Imparare dai giovani scienziati

Pensare allo spazio, è come leggere un libro…

Per quanto possa apparire strano, più vado avanti nel mio personale viaggio nel cosmo, più questa mia navicella umana macina e percorre lo spazio-tempo, più mi accorgo — con sempre rinnovato stupore — che posso imparare, che imparo, non solo da chi ha iniziato il viaggio prima di me, e verosimilmente ha avuto più incontri ed occasioni di maturazione.

Niente affatto.

Imparo, anche e moltissimo (se solo allento un pochino le difese) da chi è arrivato dopo, perché ha nel suo bagaglio una freschezza e un candore di una bellezza a volte compiuta e disarmante (nel senso bello). Se di mio posso vantare magari in una più articolata capacità di elaborazione, di argomentazione dialettica, rimane però sempre vero e reale l’aggancio privilegiato con lo stupore, la capacità di connessione istintiva ed emotiva, quasi empatica, che i più piccoli possono esercitare. Con questa loro incredibile attraente facilità, per di più.

Ma in realtà è un interscambio, quello che si realizza. Non è un confronto. E’ un interscambio virtuoso.

Ci vuole un vero adulto per ammirare la semplicità di un ragazzo, per valorizzarla e guidarla. E ci vuole un ragazzo per riportare l’adulto, sempre e di nuovo, con i piedi per terra — ovvero in posizione verticale, con la testa al cielo.

Qualcosa di questo interscambio fecondo, questa costruttiva vibrazione condivisa di frequenze tra adulti e ragazzi, l’ho assaggiata partecipando anche quest’anno, come giurato nel concorso Cassini Scientist for a Day, concorso che ha appena chiuso la sua edizione 2016 con la proclamazione ufficiale dei vincitori.

Ho avuto così il privilegio (sì per me lo è) di leggere e valutare più di ottanta elaborati dei ragazzi di diverse fasce di età, delle scuole medie e superiori. L’argomento degli elaborati era ovviamente di carattere prettamente astronomico, con tre diversi target tra cui scegliere il preferito, tutti incentrati — quest’anno — sulla più stringente attualità, ovvero l’esplorazione di Saturno e dei suoi satelliti attraverso la sonda Cassini. Sì, proprio quella che sta terminando la sua corsa spaziale con uno spettacolare tuffo nel sistema degli anelli (cosa di cui ci siamo occupati a più riprese anche in questa sede), e che a settembre marcherà la fine della missione con un intrepido affondo nell’atmosfera stessa del pianeta.

Quello che è realmente straordinario — di quella sorta di straordinario consueto, che abbiamo spesso sotto gli occhi ma non ce ne accorgiamo — è accorgersi di come si accende la fantasia di molti ragazzi, di come l’avventura scientifica riprende inaspettatamente il vero gusto di avventura.

D’accordo. Magari con ingenuità e scarti improvvisi, discese ardite e risalite (per dirla con Lucio). Il ragazzo ha questo, di suo: mette in connessione cose diverse, si muove in uno spazio sempre sospeso tra il banale ed il sublime, e lo fa con più spensieratezza e leggerezza di quanto potrebbe un adulto, che ormai vive e lavora nei suoi compartimenti stagni (e che a differenza del ragazzo, è occupato per gran parte del tempo a verificare l’immagine di sé che pensa di restituire al mondo).

Per dare più concretezza a quanto vi sto raccontando, vi propongo qui di seguito alcuni brevi brani, estrapolati da temi che mi hanno colpito. Vi avverto, seguirò in questo un filo diverso e complementare rispetto alla valutazione di merito, già data in sede ufficiale ed unica a fare testo in quanto a “classifica”. Qui non ci muoviamo in uno spazio lineare (alto-basso) ma più morbido e direi meno cartesiano. Vale a dire, i testi che ho scelto non sono quindi (necessariamente) i migliori, né intendono concorrere a fare una diversa graduatoria, magari sottilmente alternativa a quella ufficiale. Niente affatto. Piuttosto, sono quelli che lasciano trasparire (a mio personalissimo avviso) tracce di quella apertura — a volte ingenua a volte profonda— quella crepa di luce che è un tesoro reale dell’età dello sviluppo.

E che a mio avviso va amorevolmente accudito e custodito, come pietra preziosa che il ragazzo consegna nella mani dell’educatore, il quale ha il supremo compito di rispettarla e farla crescere, maturare.

Permettetemi infine una ultima, doverosa premessa: è che se anche qui ci permettiamo di sorridere, talvolta, su certi passaggi, è sempre con il massimo rispetto e con grande benevolenza, mai con atteggiamento giudicante o altezzoso.

Insomma: è sempre un sorriso empatico, che partecipa, che accoglie. Sempre.

Ma è tempo ora di entrare in medias res.

Cominciamo dai temi che ineriscono al primo target, rimandando a post successivi la trattazione degli altri due (la grande luna Titano e Saturno stesso). Primo target, appunto: Encelado, satellite naturale di Saturno con delle peculiarità veramente suggestive, come la possibile presenza di un oceano ghiacciato sotto la superficie.

La superficie rugosa di Encelado, come vista dalla sonda Cassini, quando (ad ottobre 2015) passò ad appena una cinquantina di chilometri dal polo sud della luna di Saturno. Crediti immagine: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

Ecco. Diciamo subito che su questo argomento (il più gettonato tra i tre) la fantasia dei ragazzi è giunta a delle vette di tutto rispetto. Partiamo dalle cose più succulente. Ci può essere vita su Encelado? Non lo sappiamo, ma il sospetto c’è, scientificamente fondato. E c’è chi dice che se c’è vita, ci possono essere animali. Giusto, anche se magari un po’ affrettato. Ma quali? Anche qui vi sono ipotesi precise…

Gli animali potrebbero essere molto arcaici come i dinosauri. Se ci sono degli animali marini ci dovrebbero stare anche delle alghe. Secondo me gli animali non sono solo arcaici, ci potrebbero essere anche gli orsi polari. (Gaia D’Angelo)
“Qui su Encelado mi trovo benissimo. Voi piuttosto come ve la passate, sulla Terra?”

Fatemelo dire. Encelado abitato da orsi polari, è sicuramente un’immagine suggestiva. D’altronde, è anche notizia che cattura interesse. E soprattutto che fa stupire. Anzi, super-stupire…

Subito ho pensato “wow una notizia scientifica molto bella ora la leggo”, e così è stato. Io ho letto milioni di volte e mi sono subito super stupita delle cose e delle ipotesi che vi sto per dire ma dovete avere pazienza mi sono subito molto interessata a far esplorare Encelado (Flavia Del Giovane)

Peraltro, non si scherza con certi argomenti. Che ci crediate o no, anche i satelliti possono avere carattere: perfino, risultano a volte tipi tosti. Se ci rifacciamo alla mitologia greca, dalla quale derivano molti nomi astronomici, ecco poi che tutto diventa più chiaro:

Encelado era infatti un gigante, figlio di Urano e di Gea, che prese parte alla rivolta contro gli dei dell’Olimpo e, secondo una tradizione, fu colpito dal fulmine di Zeus mentre, secondo un’altra, fu inseguito dalla divinità guerriera Atena che gli scagliò addosso il vulcano Etna, seppellendolo. In definitiva era un tipo tosto, proprio come il satellite al quale mi sto avvicinando. (Alessia Francini)

Tanto per dire che qui non si scherza. E’ un’avventura di tutto rispetto, un confronto tra l’uomo e il cosmo, che richiede determinazione e lucidità organizzativa. D’accordo, ma l’uomo è uomo, e non un robot, né tantomeno una algida divinità greca (che poi spesso tanto algide non sembravano affatto). L’uomo si emoziona. Grazie al cielo. Ed è anche splendidamente contraddittorio. Ce lo conferma sempre Alessia, che poco più avanti confessa…

provo una sensazione di paura e di attrazione al tempo stesso.
Vedo immagini di una bellezza indescrivibile.

D’altra parte, diciamocelo: affrontare un viaggio così lungo e pericoloso, non è proprio immediato. Vuol dire abbandonare, per chissà quanto, affetti e amicizie…

Cara madre,
ti scrivo per informarti della mia vita su questo pianeta extraterrestre, Encelado. Ho scelto di scriverti una lettera perché è il mezzo di comunicazione tuttora più sicuro. È spiacevole abbandonare il pianeta su cui hanno vissuto tutti gli umani esistiti finora ma ti assicuro che il quattordicesimo satellite di Saturno possiede molte meraviglie ancora da scoprire. Sicuramente impareremo ad apprezzarlo per quello che è. Sono quasi del tutto sicuro che ci piacerà. (Adrian Iamandii)

E qui, se da una parte c’è un confortante riposo sui mezzi di comunicazione più “tradizionali” (con buona pace dei più tecnologici tra noi, risulta che la lettera è ancora la cosa più sicura), dall’altra rimane ancora una sorta di inestirpabile trepidazione sull’impresa. Comprensibile. Quel quasi del tutto sicuro tradisce inequivocabilmente una certa perplessità di fondo, che l’entusiasmo della partenza non riesce comunque a stemperare.

Chiaro, del resto. Anche la tecnologia più moderna non è ancora in grado di eliminare il rischio, e ci vuole davvero determinazione, per abbracciare certe imprese. La scienza non è magia, lo sappiamo. E’ bene ricordarcelo.

… certo non abbiamo la bacchetta magica che con un “abracadabra” ci faccia volare nello Spazio e non abbiamo nemmeno il super-potere del teletrasporto. Ma abbiamo la voglia di andare fino in fondo. Di non arrenderci finché non verrà messo un punto alla fine di questa storia. (Alice Sautto, Anna Sole Giotto, Eleonora Trevisan)

Determinazione. Voglia di non arrendersi. Perfetto. Non va però trascurato il lato umano, di ogni avventura. E un tocco di femminilità forse è quello che manca, in tutta questa roboante impresa tecnico-scientifica, in questa brama tutta virile di esplorazione indomita, di violazione di territori inesplorati, ancora vergini. E qui ci apriamo ad una domanda che sarebbe bene rilanciare, anche in altri ambiti: che margine abbiamo per declinare davvero al femminile l’esplorazione del cosmo?

Abbiamo scelto Encelado perché trasmette vivacità e positività e ci piace pensare ad un’affinità con noi donne. Per questo, ci piacerebbe anche che avesse un nome femminile, non un nome maschile (anche se Encelado vuol dire “grande”). (Michela Pioggia, Klimentina Aleksovska)

Che potrebbe agganciarsi a…

Cosa c’è in un nome, dopotutto? Una rosa con ogni altro nome profumerebbe lo stesso.

Ah no, aspettate. Questo è Shakespeare.

Peraltro in molti sono d’accordo. Il miglior modo per capire come è fatto veramente un posto — non ci sono santi, potremmo dire — è andare a vedere. Così molti immaginano questo viaggio, come potrebbe essere, come potrebbero sentirsi. Non pochi di questi cosmonauti in erba scelgono di affidare le loro più intime sensazioni ad un diario.

… sto osservando il buio che mi circonda; io ed il mio team abbiamo avvistato da pochi giorni Encelado, il sesto satellite naturale di Saturno in ordine di grandezza. Saremo i primi uomini sulla Terra a raggiungere e produrre studi approfonditi sul campo su questa luna, e questo premia tutte le ore passate sui libri di astronomia. Sai diario, quando ero piccolo sognavo di esplorare mondi sconosciuti, leggevo libri di fantascienza, ed ora mi ritrovo qua a pochi metri dall’atterraggio. Ripenso a quanto ho studiato per arrivare fino a qui, ai miei sacrifici e alle mie insicurezze, sconfitte però da una irradiante voglia di scoperta che continua ad ardere dentro di me da allora.
Il motivo per cui ti ho documentato questa esperienza, a stretto contatto con lo Spazio, ed in particolare con Encelado, è stato solo per l‟ebrezza di tenere un diario per raccontarti l’Universo, l’infinito la voglia di cercare sempre di andare oltre da ciò che si conosce. (Aldo Pepe, Antonio Troncone, Edoardo Trallori)

Beh. Siamo quasi alla fine di questo primo estratto di differenti articoli su Encelado: seguirà un post sul secondo e terzo target, più avanti. Ci sarebbe da citare tanto altro, e mi scuso davvero per non poter menzionare tutti (in quasi ogni tema c’è almeno uno spunto interessante). D’altronde, a mia discolpa per queste omissioni, dico che non può andare dimenticato anche un fatto cruciale: rendiamoci conto, non c’è nemmeno tutto questo tempo, per scrivere. Chi è astronauta, dopotutto, non può indugiare troppo in attività descrittive. Gli impegni sono molteplici, e non sempre consentono un’estesa attività riflessiva.

Ci sembra (Titano, ndr) il più interessante e il più argomentativo sia in campo scientifico che in quello personale. Bè ora devo andare perché ho tante cose da fare. (Virginia Zanobetti, Giulia Pancani, Ambra Rigato, Alessandro Coverini)

Alla fine, si possono dire tante cose, ma la molla dell’avventura scientifica è sempre e solo una. E qui vorrei tornare un attimo più serio, perché tocchiamo un punto realmente importante. Non è appena la sete di conoscere, di sapere. Se è così, è ancora a livello intellettuale, un livello che si presta a strumentalizzazioni di ogni tipo, a ragionamenti competitivi e anche a trite logiche di dominio. No, deve essere una cosa più di pancia, più viscerale. L’emozione, dunque: non la ragione. O meglio, l’emozione mossa dalla ragione. Ecco l’equilibrio giusto, probabilmente. E i ragazzi lo sanno. Già lo sanno. E spesso lo sanno meglio di noi, che pur di scienza ci nutriamo.

… è proprio l’emozione che guida ogni scienziato nel suo lavoro e che lo spinge a continuare a cercare e a fare ricerche. Pensare allo spazio per me è stato come leggere un libro, cioè immergermi in un mondo fantastico e sconosciuto in cui tutto è possibile.

Ecco, un mondo fantastico e sconosciuto in cui tutto è possibile. Ecco perché investiamo tempo, soldi ed energia per esplorare lo spazio.

Per dare consistenza ad un sogno: niente di più, niente di meno.