I camion dell’INVALSI

In questi giorni si discute animatamente dell’appelloPer la scuola pubblica”, nel quale si propongono quattro moratorie, tra cui “l’uso dei dispositivi INVALSI a test censuario”.

Nel testo dell’appello è presente una forte critica ai test standardizzati e in generale all’operato (direi all’esistenza stessa) dell’INVALSI.

Con questo post non intendo entrare nel merito né prendere posizione “contro” o “a favore” i test o l’INVALSI.

Vorrei provare a proporre un altro punto di vista: sono proprio da buttare, gli esiti dei test INVALSI (quelli che già ci sono!) o possono fornire qualche informazione utile per il miglioramento della didattica, anche a coloro che li avversano, per (più che legittimi!) motivi ideologici o politici?

Ovviamente gli esiti dei test sono restituiti in modo analitico alle scuole, anche se non è mai stato indagato se e come questa restituzione sia effettivamente utilizzata.

C’è anche altro, però: quanti sanno che sul sito dell’INVALSI si trova una ricca documentazione, che include le Guide alla lettura di ognuna delle prove somministrate annualmente?

Ogni Guida contiene una breve introduzione, con la suddivisione degli item in relazione agli ambiti, traguardi e dimensioni delle Indicazioni Nazionali di riferimento, seguita dalla presentazione dei singoli item.

Per ogni item, sono riportati:

  • il testo della domanda;
  • le caratteristiche (AMBITO PREVALENTE, SCOPO DELLA DOMANDA, PROCESSO PREVALENTE, TRAGUARDO e OBIETTIVO;
  • i risultati del campione, ovvero non i risultati censuari, ma soltanto quelli delle “classi campione”, per le quali l’intero processo, dalla somministrazione alla correzione all’invio dei dati è supervisionato da un osservatore esterno;
  • un commento che aiuta, appunto, a “leggere” la domanda e i risultati.

A cosa può servire, uno strumento del genere?

Per capirlo, presento un esempio, tratto dalla Guida alla lettura della Prova di Matematica della classe V Primaria a.s. 2015/16.

L’item D18 è così formulato:

L’item D18 della prova INVALSI di Matematica V Primaria 2016

Lo scopo della domanda è “Dare significato a una divisione con resto”. Il processo prevalente è “ Risolvere problemi utilizzando strategie in ambiti diversi — numerico, geometrico, algebrico”. Il traguardo di riferimento è “Riesce a risolvere facili problemi in tutti gli ambiti di contenuto, mantenendo il controllo sia sul processo risolutivo, sia sui risultati. Descrive il procedimento seguito e riconosce strategie di soluzione diverse dalla propria”. La dimensione è “Risolvere problemi”.

Sembra, tutto sommato, una domanda piuttosto semplice: un problema “reale” facilmente comprensibile da un bambino di 10 anni.

Veniamo ai risultati del campione:

Da questa tabella si possono intuire (spero) il valore e l’utilità dello strumento.

Scopriamo infatti non solo che soltanto un alunno su tre ha saputo interpretare correttamente il problema, ma anche che il 40% dei bambini dimostra di conoscere l’algoritmo della divisione (risposta C) ma di non saperlo applicare correttamente al problema proposto.

Cosa ci dice, questo piccolo item?

Potrebbe suggerirci qualcosa sui metodi di insegnamento della matematica nella scuola primaria?

Possiamo forse ipotizzare che quel 40% di alunni che hanno diligentemente eseguito la divisione per 10 potrebbe avere semplicemente cercato nel testo le “parole chiave” che, secondo qualche metodologia in uso, “guidano” la risoluzione di problemi e applicato in modo “automatico” l’algoritmo della divisione, senza comprendere realmente il problema?

Può farci riflettere sulla necessità di insistere sugli aspetti linguistici dei problemi matematici e rimandare quindi alla questione della comprensione del testo, come priorità rispetto agli algoritmi di calcolo?

Cosa può raccontare questo piccolo esempio ad un singolo insegnante, ad un team di docenti di matematica (e non solo…) di scuola primaria?

Può innescare una riflessione? Può servire, nell’ottica del miglioramento?

Io penso di sì, con buona pace di tutta l’ideologia che sostiene o contrasta le prove.