Punteggiatura per principianti

Come imparare a mettere le virgole meglio di un grammar-nazi

Alle elementari le maestre mi hanno insegnato che la virgola non va messa dopo, o prima, della “e” congiunzione. Hanno insistito così tanto che è una delle poche regole grammaticali che ricordo da allora. Quella virgola era come un dogma di fede: non si metteva, punto e basta.

Qualche anno dopo, nel periodo ribelle dell’adolescenza, decisi che potevo fregarmene e scrivere come preferivo, virgole dopo, o prima, della “e” comprese. Mi sono sentita come lo straniero di Elea: angosciata per il matricidio che stavo per compiere, ma anche emancipata dall’aporia sulla punteggiatura.

Ho abbracciato così, nella più bizzarra delle maniere, lo stesso metodo sanamente empirico e pragmatico che Francesca Serafini promuove nel saggio Questo è il punto, pubblicato da Laterza. L’autrice, facendo eco a Luca Serianni, ci libera dall’illusione della prescrittività della grammatica e ci dice che non si deve (questo sì, è un obbligo) parlare di norma ma di usi accettabili, contro le forme di intolleranza dei “puristi della domenica”.

Abbiamo, però, un disperato bisogno di sicurezze linguistiche e l’approccio normativo rappresenta la strada più semplice: regole che descrivano e prescrivano, e che ci tolgano dall’imbarazzo della scelta. Con la sua natura polimorfa, invece, la punteggiatura mette in crisi queste certezze e diventa un banco di prova per misurare la maturità di uno scrivente. Non c’è nessuna rete di salvataggio, solo noi, pochi segni grafici e a tenerci lontani, o avvicinarci, una cosa che si chiama consapevolezza.

Non basta che i segni d’interpunzione li poniate correttamente… non basta! Bisogna porli consapevolmente!”

La consapevolezza non si può insegnare, comunque, e arriva, quando arriva, solo attraverso un’esperienza continua della lingua, letta e scritta. È per questo che, nell’articolo dedicato agli errori degli aspiranti autori, dicevo che per scrivere bene non è sufficiente essere nati in Italia. Che appreso una volta, l’italiano è per sempre, come scolpito sulla pietra. Bisogna aver letto e scritto molto. Bisogna continuare a leggere molto, e scrivere altrettanto. Allora la punteggiatura, e la grammatica, non saranno più paletti, ma strumenti che possiamo usare diversamente a seconda del medium, del contesto, del pubblico.

La sintassi è la parte della lingua che si lega al pensiero: è il pensiero che si dispiega in lingua. […] Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!

Il saggio è molto pop e poco snob: cerca di raccontare la punteggiatura a un pubblico forse poco avvezzo alla grammatica, e lo fa con iniezioni mirate di letteratura e ironia che rendono la lettura più fruibile e scorrevole.

C’è da schierarsi fin dall’inizio: l’interpunzione serve a indicare le pause del respiro durante la lettura o è uno strumento logico-sintattico? Serafini non ha dubbi: sceglie la seconda opzione e, se proprio di pause si deve parlare, che soltanto quelle logico-sintattiche siano accettate. Altrimenti, come classificare il punto esclamativo che ha funzione espressiva? A che tipo di pausa corrisponderebbe? E come giustificare la discordanza tra la punteggiatura e le pause reali che facciamo durante la lettura?

Ora che sappiamo che contrassegna rapporti logico-sintattici (all’interno della frase o tra più frasi), possiamo scrivere più tranquilli e smettere di rileggere a voce alta per vedere se le virgole sono state messe al posto giusto.

In base a questa nuova definizione, poi, riusciamo a ricavare almeno una regola per segno. Niente virgola tra soggetto e verbo o tra verbo e complemento oggetto, per esempio. Ma come abbiamo detto prima, nessuno ci obbliga e possiamo trasgredire — consapevolmente! — per ragioni espressive. Io lo faccio spesso, e non c’è niente di più divertente che giocare con le parole e i segni che le accompagnano. Senza dimenticare, però, la bussola: la chiarezza comunicativa necessaria al lettore per orientarsi nel testo che abbiamo prodotto.

Molto spesso (anzi: sempre) un’interpunzione consapevole ed efficace segna la differenza tra chi scrive per professione o comunque ambisce a qualcosa di più della semplice accettabilità, e l’inesperto o lo scrivente occasionale.”

Indicazioni di Francesca Serafini per comuni “scriventi”

  • Mai essere troppo presuntuosi da pensare di non avere niente da imparare.
  • Anche quando andate alla ricerca di un vostro stile, state attenti a non stravolgere quel patto convenzionale che rende possibile la comunicazione.
  • Di fronte alla pagina bianca, cercate di avere prima di tutto chiaro in testa quello che volete dire.
  • Unica regola di scrittura valida per tutti: autoflagellazione. Da ricordare soprattutto per chi è troppo condiscendente con se stesso, e quello che scrive.

Chiaro, no?


Sono un’editor e una consulente freelance che si occupa di branding e marketing. Dal 2009 vivo una relazione impegnativa col mondo editoriale, ma ancora non ci siamo lasciati. Se ti piace come scrivo, unisciti alla tribù dei lettori di Elementary, la mia newsletter personale. È strana, simpatica e arriva sempre nel momento giusto.

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