Qualche giorno fa abbiamo fatto un errore

La strage di Nizza era avvenuta da meno di 48 ore. Sul giornale che stavamo chiudendo in quel momento (e che sarebbe uscito 5 giorni dopo) volevamo pubblicare un dato che esprimesse quanto il terrore, vero obiettivo degli autori di questi atti, ci stesse già lavorando dentro. Così abbiamo formulato un sondaggio, infelice nella forma e indelicato per i tempi.

Su Twitter l’errore non passa inosservato.

No, dai, sciacalli no, ma indelicati sì.

Per capire gli effetti del terrorismo non bisogna fare solo la conta dei morti, ma comprendere quanto è cambiato il nostro modo di vivere. E infatti nei giorni a venire molti esperti hanno approfondito il tema del cambio di destinazione delle vacanze. Resta il fatto che un sondaggio su Twitter non è lo strumento più adatto. Soprattutto a poche ore dalla tragedia.

Messa così, sembrava che ci stessimo preoccupando delle ferie e dei biglietti da farci rimborsare.

Quindi, sì, abbiamo sbagliato.

A peggiorare le cose, mentre il sondaggio era ancora aperto, a Istanbul parte un tentativo di colpo di Stato.

A questo punto, siccome gli errori non amano viaggiare da soli, ne abbiamo fatto un altro: cancellare il tweet. Che poteva suonare un gesto riparatorio, di delicatezza, ma che andava spiegato.

L’onestà e la capacità di dire: “Ho sbagliato” non la dobbiamo coltivare solo tra di noi ma prima di tutti verso i lettori.

L’autore del tweet, che non era scontato io riuscissi a identificare, visto che non abbiamo un team di social management ma sono gli stessi giornalisti di Donna Moderna a svolgere questa attività, si è autodenunciato con una email con oggetto: “Ho fatto la cazzata del secolo”. Apprezzatissima dalla sottoscritta.

La stessa franchezza però la merita il mondo che sta fuori dalla nostra redazione. Avremmo dovuto ammettere pubblicamente l’errore e scusarci.

Ma veniamo al tema della responsabilità.

C’è chi ha chiesto le mie dimissioni…

No, alle dimissioni non ci ho pensato.

E non ho neppure messo in discussione il mio metodo di lavoro basato sulla responsabilità personale

… benché un collega molto stimato, in privato, mi abbia scritto:

Questa cosa di delegare e responsabilizzare è bellissima (ti ho letta) ma presenta sempre qualche rischio ;-)

Eppure quanto è successo mi ha convinto ancora di più della necessità di delegare e dare fiducia. E adesso vi spiego perché.

Il mondo giornalistico oggi è vittima, più di tutto, della paura del cambiamento. Uno dei motivi per cui i giornalisti continuano a fare i giornali come un tempo o non sviluppano nuove competenze oltre a quelle con cui sono entrati nel mondo del lavoro, è la paura di sbagliare.

Perché mettermi a scrivere sul web, imparare a fare video e a gestire la conversazione con gli utenti, sapendo di farlo meno bene di un qualsiasi altro praticante, rischiando la mia reputazione e la mia credibilità?

È questo il pensiero pericoloso che trasforma le redazioni in musei del giornalismo invece che in luoghi pulsanti dove l’informazione viene prodotta nei luoghi, nella forma e nei tempi con cui oggi i lettori la cercano.

Per innescare il cambiamento bisogna distruggere il mito dell’infallibilità e cominciare a costruire una narrazione dell’errore completamente diversa. Allenare i giornalisti a dire ho sbagliato, a riflettere sul perché e ad andare avanti.

Ma affinché ciò accada, le persone devono essere messe nelle condizioni di poter sbagliare. Coloro che non hanno potere decisionale hanno poca dimestichezza con l’errore e ne ingigantiscono le conseguenze. Ecco perché per sconfiggere la paura dell’errore bisogna dare potere decisionale, distribuire autonomia e responsabilità.

Ma permettere alla gente di sbagliare non basta. Bisogna anche riflettere su quell’errore. È quello che facciamo nelle nostre riunioni di redazione e che per una volta ho voluto fare pubblicamente con questo post.

Questo errore ci ha permesso di imparare qualcosa di importante su come si scrive e si interagisce sui social network.

E ci ha confermato, ancora una volta, che sbagliare è la migliore opportunità che abbiamo per migliorare il nostro prodotto.