Verso una rivoluzione cognitiva: ‘didattica aumentata’, intelligenza emotiva e tecnologia

Niccolò Manzoni
Jul 6 · 11 min read

La significativa quantità di tempo che abbiamo trascorso tra i banchi ci impone di riconoscere la scuola in quanto prezioso luogo di confronto e di sviluppo che, dopo la famiglia, costituisce il nucleo sociale più vicino al percorso di crescita personale. Infatti, fino al raggiungimento della maturità, le aule sono l’ambiente più frequentato dai giovani. “Occorre quindi che l’istituzione scolastica mantenga il suo ruolo sociale, ovvero quello di formare le menti e forgiare gli animi del domani”. È in questi termini che vediamo il cambiare la scuola come un mezzo per cambiare il mondo.

È dai tempi di Quintiliano che ci si domanda come rendere la scuola più utile, interessante e adeguata al momento storico. Oggi l’educazione è impostata per creare esattamente quei tipi di lavori che stiamo andando a cercare di eliminare attraverso il progresso tecnologico e l’intelligenza artificiale. Come già si domandano i molti, di cosa si occuperà un giorno la ‘massa inutile’? I percorsi di studio ci stanno realmente preparando a gestire le sfide dei prossimi decenni o stiamo solo rimandando un inevitabile cambiamento radicale nella sua impostazione?

Quando nel mio articolo precedente ho parlato del training per gli astronauti, il riferimento (ovviamente) non era casuale. Oggi, i ragazzi vengono formati per affrontare e costruire un mondo che ancora non esiste e che ci appare oscuro e sconosciuto, come il cosmo. La scuola del futuro deve fare i conti con ciò che ci attende ed essere in grado di preparare le nuove generazioni per l’ignoto, con una formazione non solo tecnica ma anche esperienziale e psicologica: questo è ciò che il sistema didattico può attingere dal training spaziale per creare le basi di una civiltà più evoluta, in grado di cooperare e, inoltre, di espandersi oltre la Terra.

VERSO UNA ‘DIDATTICA AUMENTATA’

Un aspetto sicuramente basilare su cui concentrarsi nel cambiare la scuola è il modello didattico di riferimento che, purtroppo, suggerisce sin dai primi anni di elementari un approccio settoriale nei confronti del sapere e scoraggia l’interdisciplinarietà. Per stratificare la conoscenza ed immagazzinarla nella memoria a lungo termine è infatti necessario creare continuità tra le discipline che, pur trattando aspetti diversi, hanno lo stesso oggetto di studio. La già nota distinzione tra scienze naturali e scienze umane non è però sufficiente, di per sè, a modificare come il sapere viene organizzato e trasmesso agli studenti. Oggi siamo consapevoli che le informazioni, affinchè vengano assimilate e fatte proprie, devono essere in collegamento tra di loro sia in maniera orizzontale — attraverso appunto l’interdisciplinarietà — che verticale — costruendo una storia, un processo o un ordine gerarchico entro cui inserirle. La famosa mnemotecnica dei loci (detta anche il “palazzo della memoria”) consiste infatti nel creare una successione temporale che favorisce la ritenzione delle informazioni, mostrandoci come l’aspetto sensoriale sia fondamentale nell’apprendimento: questa tecnica in particolare associa specifiche informazioni da ricordare a luoghi fisici, permettendo di rievocarle in un certo ordine attraverso le relazioni spaziali. Con un utilizzo più espanso del potenziale della mente, non solo sfruttando quella razionale ma anche quella più emotiva, l’apprendimento sarebbe più efficace e interessante. Forse in questo modo, anzichè riprendere gli stessi argomenti 3 volte tra le elementari e le superiori, si potrebbe trattarli anche una sola volta in maniera approfondita o, potremmo anche dire, ‘aumentata’.

Cosa significa quindi implementare una ‘didattica aumentata’? Significa appunto coinvolgere nell’insegnamento più sensi, stimolando un apprendimento più attivo che aumenti il coinvolgimento e la partecipazione di tutte le persone coinvolte, sia studenti che insegnanti. È ormai ben noto che impariamo più dal fare, poichè la mente ha bisogno di movimento e di esperienza per assimilare al meglio. Visto inoltre il legame viscerale tra cognizione e corporeità, attività sportive e artistiche meriterebbero maggiore spazio nella formazione dei giovani. Il gioco stesso è il cuore di una didattica veramente efficace per il suo impatto sullo sviluppo cognitivo a livello di attività simbolica e di astrazione, per la sua capacità di stimolare la regolazione e l’espressione delle emozioni e per la sua essenziale funzione di socializzazione. Ma cos’è il gioco alla fine? Altro non è che un’attività pratica con delle regole, uno scopo e che mette alla prova della abilità. E che modo migliore c’è di imparare?

Per molti vedere gioco e didattica in una stessa frase è quasi ossimorico, eppure in origine, se andiamo ad analizzare l’etimologia della parola ‘scuola’, il suo significato è ‘tempo libero da occupare in maniera piacevole’, ‘ozio’. Ben lontana dal dimenticare l’importanza della lingua (o delle lingue) e della matematica, soprattutto tra i più piccoli, la prospettiva offerta incoraggia a rivedere alcuni presupposti teorici su cui sono stesi i programmi educativi. La lettura ad esempio oggi è associata solo allo studio, ma è un’attività che va urgentemente recuperata e rivalutata arricchendo la forma del materiale didattico: con i mezzi che abbiamo nel 2019, sarebbe interessante puntare di più su contenuti video, audio, piattaforme elearning, progetti di realtà aumentata e virtuale e sviluppo di videogames ad hoc, alleggerendo lo studio che pratichiamo attraverso la lettura; forse così in qualche ragazzino potrebbe rinascere il desiderio di prendere un mano un libro di propria spontanea iniziativa — magari mentre l’iPad è sotto carica. Dunque, l’insegnamento può avvalersi anche di questi strumenti, ma non possono essere l’unico aspetto ‘aumentato’ della didattica e, soprattutto, non devono incoraggiare l’eccesso nell’uso della tecnologia che può essere davvero dannoso, in particolare per le menti in via di sviluppo.

INTELLIGENZA EMOTIVA E ‘NUOVE’ SKILLS

La scuola non ci aiuta solo ad imparare, ma è anche un laboratorio di personalità, un luogo in cui scoprire e diventare chi siamo e, in virtù di questo, è necessario fare riferimento alla psicologia, un alleato spesso poco considerato. In questo campo, ci sono una serie di fenomeni che sono stati attentamente studiati— l’effetto Rosenthal, la minaccia dello stereotipo ecc. — e che hanno messo in evidenza la l’impatto di come viene percepita una persona sulla sua performance. L’ennesima prova di quanto le dinamiche psicosociali sono in grado di influenzare il nostro vissuto, anche in ambito scolastico, insieme alla nostra esperienza personale: certi episodi e situazioni passate ci condizionano ancora da adulti, che si tratti di un bel voto, di una relazione positiva con un professore, di un’amicizia ancora presente nella nostra vita, della scoperta di un talento. Questo perchè, come abbiamo detto, la scuola è un nucleo sociale di grande rilievo nello sviluppo e nella crescita.

Dunque, non si tratta solo di preparare i ragazzi a occupare dei posti di lavoro vacanti: oggi soprattutto è necessario prepararli a creare del lavoro nuovo e, per fare questo, servono persone nuove, con competenze tecniche e relazionali più sofisticate. Creatività, empatia, intelligenza emotiva, autodisciplina e time management diventano sempre più importanti e rappresentano caratteristiche distintive in grado di predire il benessere e il successo di una persona nel lungo termine. Queste sono tutte abilità che vanno coltivate, ma non necessariamente in tutte le fasi del ciclo di vita: prima della pubertà infatti, al di là dell’empatia, probabilmente sarebbe superfluo verbalizzare troppo le emozioni in quanto autoconsapevolezza e autoriflessione non sono ancora ben mature. Si può però iniziare a coltivare pillole di intelligenza emotiva, insegnando ai bambini ad etichettare gli stati d’animo, ad esprimerli, collegarli a determinate situazioni, convalidare le loro emozioni e, solo infine, aiutarli a trovare una soluzione per controllarle o trasformarle. Con la crescita, si può intensificare questo tipo di lavoro in quanto gli obiettivi formativi cambiano insieme alle richieste della vita sociale e il carico di lavoro fa più impegnativo: ecco che a quel punto la metacognizione, un corretto orientamento e una guida all’autoconoscenza e autosservazione diventano sempre più fondamentali, insieme a un’educazione informatica e finanziaria, per garantire un corretto inserimento dei ragazzi nel mondo degli adulti e del lavoro. Anche la sessualità e l’affettività, viste le modificazioni che stanno vedendo negli ultimi decenni, diventeranno — e già lo sono— un tema su cui sarà necessario lavorare con le nuove generazioni, ma magari approfondiremo questo punto in un altro articolo.

RICOSTRUIRE UNA RETE

Finora però abbiamo parlato dei ragazzi quasi in termini di individui isolati, tralasciando l’importanza delle famiglie e degli insegnanti. Il contesto infatti ha un’influenza fondamentale e non si può separare dai fattori responsabili di una maturazione funzionale. Il sistema scolastico oggi non è in grado di offrire una proposta formativa come quella sopracitata e le ragioni sono molteplici, ma proviamo a riassumerle in un unico concetto: spesso e volentieri, né famiglie né insegnanti sono preparati su queste competenze psicologico-relazionali e vengono lasciati soli ad affrontare il carico mentale ed emotivo di gestire dei ragazzi raramente interessati e condannati a formarsi per lavori che non esisteranno più. Questo naturalmente genera un diffuso clima di frustrazione e fiducia che annebbia il rapporto tra scuola e famiglia, la cui importanza, invece, è fondamentale e spesso sottovalutata.

Poco a poco, gli psicologi sono sempre più richiesti e stanno prendendo spazio all’interno (e all’esterno) dell’ambiente scolastico: la ragione è che c’è una mancanza percepibile che spinge a cercare negli psicologi sostegno e supporto — i sempre più diffusi deficit di apprendimento ne sono un esempio, il primo di tanti altri. Occorre quindi dare più strumenti agli insegnanti, anche per restituire loro la dignità di un lavoro che è tutto meno che un ripiego: fare il maestro è una seconda genitorialità, poichè si tratta di una figura importante della crescita dei bambini e come tale va formato e riconosciuto. Centrale è anche mettere i genitori nelle condizioni di facilitare il percorso dei loro ragazzi e creare una rete di supporto attorno ad essi, connettendo famiglie, scuole, insegnanti e psicologi. L’obiettivo è di creare un senso di comunità maggiore, con lo scopo di sostenere coerentemente degli sforzi educativi più impegnativi ma anche più adatti al momento storico che stiamo vivendo. Questa consapevolezza però ci richiede un grande atto di responsabilità: se la scuola non forma correttamente i ragazzi, la colpa è solo nostra e solo unendo le forze e agendo si può fare qualcosa.

INNOVAZIONE TECNOLOGICA E UMANISTICA

Pur riconoscendo la delicatezza necessaria da adottare nel mettere in contatto giovani e la tecnologia, è doveroso riconoscere che la stessa tecnologia che tanto temiamo/veneriamo esiste e chi vi si oppone verrà sconfitto dalla storia. Nel mondo che presentiamo alle nuove generazioni, non si può giocare nè al proibizionismo nè ad un irresponsabile lasseiz-faire. Ormai consapevoli (almeno a livello teorico) dell’impatto che i dispositivi tecnologici hanno sull’equilibrio biochimico del cervello — che altera i circuiti della dopamina, ricordando l’effetto di molte sostanze — la via di mezzo, che sta nella regolamentazione, è sicuramente la strada più adeguata.

Infatti, esistono anche tutta una serie di imprese che non mirano solo a commercializzare un prodotto o servizio per velocizzare processi già esistenti, ma avanzano anche una proposta sociale e culturale di un certo tipo. Realtà locali come Become, attraverso la VR, lavorano ad esperienze immersive da somministrare alle persone che poggiano su presupposti teorici affini a quelli sopracitati e sono parte di un protocollo approvato dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia: la ‘Psicologia Aumentata’ infatti (da cui mi son permesso di prendere ispirazione per la sezione sulla ‘didattica aumentata’), agisce attraverso delle metafore, come il viaggio in barca o il buco nero, che vengono sviluppate in brevi scenari di realtà virtuale. In particolare, pare che la metafora dia la possibilità ai due emisferi — quello sinistro più razionale, quello destro più istintivo— di connettersi e sincronizzarsi, mettendo insieme registri comunicativi molto diversi e agendo più in profondità nel ristrutturare pattern del nostro sè, della nostra mente e del nostro cervello (Proverbio, Crotti, Zaini & Adorni, 2009). Nasce quindi uno strumento in grado di connettere anche registri emotivi di persone diverse, permettendo di lavorare con un gruppo attraverso un’esperienza condivisa fonte di confronto. La Psicologia Aumentata infatti, oltre ad attingere nell’immaginario collettivo delle persone, abbassa le difese razionali per andare a connettere le parti diverse nelle persone e tra le persone: questo è lo spirito da cui trarre grande ispirazione nell’ideazione e costruzione di tecnologie positive per le persone e per il mondo scolastico. Naturalmente, ricordiamo che lo scopo non è avvicinare a prescindere le persone (in questo caso i ragazzi) alla tecnologia, ma farlo in un’ottica diversa, puntando a offrire esperienze ristrutturanti e migliorative. Rapportarsi con immagini e metafore infatti è molto più potente del solo pensiero razionale e non possiamo scordarcene nel riformare i modelli didattici.

La tecnologia ha anche tanti possibili usi in questo settore, dal velocizzare alcuni processi e rendere più sicuro il sistema tramite blockchain, all’evitare gli sprechi di materiale dei libri che cambiano edizione ogni anno. Esistono inoltre tutta una serie di piattaforme dove trovare corsi e mentori da seguire per acquisire nuove skills, anche in settori distanti dal proprio, consentendo di avere sconfinate possibilità di formazione a un prezzo davvero contenuto. Tutto questo e altro ancora però non può andare a sostituire il valore che a livello di rapporti umani il contesto scolastico ha. Eppure anni fa non mi sarei mai immaginato a sostenere una posizione di questo tipo. Ero uno di quegli studenti che si è diplomato al liceo principalmente perchè era abile a copiare, in tutti i modi possibili, ma ho capito una cosa: se è vero che a scuola oggi si può fare, nella vita invece non è possibile copiare dagli altri. Ognuno ha un percorso con delle possibilità e ha il dovere morale, per sè e per gli altri, di perseguirlo, oltre che il diritto di essere sostenuto in questa ricerca da una rete adeguata di supporti.

Con questo non si intende che la scuola debba insegnarci chi essere, ma potrebbe fornire gli strumenti per diventare chi siamo e capire/scegliere quale sia il nostro posto nel mondo.

L’innalzamento della coscienza è un obiettivo fondamentale che risparmierebbe molto lavoro tecnico impiegato in innovazioni che non producono vantaggi a lungo termine per l’uomo ed eliminerebbe preventivamente molti problemi legati alle logiche di innovazione e progresso tecnologico. Il salto evolutivo dell’uomo non deve essere solo scientifico, ma anche culturale. I nostri cervelli, essendo molto plastici, si modificano sulla base dell’ambiente in cui viviamo e che costruiamo e, per questo, io oggi voglio lavorare per una scuola in cui i ragazzi non vedano l’ora di entrare, di imparare, di stare insieme. Noi di VISIONARI, consapevoli dell’urgenza di questo cambiamento, incoraggiamo la presa di coscienza delle possibili direzioni e della necessità di spingere l’innovazione non solo con gli oggetti, ma espanderla a noi umani. Rivoluzionare noi stessi, il nostro sistema cognitivo e il nostro modo di stare al mondo è la chiave per un progresso che non può essere solo quantitativo, ma che guarda anche alla qualità della vita e del nostro stare al mondo.

VISIONARI è un’associazione non-profit che promuove l’utilizzo responsabile di scienza e tecnologia per il miglioramento della società. Per diventare socio, partecipare ai nostri eventi e attività, o fare una donazione, visita: https://visionari.org

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“As far as we can discern, the sole purpose of human existence is to kindle a light in the darkness of mere being.” — Carl Jung

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