chedati.(g0v).it — come gestire la domanda di Open Data nel 2019?

Matteo Brunati
May 28, 2019 · 8 min read

Oggi le iniziative Open Data sono costruite tutte relativamente intorno all’offerta. Non è facile aggregare il lato domanda (anche per colpa della frammentazione della società civile). Considerando anche l’esistenza del FOIA, la domanda di apertura di dati non sembra decollare o manifestarsi in modo rilevante. Cosa non funziona di certo e come si potrebbe favorire la creazione e l’aggregazione della domanda di Open Data.

La domanda di Open Data è un tema ricorrente, che emerge fin dalle prime call che abbiamo fatto per parlare del programma del raduno (fine 2018). Per me è un’occasione per approfondire l’argomento, ma anche per riprendere una richiesta che era stata fatta all’interno del percorso di partecipazione del terzo piano d’azione italiano dell’Open Government Partnership (OGP).

Quali sono gli elementi cardine della questione

Ci sono molte domande che sono legate alla pubblicazione degli Open Data da parte della Pubblica Amministrazione:

  1. Come possiamo sapere quali sono i dati di prossima pubblicazione? Risposta: di fatto, non si può (quasi mai) sapere. Esistono delle indicazioni (come le agende nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e i panieri di dataset), ma non sono pensati per essere una comunicazione facilmente comprensibile dai cittadini, visto che sono legati a dei processi burocratici non sempre chiarissimi;
  2. Come possiamo evitare di chiedere sempre gli stessi dati? Come possiamo evitare di chiederli all’ente pubblico sbagliato? Risposta: la titolarità dei dati, almeno per chi non è all’interno delle amministrazioni, non è assolutamente chiara. Ci sono molti “gestori” di dati tra cui districarsi, per cui le richieste dei cittadini rischiano di essere rivolte all’ente sbagliato;
  3. Cosa accade quando non viene pubblicato quello che doveva esserlo? Risposta: nulla perché, spesso, le indicazioni sulle pubblicazioni di dati sono suggerimenti, non obblighi amministrativi con sanzioni chiare e definite. Questo ha comportato una grandissima perdita di fiducia su ciò che viene dichiarato nell’offerta di Open Data della Pubblica Amministrazione.
Un esempio di perdita di fiducia nelle dichiarazioni su agende e panieri costruiti sull’offerta di Open Data da parte della Pubblica Amministrazione.

ad oggi, non c’è un modo facile per incrociare il bisogno degli attivisti (l’accesso ai dati) con l’attività delle Amministrazioni: ci abbiamo provato anche nel 2017 con quello che avevamo chiesto al Dipartimento della Funzione Pubblica all’interno dell’Open Government Forum con risultati a dir poco deludenti. Serve “uno sportello unico” per aggregare tutte le richieste di dati della società civile (da quanti anni parliamo di CAP in Open Data?) e che, contemporaneamente, renda tracciabili ed evidenti le soluzioni delle Amministrazioni;

Un tweet semiserio sull’eterna questione dei CAP che non sono disponibili in Open Data

chedati.(g0v).it — lo sportello unico (che ancora non esiste) per raccogliere la domanda di Open Data

Dato che siamo nel mondo del (im)possibile, facciamo finta anche di usarlo questo sportello unico. Non io — che gli Open Data so come funzionano, ma Marco Rossi, un cittadino qualsiasi che cerca un dato specifico.

  • ‘Dataset’: corrisponde al titolo del dataset secondo la nomenclatura usata dall’amministrazione. Vedo, ad esempio, popolazione residente nel comune di Milano al censimento 2011;
  • ‘Descrizione’ (per fortuna): descrive brevemente cosa c’è nel dataset in modo che sia comprensibile a me (e non solo a chi quel dataset l’ha fatto).
  • Pulsante ‘Scaricalo’: quando il dato c’è, il servizio — che sa dove sono i dati — mi permette di scaricarlo direttamente. A seconda della grandezza del dataset, un’email mi avviserà di quando sarà pronto il download;
  • Pulsante ‘Richiedilo’: per i dati che non ci sono e voglio chiedere. Fa partire automaticamente una richiesta di accesso civico pre-compilata a tutte le amministrazioni titolari dei dati che mi servono che non lo hanno ancora pubblicati. Ogni volta che il pulsante viene usato si genera una “cosa” che non serve che io capisca, che aggiorna lo stato delle richieste aggregate e i contatori che aiutano a dare sintesi della domanda di dati dei cittadini.
  • Pulsante ‘Parliamone’: se si clicca, si finisce in un forum pubblico monitorato e che è stato aggiornato appena qualche minuto fa. Faccio un po’ di prove con alcuni dataset e scopro il comportamento di questa voce. Se un altro utente aveva già chiesto informazioni su quel tipo di dati, finisco nel thread apposito — posso leggerlo oppure partecipare. Se uno dei dataset che mi interessano non è mai stato richiesto da nessuno, mi viene chiesto di creare un nuovo thread: c’è già un messaggio precompilato con le parole chiave che avevo usato nella fase di richiesta. Lo modifico e lo pubblico.

Il processo è stato semplice e ho buone speranze di avere i dati che mi servono.

Ho voglia di curiosare un po’, quindi mi leggo la sezione del “Chi siamo”. A questo punto, scopro che:

  • un comitato misto, frutto di una collaborazione pubblico-privato, gestisce in maniera ‘open’ tutto il servizio, appoggiandosi a diverse infrastrutture e piattaforme della pubblica amministrazione.

Per approfondire ulteriormente

Pensando all’esperienza di Marco Rossi, mi sono immaginato quello che vorrei già ci fosse. Nella discussione di sabato al raduno cercherò di fornire altri dettagli su questa mia fantasia, per collegarli all’immaginazione di chi parteciperà alla discussione. Di sicuro potrei aver dimenticato degli elementi importanti: se non ci sarete sabato e avete altre idee per un servizio del genere, sono tutt’orecchi!


Fine 2010

Parto dai primi mesi della vita di Spaghetti Open Data e del NON PORTALE dei dati italiano (ricordo che dati.gov.it è nato a fine 2011 e il sito spaghettiopendata.org ne è stato la versione non ufficiale costruita dal basso per circa un anno). In un thread della mailing-list dove stavamo decidendo le attività future, Aline Pennisi proponeva questo (il grassetto è mio):

2012 — oggi: Open Data Engagement

Il primo livello è quello di seguire la domanda per la scelta e la pianificazione della pubblicazione degli Open Data. Ne abbiamo iniziato a parlare nel 2012: https://groups.google.com/d/msg/spaghettiopendata/g8RM4BYtq3s/Kqzh77Tq44AJ

Il terzo piano di azione per OGP: dal 2016 al 2018

La richiesta formale sull’azione relativa alla gestione della domanda: https://groups.google.com/d/msg/spaghettiopendata/uslQ2CTqqiM/M1rM7uaIAQAJ

La consultazione del quarto piano d’azione per OGP dell’aprile 2019

Il quarto piano d’azione cita esplicitamente in diversi punti la necessità di considerare la domanda, ma lo fa in maniera generica e poco chiara. Ho aggiunto alcuni commenti per favorire maggior chiarezza nella stesura finale del piano: https://commenta.formez.it/ch/Quartopianoogp/admin?id=208&t=printtext

Il progetto “Open Data Demand” del GovLab

Un interessante progetto del GovLab utile a dare degli spunti metodologici:


CivicHackingIT

Riflessioni in italiano sul civic hacking, l’openness, gli…

Matteo Brunati

Written by

Web addicted, Community Manager at @SpazioDati. Member of Spaghetti Open Data, IWA Italy, OK Italy. FSFE Fellow. Working on #CivicHackingIT

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Riflessioni in italiano sul civic hacking, l’openness, gli Open Data, i prototipi, il rapporto tra amministrazioni e cittadini (e viceversa). Dal 2017, questo blog e la newsletter sono curati da Erika Marconato e Matteo Brunati, altro su civichacking.it.

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