Diego Garcia

Dovreste proprio conoscere Ylenia.
Quella donna è uno spasso, l’ho conosciuta al funerale di Mike Bongiorno.

Non era lì per piangere il noto conduttore, mi disse, ma per sincerarsi sia veramente morto. Non ho mai capito cosa intendesse quando si lasciò sfuggire che imputava a lui le sue freakettonissime crisi adolescenziali anti televisive e la voglia di allontanarsi dal mondo e dalla società. Probabilmente ha frequentato l’ambiente televisivo nei primi anni 80, considerato che all’epoca, a stima, dovrebbe esser stata una biondina niente male.

Mi invitò al Raduno annuale dei figli illegittimi di Vasco Rossi, assicurandomi che non è un vero e proprio raduno in tal senso, ma anzi un rave in una piccola isola dell’oceano indiano.

Ok.

Siamo in navigazione da un paio di giorni per Diego Garcia, isola di un’atollo in pieno oceano indiano, un angolo di paradiso di pochi chilometri quadrati dal quale i governi americani e britannici hanno decretato la deportazione integrale della popolazione locale in favore di una base militare. Grazie civiltà.

Quando mi è stata proposta questa iniziativa avevo pensato, chissà perché, ad uno yacht extra lusso. Quello che ci ospita invece è un ferry comprato di seconda mano dalla ACTV di Mestre, adibito a discoteca galleggiante.

Il nostro gruppetto è vario, ma per lo più gira intorno ad Ylenia, che con la sua magnetica personalità attira i personaggi più interessanti.
Una sera Ylenia, in compagnia del Piede di Danny de Vito, mi raccontò di quella volta in cui Davide Toffolo ci provò con lei.

“Era così goffo e trasandato che stavo per cedere, ma quando si rese conto che non ero minorenne diventò pallido e se ne andò”

Al che il Piede di Danny de Vito intervenne per spiegarci questa sua teoria che vedeva Davide Toffolo come il Max Pezzali del fumetto. Mentre musicalmente parlando lo associava ai buzzurri abitanti dei paesini che compaiono in background nei servizi di Striscia la Notizia. Quelli che si sforzano di parlare italiano, spesso invano.

“Ma dài” intervengo “ha fatto anche delle canzoni simpatiche tutto sommato, e se poi consider-” SWAAAP mi arriva una piedata in faccia.
Ma non era il piede di Danny. Era Benny, l’americano che avevo conosciuto a casa di Gondry.

“Benito che ci fai qui? E perché mi colpisci?”

“Per prima cosa non chiamarmi Benito. Ti ho colpito perché hai usato il termine *canzoni* all’interno di una frase che contiene anche *Davide Toffolo*, e questo è male.
Sono qui sotto invito di Ylenia, ci conosciamo ormai da 20 anni, dal giorno in cui l’ho salvata dagli alligatori del Missisipi.
È stata fortunata, sai sono uno degli ultimi della squadra istituita dal governo per l’abbattimento degli alligatori. Ero nel posto giusto al momento giusto. Ed avevo il know-how.”
Strizza l’occhio a Ylenia.

A questo punto, interviene Paolo Noise dello Zoo di 105, che terminato il djset era ormai divelto, sia fisicamente che psicologicamente.
Getta le braccia attorno le spalle di Ylenia e Benny e biascica qualcosa a proposito delle matite nell’ufficio di Linus.
Mi chiedo come mai ci si ritrovi sempre a tirare in mezzo il buon Pasquale.

Il silenzio all’interno del gruppetto cala improvvisamente, a sottolineare lo scarso interesse sollevato dall’argomentazione, cosicché la musica di sottofondo riempie il vuoto.
Sarà stato il caso, ma proprio in quel momento Dj Gruff stava passando un remix drum‘ n’bass di una cover swing in cui una voce femminile bercia

e hai pianto per un film e hai chiuso da poco con chi non t’ha capita e forse non ti capirà maaaai

Ylenia ride tra sé, con lo sguardo basso. Sono molte le cose che ci nasconde, ma finalmente ho capito dov’è che l’avevo già vista.
Curioso non abbia nemmeno deciso di cambiare nome, considerando saranno vent’anni almeno che il mondo intero la crede morta.

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