6 consigli per diventare uno scrittore

​E imparare a diffidare dei guru motivazionali

Ci sei cascato, vero? Di’ la verità.
Intanto mi scuso per il titolo al limite del clickbait, ma ammetto di aver voluto attirare la tua attenzione.
Veniamo subito a noi.

Io ti conosco benissimo. Il tuo profilo, per me, è come un libro letto e riletto: giovane, speranzoso, acculturato, di aspetto più o meno bello. Convinto di avere talento. Sei quanto di migliore il nostro sistema scolastico sia riuscito a produrre. Senti di poter riuscire a sfondare e di tramutare una semplice passione in una professione a tutti gli effetti. Sogni di sfornare qualche decina di best seller e di guadagnare vagonate di dobloni sonanti.
Ti sei deciso: vuoi fare lo scrittore. Tuttavia, ti sembra di averle provate tutte. Scrivi e riscrivi, ma senza che nessuno ti legga, per non parlare del numero infinito di editori che non si sono degnati di risponderti. Ed è proprio per questo che sei approdato su questo articolo. Lo vedi come la tua ultima spiaggia.

Ora, è bene tu sappia un paio di cose:

  1. Non sono un santone. Non indosso una tonaca. Non mi strizzo in un gessato volto a nascondere la mia personale insicurezza sulle sicurezze che cerco di trasmetterti. Puoi vedere me e Sekken’s Digest come l’assoluto contrario di Gesù nel tempio: pieno di buoni consigli, ma ricco di cattivo esempio;
  2. Questo non è un articolo motivazionale. Se sei in cerca della felicità cerca pure altro, magari uno scritto o un video in cui ‘fallo’ viene investito di una valenza quasi orgasmica e, appunto, fallica per chi scrive o parla. In poche parole, non ho un ‘fallo’ in bocca e non mi interessa averlo;
  3. Marketing, orari più indicati alla pubblicazione, lunghezza giusta dei post e altre sciocchezze? Lungi da me;
  4. Insensata nostalgia per l’arretratezza tecnologica? (vedi risposta al punto 3).

Dopo questa lunga ma doverosa premessa, sento di poter iniziare. E se tu non hai ancora chiuso questo articolo, per me sarà un piacere condividere quanto sto per dire.

La scrittura è arte. In quanto tale, quindi, è inversamente proporzionale al concetto di formula vincente. Nessun elenco miracoloso, nessuna dieta magica a base di verdure coltivate nell’orto misurante due metri per due del contadino cimbro sperduto in mezzo al nulla montuoso.
La scrittura è semplice e spietata: o la si possiede oppure è tutto inutile. Il talento di narrare non può crescere dal nulla, ma si acquisisce alla nascita. Deve essere coltivato, certo, ma è un qualcosa che ti porti dentro dall’inizio. Sta solo a te scoprire in quale forma riesci meglio: scrittura, pittura, scultura ecc.
Detto questo, togliti pure dalla testa l’idea di poter trasformare una passione in professione senza un duro lavoro alle spalle. Gli utili strumenti per scrivere un best seller non si improvvisano, ma si sviluppano e affinano fallimento dopo fallimento.

Semmai, esistono pochi accorgimenti che possono aiutarti a mantenere viva l’immaginazione, combattere la pigrizia e rimanere in esercizio.
A partire dalla mia esperienza, ancora fallimentare in quanto a pubblicazioni, sono riuscito a individuare 6 punti che possono aiutarti:

  1. Leggi: prendi ispirazione dai grandi. L’arte, in fin dei conti, è una continua copiatura che va avanti fin dagli albori. Quindi la scrittura, come ho già scritto in un precedente articolo, è «copiatura e compenetrazione». Solo in questo modo potrai sviluppare un tuo stile personale;
  2. Non esaurire le scorte: non scrivere mai finché rimani senza niente da scrivere, ma fermati un po’ prima. Lasciati qualche appunto, un punto di partenza. Il giorno dopo saprai da dove ricominciare;
  3. Scrivi appena puoi, non importa il supporto: computer, tablet o carta da formaggio. L’importante è scrivere;
  4. Non soffermarti sulla bontà di quanto stai scrivendo, questo viene dopo: fatti travolgere dal fiume in piena dell’ispirazione. Scrivi, scrivi, scrivi e ancora scrivi. La prima bozza sarà quanto di più brutto tu abbia mai scritto. Per renderla leggibile — ricorda che ti stai rivolgendo al lettore, non a te stesso — ci sono le correzioni che produrranno la seconda bozza (e ricorda di tagliare ciò che trovi puro pleonasmo, ma questo lo approfondirò in un altro articolo);
  5. Cerca di scrivere ogni giorno, ma non forzare le idee: mantenersi in esercizio è importante, per lo meno quando si ha tra le mani quella che si reputa essere una buona idea. Tuttavia, se un giorno senti di non avere niente da scrivere, fai pure a meno. Fare stretching con le idee è cosa pessima e malsana (è più salutare fumare un intero pacchetto di sigarette);
  6. Tieni sempre a portata di mano vocabolario e dizionario dei sinonimi e contrari: per quanto asciutto possa essere il tuo stile, arricchire il lessico ti fa solo bene. Solo così sarai in grado di scegliere i vocaboli e le forme grammaticali più adeguate a quanto stai narrando.
Amazon: versione italiana, lingua originale

I punti appena elencati non sono nulla di nuovo, e chi ha letto On Writing di Stephen King lo sa bene. Non vogliono essere parte di un vademecum di buone e affidabilissime pratiche senza le quali è impossibile scrivere.
Quello che posso dirti, caro lettore (scrittore), è che da quando seguo questi sei punti sento di scrivere meglio, anche se il giudizio finale non spetta certo a me. È anche vero, però, che il campo artistico è pura soggettività. Ognuno deve trovare il suo metodo per riuscire a disciplinare, per quanto possibile, la propria arte.

Queste mie conclusioni, lo ammetto senza problemi, sono quanto di più abusato si possa trovare in circolazione. Ma se ci sono in giro ancora tanti fantomatici guru convinti di poterti abbindolare facendo leva su argomenti simili, allora vuol dire che il problema non è loro. Sbaglio?!

E.