Il contributo del Piano di Trasformazione Digitale dell’Italia alla realizzazione dell’Agenda digitale europea

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Credit: Matteo Vistocco

Le tecnologie digitali stanno trasformando l’economia e la società con tempi e modalità del tutto nuove e con esiti inarrestabili e irreversibili; social media, smartphone, cloud computing, big data, artificial intelligence stanno cambiando l’interazione tra cittadino e istituzioni. I cittadini-utenti sono ormai abituati a ottenere a richiesta (on demand) servizi digitali facili nell’uso e nell’accesso, personalizzati e sofisticati, e spesso anche gratuiti; queste nuove forme di consumo non solo sono spinte dalla comodità e facilità di accesso ma sono anche sorrette da un forte rapporto di fiducia che si instaura tra l’utente e i fornitori dei servizi. Come ben compreso dall’OCSE – Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – e dall’Unione Europea – UE, questa cosiddetta on demand economy rappresenta una sfida inconsueta per il settore pubblico.

Il cittadino-utente si aspetta che le istituzioni pubbliche non solo forniscano ed eroghino i servizi con la stessa facilità e semplicità d’accesso e d’uso, ma vorrebbe anche poter riporre nel fornitore “Stato” la stessa fiducia che sentono di poter avere rispetto a un qualsiasi altro fornitore privato di qualità.

C’è un altro importante aspetto da considerare. La spesso riscontrata complessità e macchinosità della fruizione dei servizi pubblici tende a essere percepita dai cittadini non solo come semplice inefficienza, ma anche come una intenzionale assenza di trasparenza. Mentre i cittadini si affidano con fiducia alle piattaforme private con la reputazione migliore (commercio elettronico, social media, banking online, ecc.), paradossalmente aumentano diffidenza e insofferenza nei confronti delle istituzioni che non sono ancora in grado di offrire la stessa qualità di servizio.

Nel corso degli ultimi vent’anni, il governo digitale (e-government) ha comportato il progressivo utilizzo delle tecnologie digitali (ICT) nelle attività del settore pubblico per migliorare, da un lato, l’efficienza e la produttività dei processi amministrativi e, dall’altro, per offrire ai cittadini-utenti (privati o imprese che siano) servizi sempre più user-centric. In quest’ultimo caso c’è ancora moltissima strada da fare.

Sia l’OCSE che la Commissione europea raccomandano ora una svolta.

Il digital government non è solo riorganizzazione dei processi attraverso le tecnologie o mera fornitura di servizi online ma deve essere inteso come una vera e propria trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione, trasformazione che richiede l’integrazione da subito delle tecnologie digitali nella fornitura dei servizi e nel processo decisionale. È tempo che la PA adotti appieno il modello operativo della networked computer age così da determinare importanti ricadute non solo sulla sua efficienza e produttività ma anche per stabilire un rapporto di fiducia con i suoi cittadini.

Il governo digitale non risponde solo ai bisogni di un cittadino sempre più esigente, ma è parte integrante di quei cambiamenti positivi che contribuiscono alla crescita del Paese nel suo insieme.

Il Piano Triennale, che guida la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione italiana nell’ambito del programma della “Strategia della crescita digitale”, è coerente con gli obiettivi dell’UE e le indicazioni dell’OCSE. Pensato in forma dinamica, è il documento di riferimento per la politica digitale: individua, per un orizzonte temporale preciso, i principali obiettivi e le più innovative soluzioni tecnologiche necessarie per accompagnare e accelerare il passo della trasformazione digitale del nostro Paese.

La trasformazione digitale, infatti, non può che essere concepita come un processo incrementale che migliora costantemente e, se necessario, introduce correttivi all’ecosistema e ai servizi digitali esistenti.

Nuove tecnologie assicureranno nuove opportunità per il miglioramento dei servizi esistenti e per la creazione di nuovi. Inoltre, sarà necessario continuare a monitorare e adeguare i processi per assicurare il massimo dell’efficienza.

Ma, poiché non si passa dalla sportello fisico a quello virtuale senza un indispensabile adeguamento del quadro normativo, la definizione del Piano è stata accompagnata, in parallelo, da una coordinata e coerente proposta di revisione del CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale), per introdurre tutte quelle necessarie modifiche di legge e di regolamentazione volte a favorire l’integrazione, la collaborazione e la condivisione tra tutti gli attori istituzionali e a supportare la trasformazione del governo digitale. Ci auguriamo che questa nuova versione del CAD venga approvata al più tardi durante l’estate 2017.

Il Piano d’azione dell’Unione europea per l’eGovernment 2016–2020 “Accelerare la trasformazione digitale della pubblica amministrazione(1), fissa un ambizioso obiettivo per tutti gli Stati Membri:

Entro il 2020 le amministrazioni e le istituzioni pubbliche nell’Unione europea dovrebbero essere aperte, efficienti e inclusive e fornire servizi pubblici digitali end-to-end senza frontiere, personalizzati e intuitivi a tutti i cittadini e a tutte le imprese nell’UE. Il ricorso ad approcci innovativi permette di progettare e fornire servizi migliori, in linea con le esigenze e le richieste di cittadini e imprese. Le pubbliche amministrazioni sfruttano le opportunità offerte dal nuovo ambiente digitale per interagire più facilmente tra di loro e con le parti interessate.

Per individuare gli elementi portanti di una chiara e coerente strategia digitale che permetta alla Pubblica Amministrazione di trasformarsi in un’entità tecnologicamente avanzata e rispondente alle esigenze della propria cittadinanza, la Commissione europea ha introdotto sette principi guida. Nel Piano triennale, il lavoro congiunto dell’AgID – Agenzia per l’Italia Digitale e del Team per la Trasformazione Digitale ha cercato non solo di impostare la strategia digitale in linea con i principi generali dettati dalla UE, ma anche di renderli attuali, individuando alcune possibili aree di applicazione progettuale.

Principio digitale per definizione (digital by default)

Le pubbliche amministrazioni devono fornire servizi digitali come opzione predefinita.

Il Piano Triennale è, nel suo insieme, plasmato dal cosiddetto “digitale per definizione”, che prevede che la PA fornisca i servizi digitali come opzione preferita, pur mantenendo aperti altri canali. Concepito come un processo sistemico, il Piano prevede la “messa in esercizio” di alcune componenti indispensabili, “i mattoncini Lego” della costruzione dei servizi digitali; per citarne solo alcuni: eID ovvero la CIE (Carta d’identità elettronica), PagoPA (ePayments), eDelivery, l’adozione di standard, architetture e norme comuni, soprattutto per quanto riguarda i dati pubblici, una sempre più efficiente aggregazione della spesa pubblica attraverso l’eProcurement, interoperabilità, linee guida di design, open source. ecc.

Principio una tantum

La PA dovrebbe evitare di chiedere ai cittadini e alle imprese informazioni che sono già in suo possesso.

Lo SPID, il sistema pubblico per la creazione di un’unica identità digitale per accedere ai servizi pubblici e ad alcuni servizi privati, è una delle piattaforme abilitanti che accelerano e uniformano lo sviluppo di servizi digitali per il cittadino e l’impresa. Lo SPID insieme con l’ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente) al cui interno tutti i dati identitari dei cittadini sono normalizzati e trattati in maniera omogenea, sono le condizioni abilitanti per garantire che il cittadino non debba presentare per ogni servizio richiesto gli stessi dati di cui l’Amministrazione Pubblica, nel suo insieme, è già in possesso. È dunque una valida soluzione per poter, nel futuro, abilitare il riconoscimento dell’identità dei cittadini, anche a livello europeo.

Principio di apertura e trasparenza dei dati e dei processi amministrativi

Le pubbliche amministrazioni dovrebbero scambiarsi le informazioni e i dati e permettere a cittadini e imprese di accedere ai propri dati, di controllarli e di correggerli.

Il Data & Analytics Framework (DAF) è lo strumento di cui la PA si servirà per valorizzare al meglio il patrimonio informativo pubblico, per abbattere le barriere di interscambio di dati e informazioni, per migliorare e semplificare l’interoperabilità dei dati pubblici tra Amministrazioni Pubbliche e per standardizzare e promuovere la diffusione degli Open Data. Il DAF introduce una nuova modalità di operare e di trattare i dati necessaria per creare applicazioni intelligenti a servizio della PA, dei cittadini e delle imprese. Non solo. L’abbattimento delle barriere di interscambio dei dati è anche un fattore abilitante per possibili sviluppi del principio una tantum.

Principio interoperabile per definizione

I servizi pubblici devono essere progettati in modo da funzionare in modalità integrata e senza interruzioni in tutto il mercato unico.

Il Piano Triennale ha fatto di questo principio un elemento fondante di tutti i cantieri progettuali aperti a livello nazionale. Il nuovo modello di interoperabilità ha l’obiettivo di permettere alle PA di accedere in modo automatico ai dati dei cittadini, senza costringerli a passare da un ufficio all’altro, come accade oggi, e allo stesso tempo, si propone di liberare la stessa PA dalle difficoltà operative nella scrittura del software. Per assicurare operatività a quello che è un quadro di regole e principi, è stata immaginata una autorità centrale che indichi le nuove regole secondo cui i sistemi sono interoperabili e possano dialogare con altri sistemi. I servizi che rispettano queste caratteristiche saranno aggiunti dall’autorità centrale a un elenco che si caratterizzerà come una collezione di elementi utilizzabili per costruire nuove funzionalità utili al cittadino.

Principio di fiducia e sicurezza

Sin dalla fase di progettazione devono essere integrati i profili relativi alla protezione dei dati personali, tutela della vita privata e sicurezza informatica.

Il Piano Triennale definisce gli obiettivi e le relative azioni da intraprendere al fine di definire e proteggere le componenti ICT delle Pubbliche Amministrazioni dal punto di vista della sicurezza informatica. Tra i punti qualificanti di questa azione e in vista della progettazione di servizi sempre più sicuri e “garantisti”, si prevede – tra le altre misure considerate – la realizzazione e gestione del National Vulnerability Database (NVD), catalogo delle vulnerabilità informatiche che integra quelli disponibili a livello internazionale (e.g. MITRE) con quelle riscontrate sui sistemi sviluppati in ambito nazionale.

Dei sette principi del Piano europeo che sono sottesi alla strategia complessiva e alle azioni del Piano Triennale, due sono stati già recepiti con i tempi e le modalità di seguito illustrate.

Principio di inclusività e accessibilità

Le pubbliche amministrazioni dovrebbero progettare servizi pubblici digitali che siano per definizione inclusivi e che vengano incontro alle diverse esigenze delle persone, ad esempio degli anziani e delle persone con disabilità.

Il principio dell’accessibilità costituisce un elemento fondante della cittadinanza digitale del nostro Paese. L’Italia è stata tra i primi Paesi europei a recepire i principi dell’accessibilità (2). Il 2 dicembre 2016 è stata pubblicata la Direttiva 2016/2102 relativa all’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici (Web Accessibility Directive – WAD), l’AgID con il suo gruppo di lavoro continua a dare un contributo attivo a questa fase di revisione nelle preposte sedi europee. Il Piano, concepito in forma dinamica, non mancherà di adeguarsi alle nuove esigenze di evoluzione normativa che potrebbero richiedersi nel corso del triennio.

Principio Transfrontaliero per definizione

Le pubbliche amministrazioni dovrebbero rendere disponibili a livello transfrontaliero i servizi pubblici digitali rilevanti e impedire un’ulteriore frammentazione, facilitando in tal modo la mobilità all’interno del mercato unico.

Questo è quello che accadrà per esempio con il nodo FICEP realizzato da AgID. Questa infrastruttura consentirà a un cittadino italiano di usare la sua identità SPID presso un servizio della Pubblica Amministrazione di un qualsiasi altro Paese dell’Unione e allo stesso tempo, permetterà l’accesso ai servizi della PA italiana da parte dei cittadini europei con i propri servizi nazionali di identità digitale.

Il Piano facilita la partecipazione attiva del nostro Paese alla costruzione da parte dell’Unione Europea di un’amministrazione pubblica moderna, sempre più rispondente alle esigenze dei cittadini-utenti.

Le componenti della trasformazione digitale rappresentano tappe di un percorso complesso che potrà essere completato solo con uno sforzo condiviso e partecipato.


(1) COM (2016) 179, 19.4.2016.

(2) Legge Stanca del 9 gennaio 2004, n. 4.