This post is available also in English

Abbiamo deciso di seguire un consiglio di João Gilberto, uno dei maestri della bossa nova, che così parlava a un giovane Enrico Rava, durante i suoi anni a New York: “Suona solo le note necessarie. Le altre cerca di non suonarle”.

Copyright: Eriyalim

Il buon jazzista sa che suonare implica anche – e a volte soprattutto – suonare di meno, suonare solo ciò che è necessario, sapendosi prendere pause e imparando ad ascoltare gli altri musicisti, perché si crei l’armonia giusta.
Nell’era dei social media, iperconnessa e sempre comunicativa, il rischio di comunicare più del dovuto e confondere quel che si dovrebbe dire con il superfluo è sempre in agguato.

Verso il nuovo “sistema operativo” del Paese

Competenze tecnologiche e primi programmi

Nessuno può realisticamente pensare che due anni – la durata del mandato del Team di Trasformazione Digitale – siano un tempo sufficiente a digitalizzare la Pubblica Amministrazione italiana. L’obiettivo che ci poniamo è quello di attivare un processo di cambiamento e di fare in modo che la digitalizzazione non sia più “straordinaria” ma diventi la normalità nella PA. Ebbene, il mio principale obiettivo sarà, paradossalmente, fare in modo che il mio stesso ruolo di “commissario straordinario” cessi di esistere.

L’obiettivo immediato è quello di creare questo team. Senza una squadra competente ed entusiasta non si va molto lontano. Ho deciso quindi di indirizzare il mio primo post ai talenti”: l’avevo scritto a fine settembre.
La partecipazione è stata superiore a ogni nostra più favorevole aspettativa. Siamo stati inondati dal talento con curricula di altissimo livello e oggi, dopo decine di test e interviste, vi presentiamo il risultato della nostra selezione.

Copyright: Chalabala

I componenti della squadra sono italiani che hanno fatto le valigie per ritornare dal Rhode Island, da Berlino, da New York, dalla Silicon Valley, da Zurigo; altri arrivano da ogni angolo dello stivale (Roma, Firenze, Milano, Trento, Brescia, Palermo, Padova); quasi tutti da società tecnologiche, startup e multinazionali e, con piacevole sorpresa, da aziende della Pubblica Amministrazione.
C’è chi ha quattro lauree e chi non ha finito l’università perché ha creato la propria startup o è entrato in aziende alla ricerca talenti tecnologici unici.
Alcuni hanno ottenuto un periodo di congedo e, al termine della missione, torneranno con un nuovo bagaglio di esperienza, di competenza e anche di errori da condividere. Parlare con i capi delle loro aziende mi ha fatto capire, ancora di più, quanto questa missione sia condivisa.


Il “sistema operativo” del Paese: una serie di componenti fondamentali sui quali costruire servizi più semplici ed efficaci tra i cittadini, le imprese e la Pubblica Amministrazione attraverso prodotti digitali innovativi.

Gettare le fondamenta, cominciando a realizzare i primi componenti di questo sistema operativo è l’obiettivo principale del nostro Team. Ci impegneremo nella realizzazione di questa visione, adottando uno stile di management agile, collaborativo ed efficace, condividendo con cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione il nostro lavoro.

Ma come spiego semplicemente a mia mamma a che cosa serve costruire il “sistema operativo”? Serve a risolvere problemi del cittadino come quelli che ci vengono segnalati quasi ogni giorno e di cui abbiano scelto un esempio significativo:

[…] Spesso l’amministrazione pubblica ci chiede di produrre documenti (o autocertificazioni) che dichiarino quello che già conoscono o ci vengono imposti giri assurdi per avere dei servizi.
L’ultimo episodio che ho vissuto è stato il rinnovo del passaporto. Scopro che abbiamo il “passaporto elettronico”! Piano piano il mio entusiasmo diminuisce nello scoprire che dal sito posso soltanto prendere appuntamento per presentare la domanda e posso scaricare il modulo della domanda stessa parzialmente compilato (naturalmente mancano le solite informazioni che la pubblica amministrazione già conosce). Scopro inoltre che per presentare la domanda in questura occorre precedentemente acquistare in tabaccheria il bollo per le spese amministrative ed andare in posta a pagare l’apposito bollettino (con la solita sovrattassa di 1,50 euro per le poste). Possibile che non è possibile effettuare il pagamento online o direttamente in questura (bancomat o carta di credito) alla presentazione della domanda? Occorre inoltre presentare le solite 2 fotografie in formato tessera. […] Naturalmente le foto che ho portato vengono allegate alla domanda ed una viene scannerizzata (insieme alla mia firma) per essere poi stampata sul passaporto!!! Ma come, mi vengono chieste delle foto tessera che poi vengono scannerizzate? Non era più semplice una piccola webcam per fotografarmi alla presentazione della domanda ed avere quindi un’immagine con una migliore qualità (cosa che viene regolarmente fatta in altri paesi europei e non solo!)?

Il “bicchiere è mezzo pieno”, non “mezzo vuoto”. Le fasi di rilascio del passaporto sono migliorate negli ultimi anni e i tempi di prenotazione (che ora sono frequentemente online) e la consegna del passaporto (che si può anche ricevere comodamente a casa via posta) sono in linea con gli standard di molti altri paesi. Tuttavia, ci sono ancora molti silos nel processo, come quelli descritti nell’esempio, che non sono integrati tra di loro.

Questo post di Alfonso Fuggetta del Cefriel invece spiega uno dei numerosissimi problemi in cui incorrono non solo cittadini ma anche aziende; mi soffermo su un punto chiave:

Il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) non doveva essere digitalizzato, doveva essere abolito. Non perché non si debba controllare il regolare pagamento dei contributi (ovviamente!). Ma perché il DURC è il modo sbagliato di affrontare il problema e digitalizzarlo non fa che cristallizzare l’errore. Il DURC esiste perché chi deve verificare il pagamento dei contributi di una impresa, non essendo in grado di farlo direttamente e automaticamente con l’INPS, ribalta di fatto l’onere sulla impresa stessa che deve farsi rilasciare il DURC dall’INPS per “passarlo” al soggetto che vuole effettuare il controllo. Per “innovare”, il DURC è stato digitalizzato, rendendolo disponibile come PDF via un sito web e PEC. Ma questa non è la vera soluzione e non è vera innovazione.

Questa è la conseguenza di sistemi tecnologici spesso antiquati, che non si parlano tra di loro (non interoperabili) e che fino ad oggi si sono limitati a tradurre in digitale i processi pensati per la burocrazia analogica, digitalizzando così anche le inefficienze.

Gli enti citati in questi due esempi non se ne abbiano a male: questa non è una lamentela sterile ma una spiegazione per il cittadino del fatto che la digitalizzazione non è solo un insieme di progetti tecnologici.

Ovviamente un sistema operativo serve a molto di più. Non pensiamo che mettere a fuoco queste esigenze e individuare questi obiettivi rappresenti un risultato nuovo o originale, ma nuovi e originali vorremmo che fossero la determinazione, le scelte tecnologiche e il nostro metodo.

Copyright: Maximkostenko

Il problema in passato è stato affrontato, soprattutto a livello legislativo; quello che manca è una chiara esecuzione e reingegnerizzazione dei processi grazie alle nuove tecnologie.
E non si tratta di problemi solo italiani, questo genere di problemi esiste ovunque nella Pubblica Amministrazione – anche se a livelli di maturità digitale diversi – nel resto d’Europa, negli Stati Uniti o in Australia (dei quali stiamo studiando le soluzioni tecnologiche e di processo) e quasi ovunque. Una cosa che vorremmo mettere in chiaro è che l’innovazione non è un punto di arrivo ma un percorso continuo e non ci si può mai permettere il lusso di sentirsi arrivati: domani si deve sempre far meglio di oggi. L’approccio iterativo, cioè uscire con versioni inizialmente parziali e imperfette per poi in seguito rilasciare versioni successive sempre migliorate (rispondendo alle osservazioni fatte dagli utenti), è un tratto distintivo dell’industria digitale. Non succede così per un vezzo ma perché questo – con una tecnologia in costante e rapidissima evoluzione – è l’unica strada per l’innovazione, garantendo un prodotto facile da usare e sempre all’avanguardia.

Ci impegniamo a comunicare, a partire dai prossimi giorni, il nostro programma di lavoro tramite un post (e non una PEC!) a firma del responsabile di ognuno dei programmi e che sarà anche pubblicato sull’area del Team di Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La sicurezza è il primo punto del nostro manifesto tecnologico ed è sempre il primo nostro pensiero. I punti 2–4 sono progetti già in corso, a diversi livelli di esecuzione, di qualità delle tecnologie utilizzate, dell’interfaccia utente e della semplicità d’uso; stiamo, infatti, collaborando con AgID, Ministero della Funzione Pubblica, Ministero degli Interni, enti e associazioni varie e con le aziende che ne hanno sviluppato la parte tecnologica (sentito mai parlare di project management?).
I punti 5–10 sono possibili nuovi programmi (e non tutte nostre idee originali), mentre 11–12 sono la spiegazione del nostro ruolo anche dal punto di vista istituzionale.
A me entusiasmano tutti, ma il 9 in particolare potrebbe veramente aumentare la produttività del Paese facendoci risparmiare centinaia di milioni di ore e contribuire direttamente allo sviluppo economico. È anche il programma più complesso, quello che tocca più interessi, più legacy e di più lungo periodo.
Il nostro programma è ancora in evoluzione e la nostra ambizione è fare molto di più, ma da qualche parte bisogna pur partire.

1. SICUREZZA “La responsible disclosure - tra hacker etici e non

Non esistono software “sicuri”: la sicurezza è un processo iterativo, in cui si identificano e chiudono ogni volta nuove falle. Vogliamo creare una policy che spieghi a tutti coloro che identificano un problema di sicurezza come segnalarlo in modo adeguato, tutelando gli utenti coinvolti grazie a una pronta risoluzione, e incentivare così tutti i cosiddetti “hacker etici” ad aiutarci in questo compito.

2. ANPR (Anagrafe Nazionale Popolazione Residente) “I dati devono essere unici e in un unico luogo”

Oggi le nostre identità sono disperse in ottomila anagrafi comunali. Dobbiamo portarle in una sola anagrafe, guadagnando in efficienza e risparmiando soldi ed energia, perché il cittadino non debba più preoccuparsi di comunicare a ogni ufficio della Pubblica Amministrazione i suoi dati anagrafici o il cambio di residenza, per semplificare le procedure di variazione e uniformarle a livello nazionale, perché sia possibile ottenere certificati senza più bisogno di recarsi allo sportello. Questo passo è una premessa per rendere possibili successive innovazioni che oggi sarebbero impossibili o molto costose. Si tratta di un progetto esistente di cui stiamo fortemente accelerando la realizzazione e il completamento.

3. PAGOPA “Per pagare basta un click”

Un modo diverso e più naturale per i cittadini di pagare la Pubblica Amministrazione, che diventi più immediato, veloce, e più economico per il Paese. Il cittadino deve poter scegliere metodi di pagamento moderni, a minima frizione, e il mercato deve potersi integrare, aggiungendo facilmente nuovi strumenti di pagamento innovativi. Vogliamo rendere il sistema più aperto e flessibile.

4. SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) “L’identità di una persona è una, è certa, è per sempre”

Un’identità digitale (SPID) sicura, semplice da utilizzare e da ottenere, perché cittadini e imprese possano identificarsi con la Pubblica Amministrazione, accedendo ai servizi pubblici senza bisogno di portare con sé documenti di identità cartacei o compilare innumerevoli moduli online. Una volta ottenuto SPID, potrete usarlo per autenticarvi su tutti i siti della PA, senza dover dover seguire procedure diverse e a volte complicate. Un solo account e una sola password per tutti i servizi.

5. APPLICAZIONI CHE SI PARLANO “Un ecosistema di API”

I sistemi informatici della Pubblica Amministrazione devono essere connessi tra loro e parlare la stessa lingua, rendendo disponibile l’informazione immediatamente dove serve. Se le applicazioni si parlano non sarà mai il cittadino o il funzionario pubblico a estrarre dati da un sistema (magari stampando su carta) per inserirli in un altro sistema, né sarà chiesto al cittadino di fornire dati di cui la PA già dispone. Tutte le applicazioni dovranno esporre interfacce comprensibili alle macchine (le famose API - Application Programming Interface) e lavorare in maniera integrata, collaborativa e sicura, facilitando il riuso delle applicazioni esistenti per costruire nuove soluzioni più potenti e innovative. Pochi componenti centrali (infrastrutture immateriali) forniranno funzionalità di base; ogni macro ambito potrà così concentrarsi solo sullo sviluppo degli applicativi specifici degli ecosistemi (ad esempio gli ecosistemi di sanità, scuola, giustizia, fisco, imprese, ecc.). Ove possibile le interfacce dovranno essere aperte e diventare strumenti abilitanti per i privati che potranno costruire applicazioni per interagire con la Pubblica Amministrazione. Così facendo il cittadino comunicherà i suoi dati una volta e basta.

6. COMMUNITY “Dagli individualismi al lavoro di squadra”

L’Italia è piena di meravigliosi talenti nel digitale e in tantissimi ci stanno contattando in questi giorni. Come poter sfruttare questa energia e questo entusiasmo intorno al nostro progetto? Dobbiamo cambiare il modo in cui lavora la Pubblica Amministrazione, utilizzando standard e software aperti, e realizzando API documentate pubblicamente, non con un linguaggio giuridico ma tecnico, intorno alle quali poter coinvolgere una community di sviluppatori che crei innovazione.

7. UN PROGETTO APERTO “Servizi e contenuti digitali a misura di cittadino e imprese”

Vogliamo costruire servizi progettati su misura per i cittadini e le imprese, e ideati a partire dai loro bisogni. E lo smartphone, in questo momento, è lo strumento digitale più vicino alle persone: abbiamo il mondo in tasca sui nostri telefoni, dobbiamo fare spazio anche ai servizi pubblici. Per raggiungere questo obiettivo intendiamo creare linee guida, esempi e kit di sviluppo rapidi da implementare per aiutare tutte le Amministrazioni a offrire un’esperienza utente moderna, coerente e semplice per tutti i cittadini. Vogliamo introdurre una logica di sviluppo e miglioramento continuo, perché i prodotti digitali e le interfacce devono essere un corpo vivo, che evolve insieme ai bisogni degli utenti e alle innovazioni digitali. Vogliamo ragionare sul linguaggio, scrivere insieme i principi della nuova comunicazione tra Pubblica Amministrazione, imprese e cittadini.

8. CITTADINANZA IN DIGITALE “Scegli tu come essere contattato dalla PA, anche sullo smartphone”

Un modo diverso da parte della Pubblica Amministrazione di comunicare con noi, notificare atti e ricordarci scadenze. Una casa digitale accessibile dallo smartphone nella quale trovare avvisi anche quando siamo in mobilità, senza la necessità di lunghe e inutili code agli uffici, nella quale poter esprimere le nostre preferenze, aggiornare i nostri punti di contatto. La Pubblica Amministrazione che va dal cittadino e non viceversa. Per farlo, collaboreremo in maniera aperta con le comunità dei designer, dei content e social media strategist, degli architetti dell’informazione, dei produttori di contenuti digitali e degli esperti di user research, cui chiederemo suggerimenti e contributi sui temi in agenda e feedback costanti sulle nostre scelte.

9. UNO PER TUTTI TUTTI PER UNO “Un procedimento amministrativo standard in digitale per esercitare gli stessi diritti”

Siamo tutti cittadini dello stesso Paese eppure a seconda che ci si ritrovi a chiedere un permesso, un’autorizzazione o un nulla osta in questo o quel Comune ci viene chiesto di farlo in migliaia di modi diversi quasi che, anziché di articolazioni locali dello stesso Stato, si trattasse di feudi medievali indipendenti l’uno dall’altro. Finalmente le regole stabiliscono che procedimenti, moduli e formulari che cittadini e imprese devono compilare per interagire con l’amministrazione devono essere standard senza distinzione per Comune o Regione. Dobbiamo però scongiurare il rischio che le regole restino lettera morta, e dare, subito, forma digitale ai nuovi procedimenti standard. Una forma semplice, moderna, aperta e trasparente.

10. DATA & ANALYTICS OPEN DATA Da “questo dato è mio e lo gestisco io” a “questi dati sono aperti e condivisibili”

Niente più silos privati di questa o quella amministrazione, i dati pubblici sono un bene comune e una risorsa preziosa per il Paese che, come un giacimento petrolifero, può essere esplorata e minata per estrarre valore. Vogliamo una nuova interfaccia all’interno della quale singole amministrazioni comunichino e condividano tra loro dati e API in maniera libera e aperta, permettendo la nascita di servizi e data application nuovi e prima impensabili realizzati sui bisogni del cittadino. Ovviamente nel massimo rispetto delle norme di privacy e nella piena sicurezza tecnologica.

11. DAI CODICI AL CODICE “Le regole dell’amministrazione digitale”

Dobbiamo iniziare a scrivere meno leggi e più software [meno codici e più codice] e, soprattutto, bisogna fare in modo che nelle leggi – generali e astratte per definizione – vengano scolpiti solo principi capaci di resistere al tempo e incapaci di imbrigliare innovazione e tecnologie del passato. Le regole, quelle di dettaglio, vanno tradotte in bit, mentre le convenzioni per lo scambio dei dati tra amministrazioni in API, i procedimenti amministrativi nei quali l’attività discrezionale dell’amministrazione è assente o modesta, vanno trasformati in processi machine to machine più efficaci e più democratici.

12. INTERNET GOVERNANCE “Giocare il ruolo che ci spetta nella comunità globale che detta le regole della rete”

Digitale e innovazione sono stati, sono e saranno naturali fattori di trasformazione delle dinamiche sociali, economiche e politiche e stanno radicalmente cambiando il volto del mondo che conoscevamo. Non ha più alcun senso continuare a discutere di leggi, decreti e regolamenti nazionali in relazione a questioni transnazionali che nascono e muoiono (peraltro alla velocità dei bit). In un contesto di questo genere vogliamo restituire al nostro Paese il ruolo che gli spetta nella comunità multistakeholder europea e internazionale che discute e stabilisce le regole della rete.

La nostra parola d’ordine sarà: SEMPLIFICAZIONE, semplificazione e ancora semplificazione.