I segreti svelati delle Carrelli

Intervista a Federico Bizzoca, esperto di storia dei tram milanesi. Partecipano come intervistatori anche i carrelli-addicted su Instagram

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7 min readFeb 4, 2020

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Testi e foto di Stefano Corrada

L e sa tutte. Contrariamente a Socrate, sa di sapere. E accetta — senza presunzione e tanta consapevolezza — la nostra intervista-sfida. Perché sfida? Perché ‘partecipata’, ovvero fatta in collaborazione con gli appassionati di mezzi pubblici che seguono su Instagram il profilo @atm_milano.

Lui è Federico Bizzoca, 37 anni. La quasi totalità li ha vissuti nutrendo giorno dopo giorno la sua passione per i mezzi pubblici milanesi, in particolare per quelli su rotaia, ovvero treni e tram. Ne conosce la storia, le curiosità, i dettagli tecnici che li caratterizzano. E ama raccontarli. O meglio, ama lasciarsi strappare di bocca tutto il suo sapere che, per morigerata timidezza, non ama sbandierare a ruota libera.

Sei pronto Federico?

Penso di si.

Come un cavaliere Bizzoca impugna la ‘gügia’, il ferretto in uso sui tram per effettuare scambi manuali

Tram, binari, ferro, treni, trasporto pubblico. Una passione che nasce quando?

Sin da piccolo.

Giocando coi trenini?

Anche.

Ho appena detto che accetti la sfida e apri le porte del tuo sapere enciclopedico. Quindi… continua pure.

Certo (ride ndr)! Non andavo ancora a scuola, amavo girare sui mezzi pubblici. Mi accompagnava mio nonno, prima salivamo sul treno poi, arrivati a Milano, sul tram. Tappe di rito, simboli meneghini. Non mi stancavo mai. Pensavo che da grande avrei fatto il macchinista.

Metropolitana?

No, ferrovie. All’epoca un treno che viaggiava sotto terra non mi interessava tanto.

E poi?

Non ho seguito questa strada e mi sono ritrovato ingegnere. Meccanico, con indirizzo trasporti. Tesi a LeNord. Poi un incontro di neolaureati con ATM. E dopo un mese sono entrato in servizio. Era il 2008.

Una strada segnata, praticamente già scritta nel Dna.

Ho lavorato nell’ufficio tecnico che si occupava di progettazione dei rotabili su ferro (treni metropolitani e tram, ndr). Sui tram me la cavavo già da autodidatta, invece per i treni metro ho imparato tantissimo, soprattutto su quelli automatici di M5.

Le Carrelli nel deposito ATM di via Messina

Prima passione, poi studio e infine esperienza sul campo.

Sì, anche se da pochi mesi sono passato al settore esercizio, cioè quello che si occupa prettamente di gestire il servizio di trasporto pubblico locale.

Basta veicoli?

No li seguo ancora, sia tram sia bus: questioni legate alle immissioni in servizio, alla circolazione sulla rete, all’accessibilità e alla gestione servizi speciali, come la sabbiera. Sto scoprendo un mondo sommerso, la parte oscura e poco visibile del trasporto, che è indispensabile per un servizio efficiente.

La sabbiera n. 713 in dotazione al deposito Messina

Parlavi di servizi speciali. Quali oltre alla sabbiera?

I tram Carrelli, quelli anche detti ‘Milano 1928' (o semplicemente Ventotto, ndr) storicamente non hanno solo trasportato le persone. Anche oggi alcune Carrelli sono utilizzate per trasferimento di veicoli da manutenere verso l’officina generale ATM, quella di via Teodosio.

Altro?

Certo, ci sono i servizi turistici e i due tram ristorante Atmosfera. E pure due vetture di Scuolaintram, le numero 1927 e 1957, che trasportano bambini delle elementari in giro per la città.

C’è poi il Tramito, vettura 1699: è un tram progettato per feste di bambini, ristrutturato come se fosse una sala giochi semovibile. Altre vetture? Quelle per le feste, come il tram bianco.

Uno dei due tram Carrelli, allestito a tram ristorante a sinistra. A destra un Tramito (Archivio fotografico ATM).
La vettura storica a due porte n. 1503 (Archivo fotografico ATM)

Poi le storiche: la 1503 è allo stato di origine, ovvero ha ancora due porte e non tre, e ha gli interni originali: non c’è paretina dietro i conducenti, nella parte posteriore ha panche rivestite di velluto e in più ha il posto del bigliettaio in posizione centrale. Tutte vetture ricoverate nel deposito di Baggio, in via Forze Armate.

Un video sulle Carrelli realizzato dagli studenti dell’ Università di Pavia

Ma qual è il tram più vecchio nel parco veicoli ATM?

Il numero 609. È del 1924, costruito da Carminati & Toselli, nasce come motrice 600 per servizio passeggeri. Nel dopoguerra viene ricostruita e ‘cambia nome’ come motrice tipo 700. Nel 1984 subisce una nuova ristrutturazione che la riporta al giallo canarino come era in origine. Oggi è utilizzata come noleggio: ha la particolarità di essere l’ultima vettura a due assi, mentre i mezzi dal 1928 in poi sono stati costruiti con quattro assi, come le Carrelli.

A proposito delle Carrelli, come nascono?

La storia è curiosa: il progettista è il milanese Giovanni Cuccoli, che viene mandato in America per prendere spunti dalla vettura Peter Witt di Cleveland. Invece che con degli appunti, Cuccoli tornò a Milano con dei componenti dei carrelli e della parte elettrica, acquistati direttamente in loco. Con questi viene costruito un prototipo, matricola 1501, che viene messo in servizio provvisoriamente sulla linea che collegava il centro con la Stazione Centrale. Era l’anno 1927.

E per i successivi?

Vengono chieste in concessione delle parti di Peter Witt dalla azienda General Electric, per costruire un secondo prototipo, il 1502, che è ancora esistente: ha cambiato matricola ed è diventato il numero 1908, color arancione.

A proposito dei colori, qual è stata la loro evoluzione?

Inizialmente nel 1928–30 i tram erano tutti bianco e giallo. Sul finire del 1929 una disposizione governativa impose che tutti i mezzi pubblici fossero verdi: nella parte superiore di colore verde veronese (prende il nome dall'inventore, il pittore rinascimentale Paolo Veronese, ndr) e in quella inferiore verde vagone. Questa norma rimase in uso fino agli anni ’70. Poi, per ragioni di visibilità, il ministero dei trasporti impose la conversione ad arancione.

Ma ora l’arancione è quasi una rarità a Milano.

C’è stata liberalizzazione da parte del Ministero dei trasporti dei colori nel 2006. Quattro anni dopo ATM ha scelto per le Carrelli di ritornare ai colori originari. Scelta estesa poi ai Sirietto e alle serie tram 4600 e 4700.

Dettaglio della vettura arancione 1980

Le matricole passano dal 600, al 1500 poi 4600 e 4700. Come vengono stabiliti i numeri?

I tram urbani, prima delle Milano Ventotto, avevano tre cifre per le motrici e 4 per i rimorchi. Con le Carrelli spariscono gradualmente i rimorchi e prendono così le 4 cifre. Sono partite dal numero 1501. La dotazione aziendale di Carrelli era di oltre 500 vetture, arrivando fino alla matricola 2002. Tram che è ancora in servizio.

Ecco, Federico, è finita la fase di riscaldamento: sei pronto per la vera sfida? Ora arrivano le domande degli appassionati. Ci chiedono ad esempio se esiste un legame tra le Carrelli milanesi e i tram di Lisbona.

Formalmente non c’è nessun legame, sono modelli completamente diversi, nonostante siano visivamente simili e siano entrambi simboli delle rispettive città. Le Milano Ventotto nascono dal modello Peter Witt, mentre le vetture portoghesi risalgono al modello tipo Brill.

Un tram a Lisbona

Bravo Federico, sei preparato! Ma come mai — ci chiedono — secondo te, le Carrelli sono così longeve?

Sono strutturalmente molto semplici e poi vengono periodicamente revisionate e ristrutturate completamente. Ogni revisione completa, eseguita nell’Officina Generale di Teodosio, dura circa tre-quattro mesi.

Un’altra: cos’è quel rumore simile ad un caricamento che fa ogni tanto la Carrelli?

Si tratta del compressore d’aria. Carica l’impianto frenante che servirà per effettuare la successiva frenata.

Ci chiedono: “A volte ho visto penzolare delle catenelle esterne dai vecchi tram, a cosa servivano”?

Sono corde che servono per alzare e abbassare il pantografo (è quella parte che serve per captare l’energia elettrica dalla linea aerea di contatto, posta sull’imperiale del tram, ndr). Lo si usa in deposito, quando sono in corso delle riparazioni, o in linea quando viene tolta momentaneamente la corrente della rete aerea.

Dettaglio di un pantografo tranviario in piazza Cordusio

Sempre da un lettore: “Che tipo di legno è stato usato per la costruzione di questi tram”?

Inizialmente veniva utilizzato il teak di Giava, di provenienza indonesiana. Poi, durante il periodo di autarchia, si usò il ciliegio ma poi si ritornò di nuovo al teak.

Come mai i numeri di linea sono illuminati con la luce colorata rossa”?

Piccolo deposito velette tranviarie, con ‘Firenze’ e ‘1’ pitturate di rosso

Il numero è illuminato di rosso quando la corsa è deviata o limitata rispetto al suo normale percorso. Un tempo, fino al 1989, al posto della retroilluminazione si usavano numeri e velette verniciate di rosso. Oggi le deviazioni sono indicate, oltre che con l’illuminazione, anche con avvisi sonori a bordo.

Chiudiamo con una domanda curiosa e… misteriosa: cosa c’è sotto le panche del tram?

Alcune parti sono vuote. Altre nascondono le sabbiere, i contenitori per la sabbia, utilizzata per migliorare l’aderenza della ruota durante la marcia e in frenata. Altre ancora ospitano le batterie che permettono di far funzionare l’illuminazione interna del tram.

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Da 90 anni, Milano è la nostra missione. Questo è il profilo su Medium dell’Azienda Trasporti Milanesi.