La Relazione annuale sulle droghe del governo ci dice che la war on drugs ha fallito

Pubblicata con ritardo rispetto alle attese è disponibile la Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. I numeri ci dicono che i consumi restano alti, anche tra i giovani, che la salute è a rischio, il tutto nonostante l’impatto penale e criminalizzante non arretri di un millimetro. La repressione resta dunque l’obiettivo principale delle politiche pubbliche nonostante il discorso controcorrente del ministro della Giustizia Orlando ad Ungass.

di Patrizio Gonnella e Andrea Oleandri

Finalmente nei primi giorni del 2017 è stata pubblicata la “relazione sui dati relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia” relativa al 2015 e al primo semestre del 2016. Relazione che dovrebbe essere annuale ma che quest’anno si è fatta lungamente attendere.

Ma cosa dice? Vediamolo in breve.

I CONSUMI

La relazione si concentra soprattutto sui consumi degli studenti italiani e scopriamo così che al 2015 il 34% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha dichiarato che nel corso della propria vita avrebbe utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale. Nel corso del solo 2015 ben il 27% avrebbe fatto uso, anche se occasionalmente, di sostanze. Il 15% di questi ragazzi ha fatto uso di più sostanze contemporaneamente (‘poli-consumo’). Il 17% ha affermato di aver utilizzato sostanze psicoattive illegali nel mese precedente l’indagine (uso corrente) e il 4% ne avrebbe fatto un uso frequente (20 o più volte nell’ultimo mese nel caso di cannabis e 10 o più volte nel caso delle altre sostanze psicoattive illecite).

La sostanza maggiormente utilizzata è la cannabis, seguita da cocaina, stimolanti e allucinogeni, mentre l’eroina è quella meno consumata.

Un terzo degli studenti intervistati ha provato la cannabis almeno una volta nella vita, mentre poco meno del 27% l’ha utilizzata recentemente, percentuali che si riducono quando si fa riferimento al consumo corrente (17%) e a quello frequente (3%).

Circa il 4% degli studenti italiani ha provato cocaina almeno una volta nella vita e quasi il 3% lo ha fatto nel corso dell’anno di rilevazione. Poco meno del 2% di tutti gli studenti italiani ha consumato la sostanza nel mese antecedente la somministrazione del questionario e lo 0,6% ha utilizzato la sostanza almeno 10 volte nel corso dell’ultimo mese.

L’1% degli studenti ha assunto eroina nei dodici mesi precedenti lo studio, lo 0,7% nel corso degli ultimi trenta giorni, di questi ultimi il 57% ne ha fatto un uso frequente, corrispondente allo 0,4% di tutti gli studenti italiani.

Dunque pare che circa uno studente su duecento avrebbe fatto uso frequente di eroina. Un consumo che non avviene più principalmente per via endovenosa. Ciò favorisce un consumo più disinibito e toglie le paure delle malattie connesse all’uso di siringhe.

Nel 2013 il numero di utilizzatori di cannabis stimati dall’Istat è di 6,1 milioni mentre 1,1 milioni sono gli utilizzatori di cocaina. I consumatori di eroina risultano 218 mila e 591 mila sono gli utilizzatori di altre sostanze chimiche (ecstasy, LSD, anfetamine).

L’IMPATTO DELLE DROGHE SUL CARCERE

In tal caso useremo i dati ben più aggiornati forniti dal Ministero della Giustizia.

Le statistiche ci dicono che alla fine del 2016 18.702 persone erano in carcere per aver violato il Testo Unico sugli Stupefacenti sulle droghe (17.980 uomini e 722 donne). Di questi 6.922 sono stranieri (di cui 259 donne).

Il dato è in linea con quello degli anni passati e ha tratto solo in piccolissima parte beneficio dalla dichiarazione di incostituzionalità della Fini-Giovanardi che, di fatto, ha abrogato la legge nel febbraio 2014.

Nel 2009 i detenuti per reati di droga erano il 41,56% del totale. Con l’abrogazione della Fini-Giovanardi c’era stato un balzo immediato al 35,3% del 2014, fino ad arrivare al 33,9% del 2015. Tuttavia nell’ultimo anno i numeri sono nuovamente saliti. Ora il trend è nuovamente in salita, lieve, ma pericolosa. Al 31 dicembre 2016 infatti i detenuti presenti per violazione del TU stupefacenti erano il 34,2% del totale.

Oltre il 90% di chi finisce in carcere per reati di questo tipo viola l’art. 73 del Testo Unico che colpisce chi produce, traffica e detiene sostanze stupefacenti o psicotrope. Non si colpisce il narco-traffico ma la detenzione finalizzata allo spaccio. Così a essere arrestati e detenuti sono i più vulnerabili spesso con biografie molto complicate dal punto di vista personale, sanitario e sociale.

Molti dei detenuti per reati di droga avevano anche problemi di dipendenza legati alla droga. Infatti i tossicodipendenti erano il 25% circa del totale della popolazione detenuta, quota che risulta sostanzialmente stabile nel corso degli ultimi cinque anni.

Anche le sanzioni amministrative hanno avuto un impatto duro, tutt’altro che secondario. Nell’anno 2015 le persone segnalate alla Prefettura per sanzioni non penali ex art. 75 del DPR 309/90 sono state 31.317 di cui il 93,04% maschi. L’età media dei segnalati è di 23 anni, mentre le classi di età con maggiore incidenza sono quelle tra i 18 anni e i 20 anni (7.020) e quella oltre i 30 anni (8.415). Si conferma così quanto già emerso negli anni passati ove la popolazione più a rischio risulti la fascia adolescenziale, considerando che tra i 14 e i 20 anni, complessivamente, i soggetti segnalati sono 10.598.

Tra le sanzioni amministrative ve ne sono alcune inutilmente vessatorie, ovvero seguire programmi di disintossicazione anche laddove si tratta di consumatori non abituali, oppure il ritiro della patente che togli la possibilità di continuare una normale vita lavorativa.

I minorenni (e i giovani adulti fino a 25 anni) presi in carico dai Servizi Sociali della Giustizia Minorile per la prima volta nel 2015 sono stati 7.752. A 5.131 è stata contestata la violazione dell’art. 73.

I minori e i giovani adulti presi in carico dai Servizi Minorili per uso/abuso di sostanze stupefacenti sono stati 3.647, il 51% dei quali in carico già dall’anno precedente. Si tratta soprattutto di maschi (94%) e di soggetti di nazionalità italiana (85%).

Le sostanze maggiormente assunte sono state i cannabinoidi.

UN CAPITOLO A PARTE, LE DROGHE SINTETICHE

Le droghe sintetiche rappresentano ancora una novità nel panorama italiano come in quello europeo. La loro diffusione va ogni anno crescendo, così come le conseguenze negative per la salute dei consumatori, come raccontammo in un approfondimento di alcuni mesi fa. A dimostrare questo aumento c’è anche il numero dei sequestri che nel 2015, in Italia, hanno registrato un incremento, per quanto concerne le presentazioni “in dosi”, del 185,63%, mentre per quelle rinvenute “in polvere” del 140,08. Le dosi sequestrate ammontano a 26.689 unità. Relativamente al tipo di reato, le denunce hanno riguardato, per il 90,11%, le condotte di traffico e di spaccio e, per il 9,66%, il reato più grave di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.

Anche nel 2015 — stando alla Relazione — il mercato olandese ha rappresentato il punto di approvvigionamento delle piazze di spaccio nazionali. Non a caso le principali direttrici d’ingresso di questo stupefacente provengono da quel Paese, oltreché dalla Spagna, Polonia e dalla Cina.

Fra le droghe sintetiche sequestrate i quantitativi più significativi sono costituiti dall’ecstasy e dagli analoghi di sintesi che ne replicano gli effetti.

I RISCHI PER LA SALUTE

L’impatto dell’utilizzo di droghe sulla salute è sempre importante, nonostante alcuni miglioramenti negli ultimi anni.

I decessi causati dalla droga hanno mostrato una progressiva e costante diminuzione. Nel 2015 sono stati registrati 305 casi, l’86,2% dei quali uomini, con un rapporto di genere pari a 6,3 uomini per ogni donna deceduta. L’età media dei deceduti è pari a 39,3 anni (36,2 per gli uomini e 39,8 per le donne), il 4,9% è di nazionalità straniera. Per un terzo dei decessi avvenuti nell’ultimo anno, l’eroina è la sostanza maggiormente riportata come direttamente connessa all’evento letale, seguita da cocaina (12,1%), metadone (1%) e amfetamina (0,7%); per il 52% circa dei decessi non si è determinata la sostanza.

Sempre alto è il rischio di contrarre l’HIV o l’Epatite B e C per i consumatori di droghe, in particolari per via iniettiva. Spesso la diagnosi arriva tardivamente e questo rende ancor più problematiche le conseguenze per la salute. Oltre all’utilizzo di materiale non sterile, le cause di trasmissione sono anche i rapporto sessuali non protetti, pratica per la quale, in questo tipo di popolazione, la percentuale di trasmissione è più elevata.

UNGASS. DALL’ITALIA UN NUOVO APPROCCIO, FINORA SOLO NELLE INTENZIONI

Ad aprile 2016 si è tenuta a New York la Sessione Straordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul tema della droga. Nella Relazione sono riportati i vari interventi della delegazione italiana, sia durante la plenaria che negli altri incontri. Di particolare interesse è l’intervento del ministro della Giustizia Andrea Orlando di cui riportiamo alcuni stralci.

“L’UNGASS è un’occasione eccezionale per promuovere maggiore consapevolezza circa l’obiettivo ultimo delle Convenzioni sulla droga: la salute e il benessere dell’umanità. Dovremmo sfruttare la flessibilità prevista dalle Convenzioni per applicarle in maniera più bilanciata, efficace ed umana, assicurando che le nostre politiche in materia di droga rispettino pienamente i diritti umani e siano orientate alla tutela della salute.

La Comunità internazionale dovrebbe pienamente riconoscere il consumo di droga come una questione sanitaria e la tossicodipendenza come un disturbo multi-fattoriale cronico e curabile, che dovrebbe essere trattato e non punito. Dovrebbe tenere un approccio pragmatico, non ideologico. Un approccio orientato ai risultati, che incoraggi gli Stati nazionali a promuovere politiche pubbliche in considerazione della loro efficacia, più che in obbedienza a mere declamazioni di principio. La persona umana va posta al centro delle politiche nazionali in materia di droga. Dobbiamo garantire l’accesso all’intera gamma di misure, che includono prevenzione, trattamento, riduzione del rischio e del danno, riabilitazione, recupero totale e reinserimento sociale, prestando speciale attenzione alle donne, ai giovani, ai gruppi vulnerabili e alle persone che hanno meno accesso ai servizi, anche in carcere.

La prevenzione è un investimento cruciale per l’intera società; al riguardo, famiglia e scuola rivestono un ruolo fondamentale.

L’HIV/AIDS è tuttora un problema enorme tra le persone che consumano e iniettano droghe: le misure di riduzione del rischio e del danno si sono dimostrate efficaci”.

I COSTI

Grande assente nella Relazione di quest’anno sono i costi sostenuti per mantenere in piedi il sistema di repressione previsto dalle Leggi attualmente in vigore.

Se è facile ottenere quello relativo alle carceri — anche nel 2016 si è speso poco meno di un miliardo per detenere chi ha violato la normativa antidroga — più difficile risulta essere quello relativo alle spese per forze di polizia e tribunali.

Dalla relazione 2015 sapevamo che i milioni spesi nel 2014 erano rispettivamente 180 e 9, anche se il dato dei tribunali lo abbiamo contestato al rialzo.

Rimane il mistero su quanto si sia speso nel 2015.

Non sappiamo poi quanto guadagni la criminalità organizzata, ma sappiamo — leggendo la Relazione — che nel 2013 le attività connesse agli stupefacenti rappresentarono quasi il 70% del complesso delle attività illegali stimate dalla contabilità nazionale e pesano per circa lo 0,9% sul Pil. In particolare, il consumo di sostanze stupefacenti sul territorio nazionale è stimato in 14 miliardi di euro, di cui un quarto all’utilizzo di derivati della cannabis.

Dunque, numeri alla mano, quello delle droghe è il più grande business criminale d’Italia.

ALCUNE NOSTRE OSSERVAZIONI FINALI

La relazione fotografa l’attuale situazione italiana senza un progetto per invertire le politiche orientate alla repressione.

I dati sono spesso riferiti ad anni lontani e non consentono una comprensione del fenomeno che spesso cambia invece profondamente di anno in anno.

Sono citate le parole del ministro della Giustizia Andrea Orlando che vorrebbe ridurre l’impatto repressivo di quel che resta della legge Fini-Giovanardi ma non c’è un conseguente programma politico alternativo.

La guerra alle droghe ha fallito. Lo riconosce lo stesso Governo ma non fa nulla in direzione opposta. Nulla per cambiare l’approccio ideologico che è stata la base fondativa della war on drugs. Nulla per muoversi nel solco delle politiche di quegli stati che hanno legalizzato la cannabis.

In Italia un giovane o un ragazzo che intende far uso di droghe leggere si trova buttato nelle mani degli spacciatori di droghe pesanti alimentando mercati mafiosi.

È allora urgente un profondo cambiamento delle attuali leggi, attraverso la modifica radicale del Dpr 309/90 per una completa depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti; della legalizzazione della cannabis, riprendendo il dibattito sul testo di legge dell’intergruppo Cannabis Legale da integrare con la proposta di legge di iniziativa popolare Legalizziamo.

L’eroina è nuovamente troppo consumata. Si dovrebbero aprire stanze del consumo per contrastare le morti per overdose e la diffusione di malattie gravi. Per informare sui rischi del consumo per via non endovenosa.

Si dovrebbero sviluppare programmi di riduzione del danno così come si faceva a livello territoriale prima dell’orgia securitaria avallata dalla legge Fini-Giovanardi.

Dove questi provvedimenti sono stati messi in atto (del tutto o parzialmente) come in Colorado, Portogallo, Svizzera, abbiamo visto ridurre il numero degli adolescenti che utilizzano droghe, abbiamo visto diminuire la popolazione carceraria per motivi legati al consumo di droghe, abbiamo visto ridursi i guadagni dei gruppi criminali e aumentare le entrate degli Stati, abbiamo visto ridurre il numero delle morti legate alla droga.

L’Italia compia un passo deciso in questa direzione.

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