Riparte ANPR: l’anagrafe nazionale unica

Il primo passo per la semplificazione dei processi nella Pubblica Amministrazione

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Vi siete mai chiesti come mai ogni volta che andate a uno sportello pubblico vi vengono chiesti i dati anagrafici, il vostro indirizzo di residenza o i dati dei vostri familiari? Oppure perché certe operazioni le potete fare esclusivamente dal Comune di residenza – se non addirittura di nascita?

Ebbene, il motivo ha a che fare con i puzzle. O meglio, con la loro risoluzione. Nel 1978 Perec ci scrive un libro intero, sulla vita e sui puzzle, su come ogni pezzo è prezioso ma non vale nulla senza tutti gli altri. Sentite come lo spiegava lui: “Si può guardare il pezzo di un puzzle per tre giorni di seguito credendo di sapere tutto della sua configurazione e del suo colore, senza aver fatto il minimo passo avanti: conta solo la possibilità di collegare quel pezzo ad altri pezzi”. È il collegamento il punto. In Italia, ancora oggi, la maggior parte delle anagrafi custodiscono il pezzo di un puzzle, che acquista senso soltanto se incastrato con tutti gli altri piccoli pezzi, a formare un unico grande quadro. In qualche modo, la nostra sfida è quella di completare questo puzzle, da ben 8.000 pezzi, uno per ogni anagrafe comunale.

Credit: Qieer Wang on GIPHY

Infatti, ad oggi le nostre identità sono sparpagliate in 8.000 anagrafi diverse: ogni Comune gestisce la propria individualmente servendosi di software che comunicano con alcuni sistemi centrali ma non tra di loro – pur rappresentando l’unica fonte certa e autoritativa per tutti quei dati anagrafici quali nascita, residenza e composizione del nucleo familiare.

Ma i problemi non finiscono qui. Pensiamo a un cambio di residenza: il nuovo Comune deve mandare al precedente una comunicazione che viene letta e processata manualmente. Su scala nazionale questo avviene circa 7.000 volte al giorno. Immaginando che ogni operazione richieda un minimo di dieci minuti, anche solo il completamento di un’attività così banale costa ai nostri Comuni almeno 14 milioni di euro l’anno. E, naturalmente, non è un caso isolato: ci sono ancora tante operazioni che ad oggi devono essere processate a mano.

Senza contare che la gestione manuale di trascrizioni e la loro frammentazione generano un problema di qualità e correttezza dei dati.

Da alcune analisi condotte da AgID e Sogei, infatti, emerge come circa l’1% della popolazione abbia dati incongruenti tra quelli registrati all’anagrafe e quelli su altri database nazionali. Seicentomila persone in totale, persone che potrebbero imbattersi in errori burocratici per il calcolo delle tasse o il conteggio della pensione, oppure ancora riguardanti la validità di contratti a loro intestati. È capitato a molti: spendere tempo per sistemare un nome o un cognome, recuperare una notifica inviata a un indirizzo non aggiornato o magari sistemare un codice fiscale errato. Il motivo è proprio da ricercarsi nella frammentazione dei dati e nella mancanza di sincronia tra le base dati.

Ci sono, poi, ancora tanti altri problemi legati alla stessa architettura tecnologica del sistema anagrafico italiano: dai pericoli relativi alla sicurezza informatica alla difficoltà di costruire un nuovo sistema informativo che possa integrarsi con gli 8.000 database già esistenti (e che non comunicano tra di loro), dal rischio di un dissesto idrogeologico – talvolta terremoti e inondazioni hanno reso questi sistemi inutilizzabili – ai costi generati dalla mancanza di economie di scala, per arrivare a un sistema di processi e servizi al cittadino frammentato e incoerente, diverso pressoché per ogni Comune italiano.

La soluzione è ANPR

La normativa italiana ha già risolto questi problemi prevedendo la creazione dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente – ANPR – presso il Ministero dell’Interno: un’unica banca dati nazionale nella quale far confluire i dati anagrafici di tutti i residenti in Italia e degli italiani residenti all’estero (registrati all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero – AIRE).

La migrazione dei dati da tutti i Comuni al nuovo database unico avrebbe dovuto completarsi, secondo la Legge, entro il 31 dicembre 2014 ma, per quella data, solo l’eroico comune di Bagnacavallo era entrato in ANPR (o, meglio, subentrato come si dice tecnicamente).

Sembrava che ANPR fosse uno dei numerosi progetti tecnologici che in Italia sono decretati per legge ma che fanno fatica a vedere la luce per mancanza di leadership e coordinamento, lavoro di squadra e competenze.

Eppure rimane una parte fondamentale del sistema operativo del Paese che vogliamo costruire, un suo componente infrastrutturale.

Credit: Wolfram Research su GIPHY

È per questo che il Team per la Trasformazione Digitale ha accolto l’invito del Ministero dell’Interno ad aiutare a portare a compimento il progetto ANPR e da gennaio 2017 alcuni membri della nostra squadra si sono dedicati a tempo pieno per sostenerlo con una nuova energia. Abbiamo introdotto un nuovo processo di project management: dopo mesi di negoziazione, il nuovo contratto tra Ministero dell’Interno e Sogei, la società realizzatrice di ANPR, è giunto finalmente alla fase di firma e il Team di Trasformazione Digitale ha assunto ufficialmente il ruolo di Program Office.

Nulla di particolarmente eclatante per chi normalmente gestisce processi complessi; una practice non comune nel mondo della Pubblica Amministrazione.

Che cosa è già stato fatto

Siamo partiti a gennaio 2017 con l’obiettivo di imparare tutto il possibile dalle tante persone che dal 2013 hanno lavorato o partecipato alla costruzione di ANPR: abbiamo analizzato insieme le difficoltà e i problemi riscontrati, abbiamo ascoltato ogni loro suggerimento.

Un progetto di tale complessità – che coinvolge 8.000 comuni, numerosi enti centrali, oltre 40 fornitori di servizi tecnologici e migliaia di persone – non può procedere senza un processo informativo chiaro e trasparente. Per questo, come primo passo, abbiamo cercato di facilitare la comunicazione coinvolgendo gli stakeholder chiave che hanno mostrato una genuina passione per il successo di ANPR.

Con la collaborazione di Sogei, abbiamo creato e iniziato ad utilizzare un issue tracking system pubblico su GitHub, ovvero un sito su cui segnalare e condividere problemi, correzioni o anche solo richiedere chiarimenti; un luogo (virtuale) in cui chiunque può vedere le richieste effettuate, beneficiare delle risposte già fornite e avere un messaggio chiaro circa qualsiasi difficoltà.

Inoltre, abbiamo creato una mailing list tra i rappresentanti delle Pubbliche Amministrazioni per condividere idee, documenti e soluzioni, e una newsletter per inviare comunicazioni periodiche ai circa 40 fornitori di software dei Comuni, agli operatori anagrafici ma anche, in generale, a tutti coloro che hanno espresso interesse nel progetto.

C’è anche una sezione dedicata ad ANPR sulla piattaforma developers.italia.it (e se ancora non sapete cosa sia, è spiegata in questo post), dove abbiamo avviato un forum di discussione sulle problematiche ed evoluzioni di ANPR, a cui chiunque è invitato a partecipare.

Nonostante non ci fosse un accordo formale tra Ministero, Sogei e Team di Trasformazione Digitale, e nonostante i non pochi timori sull’utilizzo di tecnologie e processi che mai erano stati usati su ANPR, siamo riusciti a partire: da marzo ad oggi, abbiamo gestito insieme a Sogei più di 200 richieste presenti sull’issue tracking system di GitHub; diversi messaggi e documenti sono stati distribuiti tramite la mailing list e il forum, e hanno ricevuto centinaia di contributi; i Comuni stanno reagendo in maniera positiva al nuovo metodo aperto di lavoro.

Attraverso questa collaborazione con Sogei e altri enti abbiamo creato un documento per spiegare ai Comuni cosa cambia con la migrazione, e come correggere le anomalie (lo trovate qui).

Gradualmente si sta formando una comunità di persone senza il cui aiuto sarebbe impossibile portare avanti ANPR.

Sono ancora soltanto piccoli passi, ma danno l’idea di quanta passione e cura sia dedicata ogni giorno a questo progetto e di quanto sia atteso con ansia da tutti gli operatori. A volte anche una semplice comunicazione circa un problema risolto può servire a far avanzare questa macchina così complessa.

Un puzzle da 8.000 pezzi

Le migrazioni ad ANPR sono ripartite da marzo e oggi sono attivi su ANPR 10 Comuni, ovvero circa 230.000 abitanti (lo sappiamo, fa sorridere di fronte al numero finale da raggiungere!).

Poi, ci sono 720 Comuni in una fase di pre-subentro – ovvero stanno effettuando gli ultimi test sulla loro anagrafe per correggere eventuali anomalie nate dal passaggio ad ANPR – , altri 2.000 Comuni che hanno iniziato a fare test di correttezza e, infine, tutti i 40 (e più) fornitori di servizi tecnologici e anagrafici stanno facendo test di integrazione sui Comuni pilota o hanno già prodotti che supportano l’integrazione.

Stiamo pianificando il passaggio ad ANPR anche per alcuni grandi Comuni come Firenze, Napoli e Torino, il cui passaggio sarà naturalmente più delicato. Seguiremo direttamente il loro subentro mentre, per realtà più piccole, stiamo cercando città capofila che possano assistere e sostenere i Comuni limitrofi.

La sfida è quella di creare un effetto valanga: passare dai pochi Comuni che periodicamente migrano ad ANPR, a un processo industriale che ci consenta di migrare decine di Comuni alla settimana. E possiamo riuscirci soltanto con l’aiuto di tutte le software house e dei Comuni, e con il supporto delle Istituzioni.
Credit: Parallel Studio su GIPHY

Servirà molto impegno, molta determinazione ma, soprattutto, la crescita di una comunità di persone che accetti il cambiamento culturale che una nuova visione di progetto aperto comporta.

E qui vale la pena sottolineare un aspetto: ANPR da solo non può risolvere il problema del cittadino a cui troppo spesso viene richiesto di fornire gli stessi dati a diverse Amministrazioni Pubbliche.

ANPR è una piattaforma abilitante che facilita la semplificazione dei processi, e soltanto se le Amministrazioni cambiano questi processi se ne potranno vedere i benefici.

Per intenderci, riportiamo qui un esempio di tecnologia abilitante che in assenza di cambiamenti nel processo sottostante perde il suo valore. Ci scrive una cittadina:

Stamani vado in zona X. Parcheggio sulle strisce blu e pago quanto dovuto con l’applicazione “Tap&Park” del Comune di Y, soddisfatta che finalmente ci sia un metodo “moderno” per agevolare i pagamenti. Faccio quello che devo fare e torno dopo quasi un’ora. Sorpresa. C’è un bel foglietto rosa sul parabrezza. Chiamo l’ufficio verbali della polizia municipale e spiego la cosa. Chi mi risponde al telefono non sa che pesci prendere e chiede al dirigente. Rimango in attesa 15 minuti. Con fastidio crescente. Alla fine mi viene detto: “Eh signora, non sappiamo bene come affrontare il suo caso perché non ne sappiamo nulla di questa applicazione. Si dovrebbe informare da SAS Servizi alla Strada e poi fare ricorso”. Ah, tu UFFICIO VERBALI non sai nulla?? Ah, IO mi devo informare?? Ah, tu SERVIZIO PUBBLICO invece di prendermi in carico mi dici semplicemente che sei ignorante e che devo fare da me?? Vado fisicamente all’ufficio verbali in via Z. L’impiegata dello sportello si arrampica sugli specchi. Vede la schermata che attesta che all’ora del verbale io stavo regolarmente pagando la sosta. Mi dà ragione ma nulla più. Chiedo di parlare col dirigente. Arriva uno che mi conferma che non sanno se e come SAS gestisca l’applicazione tanto sbandierata dal Comune e che non ho altro modo per farmi annullare la multa che aspettare che arrivi il verbale e fare ricorso. Mi faccio dare circa 10 inutili mail a cui mandare inutile reclamo ed esco. Fine della favola di un’amministrazione digitale al passo coi tempi.

Insomma, abbiamo davanti un enorme puzzle ancora da completare. E, certo, non è roba da poco. Soprattutto perché è un puzzle che ridisegna tutta l’Italia, ne percorre i margini in lungo e in largo, non lascia fuori nessuno. Da soli è impossibile completarlo. E non possiamo farlo se non stabiliamo processi e principi di collaborazione.