retro degli incisivi superiori. Posizione del loto o meno, tieni collo, spalle e schiena dritti e decontratti.

By Commonurbock23 [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC BY 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/3.0)], from Wikimedia Commons

Ripeti mentalmente l’aforisma (che in realtà è il titolo di un racconto contenuto qui) di Charles Bukowski: I grandi poeti muoiono in pitali di merda fumante (o, se preferisci l’originale, Great Poets Die In Steaming Pots Of Shit) finché hai raggiunto il distacco completo dai rumori esterni.

A questo punto medita per qualche minuto sulla tua condizione di Poeta = essere inevitabilmente precario e, quando sei pronto dividi per P la quota di partecipazione, ottenendo X (di solito un valore tra 1,5 e 6).

Per finire, ripeti mentalmente: “se evito di partecipare, camperò X giorni in più”. Quando sarai intimamente consapevole di ciò, e in armonia con te stesso, la Poesia e l’Universo, alzati e prosegui la passeggiata. Se vuoi, entra pure al ristorante, tanto sei ancora clamorosamente in attivo rispetto alla tua testé sfumata partecipazione con esborso.

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2. Privilegia concorsi (gratuiti: cfr. punto 1) con premi CASH. Valuta con CIRCOSPEZIONE il premio “pubblicazione dell’opera inedita”.

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Le coppe, le targhe, le pergamene, le medaglie, le opere d’arte originali o lavabili servono a poco. Benché meno odiose, stuccano come teste di animale sulle pareti. 
(Aneddoto di due vite fa: un famoso imprenditore teneva nella parete dietro la sua scrivania una gigantesca testa di pecora. Costui era un’ottima e serissima persona, probabilmente la più seria che ho incontrato nella mia decennale frequentazione di quell’ambiente, però era difficile trattenere le “risate amare” durante le riunioni).

«WTF?! Kill the man in his sleep» ;) | img by ManfredRichter @ pixabay.com | cc0 (Public Domain)

Tornando ai nostri gadget premiali: ci si ricorderà più a lungo di un diverbio stradale o di un disguido ferroviario nel viaggio di ritorno a casa che del medaglione celebrativo ricevuto. 
Anche da parte tua; figurarsi da parte altrui

Recentemente un Editore accennava sui social al suo epistolario con gente che ha vinto 70 (settanta) premi letterari ed è famosa come, o meno, di prima. 
Ciò che invece veramente ti aiuta, non solo nel corpo ma nello spirito e nella motivazione, è un ritorno in danaro. Al quale, ovviamente, dovrai sottrarre eventuali spese di viaggio, vitto e alloggio, ove non offerti in tutto o in parte dall’Organizzazione premiale.
Vedi quindi di attivarti quando una somma è espressamente dichiarata come (primo) premio.

Addendum facoltativo per le opere edite: se la tua Casa Editrice si è fattivamente occupata di pianificare la tua partecipazione, sottoporre la tua opera (invio in piego delle classiche 5 copie etc.) alla Segreteria del Premio e tenere i contatti con essa, può essere equa e buona prassi, in caso di vincita, retrocederle una percentuale previamente concordata (non superiore, direi, a un terzo di quanto si ottiene detratte le spese di cui sopra). So che un Editore propriamente detto dovrebbe svolgere automaticamente attività “promo-premiale” per tuo conto… chettelodicoaffàre (cit.): alcuni altri, validi sotto determinati altri profili, vanno un po’ incentivati. Ci perdi qualche piotta, ma avrai guadagnato una fida sentinella automatica sui premi più meritevoli e “grassi”.

E se il premio, invece, consiste nella pubblicazione dell’opera inedita? In tal caso occorrerà indagare sull’assenza di condizioni (prima tra tutte quella di ordinare tot copie, spesso come surrogato del contributo editoriale), poi sulla opportunità di pubblicare con quell’Editore. Opportunità che, come ho fatto trapelare da questa letteruccia poi divulgata qui su Medium, per me è legata alla effettività e capillarità della distribuzione (in libreria e su internet). 
In pratica, bisogna appurare se il libro nasce reperibile o già morto. Per farlo basta condurre esperimenti empirici ordinando titoli di quella collana presso le proprie librerie di fiducia, fisiche o internautiche. O chiedendo in giro: un triennio fa, quando ero in procinto di dare in stampa “le cozze”, passai un paio di pomeriggi da “stronzetto petulante” martoriando i commessi delle librerie del centro città su quella particolare collana editoriale… Per la verità mi risposero tutti educatamente e con dovizia di particolari e giudizi.
Bene: non mi sorprenderei se l’Editore destinato a pubblicare il vincitore del concorso fosse distribuito poco o punto. Poi, fai tu

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Se proprio insisti (piccola divagazione). Resto perplesso. Certo, c’è chi si bea di poter aggiungere un titolo alla propria nota biobibliografica / CV: se poi dopo tre mesi non è più reperibile, pace. Vivesti solo un giorno, etc. etc. In tal caso, anche la “editoria condominiale” (ho letto questa tagliente ed efficace locuzione per la prima volta in un articolo di Gilda Policastro) farà al caso. 
Considerato anche quello che chiamo paper divide, ossia il tuttora altissimo grado di pregiudizio a favore di chi pubblica in cartaceo editoriale e a sfavore di chi pubblica solo in ebook o autopubblica, è una posizione legittima anche “dal lato dell’effettività”, cioè dell’autorevolezza, del personal branding, della costruzione e della santificazione del proprio ruolo di Poeta.
 
Io ho un’altra idea (maturata attraverso errori) e preferisco nettamente il libro elettronico, all’occorrenza fatto in casa, ma messo su internet e tenuto vivo dalla comunità che, persino a distanza di anni, saprai alimentare (con lentezza, ti prego), rispetto a un libro “come l’Araba Fenice” by Metastasio o Da Ponte: «che ci sia ciascun lo dice / dove sia nessun lo sa»!

“Che rimanga tra noi in Europa”: il mio L’oracolo della pizza mi piace tantissimo ma, dopo aver tastato o fatto tastare un po’ il terreno*, ho resistito al cartaceo e preferito regalarvelo in ebook
(Aneddoto di zero vite fa: un mio conredattore di Perìgeion lo ha segnalato a una Poeta/Editrice tantoammòre e pare che lei gli abbia tolto il saluto. Altro che “mancata risposta editoriale”. Anche per farvi capire che non sono tanto tenero con me stesso).

Per chiudere, con tutte le asperità del percorso verso quest’ordine di idee, il libro elettronico di poesie potrebbe essere il compromesso ideale tra vaglio editoriale («sei un poeta pubblicato?», fa notare Ben Lerner nel suo Odiare la poesia, è la prima controinterrogazione cui ti tocca rispondere non appena ti auto-qualifichi o ti qualificano come poeta), rapporto costi/lettori e tendenziale eternità della distribuzione (ben oltre il triennio della consuetudine cartacea, almeno microeditoriale). Alcuni macro- (Feltrinelli collana “Zoom Poesia”, Nottetempo collana “poeti.com”) e micro-Editori (5adicopertina, Pietre Vive), solo per citare i primi che rammento, sembrano credere e investire energie e risorse in questa strada.

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3. Regoletta di chiusura. Pesare le proprie terga.

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Mai partecipare a premi di cui sei maldisposto ad andare alla cerimonia finale (perché è troppo lontano, perché quel giorno gioca l’Inter ❤, per un milione di fobie, perché il partner la sera è stanc* e si concede solo nei weekend). 
La metto semplice perché è così. Io ho il culo pesante, transuranico direi. Magari mi attira una tenzone o un bando: partecipo d’impulso, poi scopro che è agli antipodi del mio divano e comincio ad andare fuori giri… 
Non sono proprio destinato al successo, in tempi di autopromozione permanente, come ha fatto giustamente notare Andrea Inglese su NI
Ma voi, sono convinto, odiate il calcio e amate gli imprevisti logistici. Anche perché fa molto più “Poeta fico” rispetto al suo opposto. Quindi questa regola vale solo per il famoso Club Nati Stanchi di cui, di sicuro, sono membro ad honorem; il mio compagno di banco del liceo aveva persino l’adesivo su un quaderno.

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Bene: se siete arrivati fin qui e non sono riuscito a dissuadervi del tutto, significa che siete proprio pronti e motivati. In bocca al Gran Giurì!

Roberto

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