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        <title><![CDATA[Stories by Ciccio Rigoli on Medium]]></title>
        <description><![CDATA[Stories by Ciccio Rigoli on Medium]]></description>
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            <title>Stories by Ciccio Rigoli on Medium</title>
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            <title><![CDATA[Le femmine nude]]></title>
            <description><![CDATA[<div class="medium-feed-item"><p class="medium-feed-image"><a href="https://medium.com/@cicciorigoli/le-femmine-nude-9ecc8906df7d?source=rss-18be29002395------2"><img src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Bkp4I7v9Ou_LEUH1ERwCKg.jpeg" width="1024"></a></p><p class="medium-feed-snippet">[DISCLAIMER: il titolo &#xE8; ovviamente ironico]</p><p class="medium-feed-link"><a href="https://medium.com/@cicciorigoli/le-femmine-nude-9ecc8906df7d?source=rss-18be29002395------2">Continue reading on Medium »</a></p></div>]]></description>
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            <dc:creator><![CDATA[Ciccio Rigoli]]></dc:creator>
            <pubDate>Tue, 12 Oct 2021 15:00:46 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2021-10-12T15:00:46.737Z</atom:updated>
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            <title><![CDATA[O torniamo sul palco o ci muoio]]></title>
            <description><![CDATA[<div class="medium-feed-item"><p class="medium-feed-image"><a href="https://medium.com/@cicciorigoli/o-torniamo-sul-palco-o-ci-muoio-22ac45e158ac?source=rss-18be29002395------2"><img src="https://cdn-images-1.medium.com/max/960/1*XHXNxf9jTOKytlcjSmk5qQ.jpeg" width="960"></a></p><p class="medium-feed-snippet">Ho cominciato a fare spettacoli seriamente nel 2001. Per la prima serata di cabaret dei Mensana (ai tempi in trio) ci pagarono 150mila&#x2026;</p><p class="medium-feed-link"><a href="https://medium.com/@cicciorigoli/o-torniamo-sul-palco-o-ci-muoio-22ac45e158ac?source=rss-18be29002395------2">Continue reading on Medium »</a></p></div>]]></description>
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            <category><![CDATA[cultura]]></category>
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            <category><![CDATA[teatro]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Ciccio Rigoli]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 22 Apr 2020 10:49:25 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2020-04-22T10:49:25.328Z</atom:updated>
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            <title><![CDATA[Uno SLAM tutto nuovo, uno SLAM tutto tuo]]></title>
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            <dc:creator><![CDATA[Ciccio Rigoli]]></dc:creator>
            <pubDate>Mon, 08 Jul 2019 16:24:42 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2019-07-08T17:25:50.488Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/960/1*7zyRtgeqDJ_AuqxYSCXkPQ.jpeg" /></figure><p>Il 5 Luglio SLAM ha compiuto 2 anni. E già questo, ammettiamolo, è un mezzo miracolo.<br>Moltissime startup falliscono nei primi 2 anni di vita oppure languono, bruciano capitali e non sanno dove andare a parare. SLAM è una startup, SLAM ha 2 anni, SLAM è ancora viva. Non solo è viva, ma fino a oggi si è mantenuta praticamente solo con il proprio lavoro. Siamo stati attenti, siamo cresciuti, abbiamo lavorato durissimo, siamo molto felici di quello che abbiamo costruito. E da tutto quello che abbiamo fatto in questi 2 anni abbiamo imparato molto e proprio per questo abbiamo deciso di rivoluzionare molte cose. Vi presentiamo le nostre rivoluzioni, speriamo vi piacciano.</p><h3>La prima rivoluzione</h3><p>SLAM nasce come coworking ma anche come agenzia di spettacolo per i poetry slam. Le due anime hanno convissuto e continueranno a convivere, ma stanno diventando entrambe troppo grandi e troppo difficili da comunicare assieme. I poetry slam hanno avuto un’accelerazione che non ci aspettavamo così immediata e pensavamo sarebbe arrivata non prima dell’anno prossimo. E invece già quest’anno ci siamo ritrovati a fare una trasmissione televisiva per Zelig, a lavorare con aziende come COOP Lombardia, e stiamo avendo contatti con molte altre realtà per organizzare spettacoli ed eventi. Cominciava a diventare difficile far capire che eravamo sia un coworking sia degli organizzatori di spettacoli, quindi abbiamo creato due unità: <strong>SLAM</strong> e <strong>SLAM Factory</strong>.</p><blockquote>In poche parole: quello che accade in Via Ariberto 21 (coworking, corsi, servizi, eventi interni) appartiene a <strong>SLAM</strong>, quello che accade all’esterno (poetry slam, spettacoli, formazione aziendale) appartiene a <strong>SLAM Factory</strong>.</blockquote><p>Man mano differenzieremo ancora di più le due cose, anche se continueremo a rimanere una grande famiglia.</p><h3>Seconda rivoluzione</h3><p>La seconda rivoluzione riguarda <strong>il concetto stesso di coworking</strong>. Fino a oggi ci siamo mossi esattamente come tutti gli altri coworking, anche se ci siamo sempre dedicati alla cultura e allo spettacolo. Continueremo a dedicarci a chi lavora in questi due ambiti, ma abbiamo deciso di non affittare più le scrivanie. Affittare le scrivanie è troppo poco, e affittarla da noi rischiava di non dare nulla di più rispetto ad altri.</p><blockquote><strong>Non affitteremo più le scrivanie quindi</strong>. O meglio, non affitteremo solo la scrivania a chi verrà da noi. <strong>Affitteremo tutto SLAM</strong>, mobili, arredi e persone incluse.</blockquote><p>Chi verrà a SLAM potrà usare ogni spazio e contare sulle diverse professionalità che ci sono all’interno. Andare a lavorare in un coworking solo per avere una sedia comoda, l’aria condizionata e una scrivania non basta più, oggi.</p><p>Come faremo questo? Cerco di spiegarmi meglio:</p><h4>1. Chi vorresti avere accanto?</h4><p>Spesso i coworking hanno al loro interno delle persone che lavorano nello stesso spazio, ma che non lavorano davvero assieme.</p><blockquote>Noi vogliamo che chi lavora da SLAM possa <strong>trovare dei nuovi clienti, dei nuovi fornitori, dei nuovi colleghi</strong> attorno a sé.</blockquote><p>Vogliamo che chi fa il grafico trovi accanto a se il social media manager che stava cercando, che chi fa il web designer possa trovare un copywriter semplicemente andando alla scrivania accanto. Creare nuove collaborazioni e nuove occasioni di lavoro sarà uno dei nostri impegni fondamentali.</p><h4>2. Non conosco nessuno!</h4><p>Una delle lamentele che abbiamo sentito spesso da chi magari aveva già lavorato in un altro coworking era che non riusciva a conoscere gli altri e a sapere cosa facevano. Per fare in modo che nessuno si senta straniero creeremo <strong>eventi di presentazione, introdurremo personalmente i nuovi coworker sin dal primo giorno, li presenteremo agli altri e creeremo il clima migliore per sentirsi fin da subito a casa propria.</strong></p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*NQI3Th2uMZLSGAZ9WtwJcw.jpeg" /><figcaption>SLAM oggi</figcaption></figure><h4>3. Formazione e crescita</h4><p>Chi lavorerà a SLAM potrà sia tenere dei corsi sia seguire dei corsi. E senza pagare nulla!<br>In questo modo migliorerà la propria professionalità e apprenderà nuove informazioni seguendo i corsi degli altri coworker, e tenendo dei corsi potrà farsi conoscere meglio e aiutare gli altri ad aumentare le proprie competenze. In più, <strong>i corsi saranno gratuiti per chi lavora a SLAM</strong>, ma a pagamento per chi viene da fuori. E tutto l’incasso sarà di chi tiene il corso, a SLAM non sarà dovuto nulla.</p><h4>4. Ti sistemiamo noi</h4><p>Spesso tra clienti, fatture, corsi e tutta la compagnia cantante che si porta appresso il lavoro da freelance o da piccolo imprenditore <strong>è difficile stare dietro anche alla propria immagine</strong>, al proprio “<em>personal branding</em>”, direbbero quelli fighi. Bene, ci pensiamo noi!<br>Chi verrà a SLAM avrà, incluso tra i servizi, un restyling del proprio curriculum, della propria pagina LinkedIn e, udite udite, anche il videocurriculum. Tutto compreso nel prezzo? Sì, tutto compreso. Ci teniamo che chi ci sceglie abbia la migliore immagine possibile per farsi conoscere e trovare nuovi clienti.<br>Ah, e ovviamente <strong>avrà una pagina dedicata sul nostro sito</strong> con tutte le informazioni necessarie e tutti i materiali che vorrà inserire per farsi trovare e conoscere meglio.</p><h4>5. Pranzi, cene, birrette. Tutto un magna magna.</h4><p>Poiché non di sole fatture vive l’uomo, organizzeremo <strong>eventi dedicati a chi lavora a SLAM</strong>. Incontri a pranzo, colazioni in compagnia, aperitivi con birrette. Si mangia, si parla, ci si incontra, ci si diverte e si corre anche il rischio di far nascere qualche progetto nuovo.</p><h4>6. Ti diamo il benvenuto!</h4><p>Chi già lavora in SLAM e chi arriverà dopo riceverà un kit di benvenuto per consentirgli di lavorare al meglio e di sentirsi parte integrante della squadra. Ci saranno una borraccia, una tazza, una chiavetta USB, un power bank, una sacca per la spesa e molte altre cose che stiamo scegliendo. Tutto marchiato SLAM.</p><h4>7. Adieu plastica!</h4><p>Da Settembre scompariranno anche i bicchieri di plastica e punteremo a disincentivare l’uso delle bottigliette. Vogliamo uno spazio completamente <strong><em>plastic free</em></strong>.</p><h3>SLAM è tutto tuo</h3><p>Da Settembre la Rivoluzione di SLAM sarà completa. Intanto, stiamo già lavorando e alcune cose stanno già cambiando. Le scoprirai man mano, noi ci stiamo lavorando notte e giorno.</p><p>Vogliamo che SLAM diventi ancora più bello di quello che è già. Il posto migliore in cui lavorare e crescere professionalmente.</p><p><strong>Se ti va, facci sapere cosa ne pensi e aiutaci a migliorarlo! Aspettiamo le tue proposte.</strong></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=70859c21afcc" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/slamwork/uno-slam-tutto-nuovo-uno-slam-tutto-tuo-70859c21afcc">Uno SLAM tutto nuovo, uno SLAM tutto tuo</a> was originally published in <a href="https://medium.com/slamwork">SLAMwork</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[Autoprodursi un libro: chiedimi come. E anche perché.]]></title>
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            <category><![CDATA[self-publishing]]></category>
            <category><![CDATA[poetry]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Ciccio Rigoli]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 19 Jun 2019 09:15:43 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2019-06-19T09:15:43.129Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/600/1*rbRxSO-xVI4zBQGn2cRAqg.png" /></figure><p>Due giorni fa ho lanciato le prenotazioni per <a href="https://mailchi.mp/b138284f371c/gameboy">la mia prima raccolta di poesie</a>. Si chiamerà <strong><em>Game Boy</em></strong>, conterrà alcuni testi che ho scritto negli ultimi anni e che ho portato negli spettacoli, nei poetry slam, nelle esibizioni sporadiche in altri contesti. Altri saranno completamente inediti, altri li ho messi solo sul <a href="http://www.cicciorigoli.it">blog</a>.<br>Una volta raggiunte le 100 prenotazioni, il libro andrà in stampa. In 48 ore ne ho già ricevute 72, diciamo che sembra procedere speditamente e probabilmente verrà stampato prima di Settembre, che era il termine ultimo che mi ero dato.<br>La domanda che mi sono posto prima di lanciare questa campagna è stata fondamentalmente una: perché devo autoprodurmi un libro quando invece conosco degli editori che potrebbero pubblicarlo? Queste le risposte che mi sono dato.</p><h3>Premesso che ho molti amici editori…</h3><p>Conosco diversi editori, anche molto bravi. Qualcuno mi ha anche chiesto di pubblicare i miei testi, ma in questo caso ho deciso di declinare. Non perché non creda negli editori, tutt’altro, ma perché in questo caso la spinta che un editore avrebbe potuto dare al libro mi sembrava inferiore a quella che avrei potuto dargli da solo. Si fosse trattato di un romanzo probabilmente avrei optato per la casa editrice, perché in quel caso l’editing sarebbe stato fondamentale. Visto che si tratta di poesie (poesie comiche, beninteso), il ruolo dell’editore sarebbe stato molto inferiore. E penso di avere le competenze necessarie in questo caso per metterlo assieme, editarlo, correggerlo, impaginarlo, stamparlo e distribuirlo.</p><h3>Chiedere ai lettori se ne vale la pena</h3><p>A me sembra di aver scritto delle cose buone. Alcune più, altre meno, ma insomma credo nella loro piacevolezza. Ma gli altri? Chi dovrebbe, alla fine dei conti, acquistarlo e leggerlo, avrà voglia di comprarlo? Quindi ne ho approfittato per chiederlo. Fondamentalmente, la richiesta è una: “Comprereste una raccolta dei miei pezzi?”. In caso di risposta positiva, vuol dire che c’è qualcuno interessato a farlo. In caso di risposta negativa, forse dovrei farmi qualche domanda sull’interesse che desta quello che scrivo e performo. Un <em>crash test</em>, insomma. Ci sono scrittori e poeti convinti di aver scritto un libro <strong><em>necessario</em></strong>, io non credo che quello che scrivo sia necessario ma più che altro accessorio. E se la risposta fosse negativa, ovvero se non raggiungessi neanche le 100 copie in prenotazione, sarebbe un buon modo per chiedermi se sto facendo bene o se devo cambiare qualcosa.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*7S-TFbwtzZp777PdUsX1fA.jpeg" /><figcaption>La copertina è provvisoria. Spazzare purtroppo no, è necessario.</figcaption></figure><h3>I libri sono conversazioni</h3><p>Quando si pubblica un libro di solito lo si lascia andare nel mondo alla mercé di chiunque. In questo caso mi piaceva l’idea di sapere chi lo avrebbe comprato, poterci parlare, sapere con chi avrebbe avuto a che fare. Sapere se si tratta di qualcuno che ha già visto un mio spettacolo, qualcuno che mi vuole bene e basta, qualcuno che ha solo letto le stronzate che scrivo su Facebook e si è appassionato. Tra le persone che lo hanno prenotato ce ne sono molte che conosco bene, altre che conosco meno, altri che non ho idea di chi siano ma evidentemente mi seguono, e che ringrazio infinitamente. Lanciare le prenotazioni mi sta dando la possibilità di parlarci e di capire cosa piace loro di quello che faccio.</p><h3>Niente paura</h3><p>Io ho quasi sempre molta paura. Contemporaneamente, ho una grande dose di incoscienza. Pubblicare con un editore sarebbe stato più semplice, mi avrebbe messo al riparo da molte cose. E invece mi ci butto a capofitto, perché questa paura bisognerà pur sconfiggerla prima o poi, o almeno imparare a conviverci. E poi è facile fare il punkettone a vent’anni, prova tu a farlo a quaranta. <br>La base del punk è il <strong><em>Do It Yourself</em></strong>, il fattelo da solo. Quindi questo libro l’ho scritto, l’ho corretto, l’ho impaginato, lo promuovo da solo. Spero solo di non dovermelo anche leggere, da solo.</p><p>Si chiama <strong><em>Game Boy</em></strong>, l’ho scritto e lo mando in stampa appena raggiungo le 100 prenotazioni. Vogliategli bene pure voi almeno un po’ come gliene voglio bene io.</p><p><strong><em>Per prenotarlo basta iscriversi </em></strong><a href="https://mailchi.mp/b138284f371c/gameboy"><strong><em>a questa pagina</em></strong></a><strong><em> dove trovate tutta la spiegazione. Appena iscritti vi arriva anche un regalo, perché non voglio che si rimanga delusi dal contenuto. O almeno spero.</em></strong></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=a424d1b64e31" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[Le persone e i numerelli di SLAM]]></title>
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            <category><![CDATA[review]]></category>
            <category><![CDATA[2018]]></category>
            <category><![CDATA[aml]]></category>
            <category><![CDATA[coworking]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Ciccio Rigoli]]></dc:creator>
            <pubDate>Thu, 20 Dec 2018 16:05:17 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2018-12-20T16:05:17.313Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<h3>Le persone e i numerelli di SLAM 2018</h3><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*-j8BhYvtiWHxMav1QIBWsQ.png" /><figcaption>Virginia e Andrea interpretano il 2018 e il 2019. A loro insaputa.</figcaption></figure><p>Com’è andato il 2018? E come andrà il 2019? Eh, vallo a sapere! Potrei dirlo se fossi Paolo Fox o Branko, dando poi la colpa a Saturno o a Marte o a chissà quale altro pianeta impazzito qualora le previsioni non si dovessero avverare.</p><p>Ma visto che qua parliamo di business e di SLAM, purtroppo posso fare poco affidamento sulle previsioni astrologiche e molto di più sui numeri. Non freddi numeri campati per aria, ma <strong>numeri che racchiudono persone</strong>. Che poi a noi interessano soprattutto le persone, i numeri vengono solo dopo per capire cosa è successo. Quindi, attraverso qualche numerello, vediamo come è andato questo 2018.</p><h3>Quanta gente è passata?</h3><p>Parecchia, direi. Per esempio abbiamo:</p><p><strong>20 persone</strong> che vengono a lavorare a SLAM e a cui vogliamo bene;<br><strong>Altre 50 persone</strong> che sono venute a lavorare per un periodo, oppure hanno provato, oppure si trovavano a passare da Milano e sono venute a stare da noi. Alcune non sono rimaste perché solo di passaggio, altre perché SLAM non era adatto a loro, ma va bene così, <strong>sono persone a cui vogliamo bene ugualmente</strong>;<br>Facendo un conteggio a spanne, <strong>a seguire i corsi</strong> di teatro, public speaking, video, scrittura, illustrazione, crescita personale, crowdfunding, cinema e chi più ne ha più ne metta sono passate <strong>più di 250 persone</strong>;<br>A seguire le presentazioni, le inaugurazioni delle mostre, gli incontri aperti al pubblico, le feste, gli spettacoli, anche qui saranno state <strong>più di 300 persone.</strong></p><p>E non contiamo gli ospiti, chi è passato solo per un saluto, chi ogni tanto viene a prendere un caffè, chi viene a fare le riunioni, insomma, di gente ne è passata parecchia. <strong>Da solo non sono rimasto praticamente mai</strong>, per fortuna.</p><blockquote><strong>Diciamo che mettendo assieme tutte le persone che sono passate da qui nel 2018 possiamo avere i numeri per creare un piccolo Comune. L’anno prossimo puntiamo a ospitare un’intera Provincia.</strong></blockquote><h3>E quanti corsi avete fatto? E quante mostre? E quante presentazioni?</h3><p>E quante domande, mi viene da dire! Abbiamo avuto <strong>5 mostre, 12 presentazioni di libri</strong>, un secret show, <strong>4 spettacoli</strong>, e puntiamo ad aumentare di parecchio questi numeri nel 2019.<br>Vogliamo creare <strong>nuovi format per le presentazioni dei libri</strong>, nuovi modi per comunicare la cultura e lo spettacolo facendo vedere che non è necessario essere sempre seri e noiosi quando si parla di contenuti importanti. <strong>Un contenitore divertente per contenuti interessanti</strong>, questo ci piacerebbe essere ancora di più l’anno prossimo.</p><h3>E i poetry slam?</h3><p>Ne abbiamo organizzato una marea. <strong>Più di 70 poetry slam</strong> organizzati e 11 serate al <strong>BASE Milano </strong>quest’estate. Vogliamo portare la poesia ovunque.</p><h3>Sono finiti i numeri?</h3><p>Qualche numero a casaccio:</p><p><strong>Caffè consumati</strong>: Circa <strong>15 al giorno per almeno 200 giorni</strong>. E adesso abbiamo la macchina del caffè che funziona con il caffè in grani, così evitiamo di produrre troppe capsule. Ed è pure buonissimo!</p><p><strong>Telefonate fatte e ricevute</strong>: Io sono stato al telefono circa 5 ore al mese. Paolo Agrati circa 25. Capirete bene chi dei 2 ha il miglior rapporto con la voce altrui. <strong>Non c’è che dire, ci completiamo.</strong></p><p><strong>Volte in cui ho chiesto a qualcuno di abbassare la voce: </strong>praticamente mai. Siamo pieni di gente rispettosa, e prima di aprire avevo qualche timore ci fosse troppo casino. Invece, nessun problema.</p><p><strong>Bottiglie di vino stappate, abbracci dati e ricevuti, risate fatte, sorrisi scambiati: </strong>abbiamo perso il conto, per fortuna.</p><h3>Infine</h3><p><strong>Il primo vero anno di SLAM è stato un anno molto bello</strong>. Abbiamo attraversato tutte le stagioni, abbiamo incontrato gente nuova, abbiamo visto persone e aziende crescere, condiviso successi, ci siamo aiutati quando c’era qualche problema. Insomma, <strong>continuo a credere che SLAM sia proprio un bel posto che faccia stare bene le persone </strong>e che abbia davanti un futuro radioso. Lavoriamo per questo ogni giorno, e speriamo ci siano altri che vogliono venire a stare con noi. <strong>Per chiunque verrà, gli abbracci qui rimarranno per sempre gratis. </strong><br>Non mi resta che fare a tutti gli auguri di Buon Natale e Buon Anno Nuovo. Ci rivediamo l’anno prossimo in Via Ariberto 21 e chissà dove altro ancora!</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=49684cb6b588" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/slamwork/le-persone-e-i-numerelli-di-slam-49684cb6b588">Le persone e i numerelli di SLAM</a> was originally published in <a href="https://medium.com/slamwork">SLAMwork</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[I miei business coach — Ryder della Paw Patrol]]></title>
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            <category><![CDATA[business]]></category>
            <category><![CDATA[strategy]]></category>
            <category><![CDATA[business-coach]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Ciccio Rigoli]]></dc:creator>
            <pubDate>Thu, 22 Nov 2018 12:13:58 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2018-11-22T12:13:58.739Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<h3>I miei business coach — Ryder della Paw Patrol</h3><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*i4lpJEgj8G4wn4jQm-tloQ.png" /><figcaption>La Paw Patrol al gran completo</figcaption></figure><p>Se avete dei figli piccoli molto probabilmente sapete a memoria i nomi di tutti i cuccioli della Paw Patrol. Sono dei cagnolini il cui motto è: “<strong>In ogni occasione noi salviamo la situazione</strong>”. Abitano in una città popolata da imbecilli, dalla Sindaco che va in giro con una gallina nella borsetta allo scienziato che non fa altro che affondare col suo sottomarino e come migliore amico ha un tricheco, ma tant’è, per fortuna ci sono loro a sistemare tutto.</p><p>Devo confessare che la Paw Patrol piace molto anche a me oltre che a mio figlio. E non solo mi piace, ma da Ryder, il capo della cucciolata, ho appreso anche alcuni insegnamenti che cerco di applicare in quello che faccio sul lavoro, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei conflitti e l’organizzazione del lavoro di squadra.</p><h3>Ma chi è questo Ryder?</h3><p>Ryder è un bambino di dieci anni. Molto precoce, visto che guida la moto e gestisce la squadra di cuccioli e soprattutto viene interpellato dagli adulti per sistemare tutto ogni volta. Ha formato la Paw Patrol, ha costruito le attrezzature necessarie per ogni cagnolino, sa sempre come risolvere la situazione. Cosa ho imparato da lui? Almeno 4 cose fondamentali per la gestione del team:</p><h3>Come gestire una squadra</h3><p>Ryder ha a sua disposizione 6 cagnolini fissi più altri 2 cagnolini che vengono chiamati in casi speciali. Non vi ricorda nulla? Esatto, sembra la gestione del personale fisso in azienda e dei collaboratori esterni.</p><blockquote>Ryder è un genio nella gestione delle persone e delle <em>skill </em>personali. Sa esattamente cosa sa fare ogni cagnolino e cosa no, sa chi chiamare e che compiti precisi assegnare a ciascuno.</blockquote><p>Non succederà mai che a un cagnolino venga assegnato qualcosa che non sa assolutamente fare. E questo è un perfetto insegnamento su come si gestisce una squadra e si riducono le frustrazioni dei membri del team: <strong><em>a ognuno il proprio compito preciso, ben sapendo cosa ciascuno sa fare e cosa no.</em></strong></p><h3>Scambio delle informazioni sui progetti e gestione delle riunioni</h3><p>All’inizio di ogni puntata della Paw Patrol c’è un problema da risolvere: gattini da salvare, allagamenti, fienili scoperchiati. Ryder sa benissimo da subito quali cagnolini saranno coinvolti, ma non si rivolge a ciascuno personalmente senza avvisare gli altri: li convoca tutti nella sala riunioni, presenta il problema, assegna i compiti precisi a ciascuno e via, si va. Gli altri rimangono a disposizione, ma vengono chiamati solo in caso di bisogno.</p><p>Ciascuno sa cosa fare, in 10 secondi è stato spiegato con l’aiuto di slide chiarissime che cosa è successo, cosa bisogna fare e chi dovrà lavorarci. <strong>Se venisse usato questo metodo nelle riunioni aziendali, il tempo dedicato alle riunioni si ridurrebbe drasticamente</strong> e tutti avrebbero più tempo da dedicare all’attività operativa,alla risoluzione dei problemi e alla creazione di valore.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*ufisWEoIXcVatJ8Ubbj8TA.jpeg" /></figure><h3>No protagonismo</h3><p>La serie si chiama <em>Paw Patrol</em>. Non si chiama <em>Ryder e i suoi cuccioli</em>, né tantomeno <em>Ryder risolve problemi. </em>Questo mi ha insegnato che nessuan azienda si basa su una sola persona. Nessuno può risolvere i problemi da solo, nessuno può fare tutto, anzi, spesso <strong>chi ha le responsabilità e prende le decisioni deve stare dietro le quinte</strong>, gestire tutto ma non assumersi tutti i meriti soprattutto quando si lavora in squadra. Sa di essere importante, è un punto di riferimento per tutti, ma non è lui a salvare la situazione. <br><strong>Zero protagonismo, zero invidia</strong>. Così si dovrebbe lavorare.</p><h3>Trovare soluzioni ai problemi</h3><p>Quando un cucciolo non sa cosa fare, si rivolge con fiducia a Ryder. Lo riconosce come leader, un leader che però allo stesso tempo non umilia mai i collaboratori dicendogli “<strong><em>Ma come ca**o fai a non sapere cosa fare?</em></strong>” oppure fornendogli la soluzione pronta. Suggerisce, ispira, aiuta ma non prevarica mai gli altri. Quanti capi ci sono che si comportano così invece di scaricare le proprie frustrazioni sui sottoposti? Temo pochi.</p><p><em>Se ti è piaciuta questa nuova puntata di “I miei business coach”, puoi applaudire cliccando sulle manine che trovi in fondo. Non ci offendiamo se lo fai, promesso. In più, se vuoi qui puoi trovare le prime due puntate dedicate a </em><a href="https://medium.com/slamwork/i-miei-business-coach-prima-puntata-antonino-cannavacciuolo-8f8cf5a951a3"><strong><em>Cannavacciuolo</em></strong></a><em> e al </em><a href="https://medium.com/slamwork/i-miei-business-coach-il-maestro-miyagi-bd12062bbef7"><strong><em>Maestro Miyagi</em></strong></a><em>.</em></p><p><em>Puoi anche seguire SLAM </em><a href="https://mailchi.mp/d529f00ac5a9/slam"><strong><em>iscrivendoti alla nostra newsletter</em></strong></a><strong><em>, </em></strong><em>ci farebbe davvero molto piacere. Massimo una maila settimana, zero SPAM, solo SLAM.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=de10b48d3e9a" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/slamwork/i-miei-business-coach-ryder-della-paw-patrol-de10b48d3e9a">I miei business coach — Ryder della Paw Patrol</a> was originally published in <a href="https://medium.com/slamwork">SLAMwork</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[I miei business coach — Il Maestro Miyagi]]></title>
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            <category><![CDATA[business-coaching]]></category>
            <category><![CDATA[coach]]></category>
            <category><![CDATA[coworking]]></category>
            <category><![CDATA[karate-kid]]></category>
            <category><![CDATA[business]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Ciccio Rigoli]]></dc:creator>
            <pubDate>Thu, 18 Oct 2018 11:53:37 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2018-10-18T11:53:37.731Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<h3>I miei business coach — Il Maestro Miyagi</h3><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/650/1*MLHW10xyCVwQD1BCg2YDaQ.jpeg" /></figure><p><em>Continua la saga dei business coach che mi ispirano nella gestione di SLAM, il coworking dedicato all’editoria e allo spettacolo. Dopo </em><a href="https://medium.com/slamwork/i-miei-business-coach-prima-puntata-antonino-cannavacciuolo-8f8cf5a951a3"><em>Antonino Cannavacciuolo</em></a><em>, andiamo a scoprire il Maestro per eccellenza che ha ispirato tutta una generazione: </em><strong><em>Il Maestro Miyagi di Karate Kid.</em></strong></p><p>Per i nati negli anni Settanta - Ottanta, vedere Karate Kid è stata una specie di esperienza mistica. Anche se eri uno sfigato, italoamericano, non sapevi niente di karate, ti piaceva la più carina della scuola e tutti quanti ti bullizzavano picchiandoti pesantemente, alla fine anche <strong>tu potevi farcela a sconfiggere tutti</strong> e diventare il più grande. Bastava soltanto trovare un buon maestro, duro ma gentile, capace di fare tutto, e che sotto le mentite spoglie di un giardiniere tuttofare nascondeva un karateka formidabile: <strong>il Maestro Miyagi</strong>.</p><p>Ma come può il Maestro Miyagi mostrare la via nel dorato mondo del business, popolato di gente pronta a bullizzarti ancora peggio di quelli della San Fernando Valley High School, gente addestrata a combattere in scuole peggiori del Cobra-Kai? Ecco come il Maestro mi ha aiutato a capire alcune dinamiche e a gestire meglio quello che faccio.</p><h3>La metafora del grappolo d’uva</h3><blockquote>Se tu cammini a destra va bene, se tu cammini a sinistra va bene. Ma se cammini in mezzo alla strada, chack! schiacciato come grappolo d’uva. Karate è uguale: se tu impari karate va bene, se non impari karate va bene. Se tu impari karate così così, chack! schiacciato come grappolo d’uva.</blockquote><p>Il Maestro spiega a Danielsan che se vuole combattere davvero deve impegnarsi. <strong>Se fa le cose a metà, lo massacrano</strong>. Piuttosto, meglio non fare niente.<br>Ecco, io il lavoro lo vedo allo stesso modo. Se vuoi aprire una startup va bene, se non vuoi aprire una startup, va bene lo stesso. Ma se apri una startup (o una qualsiasi attività) e poi lavori a metà, senza nessun impegno e sperando che le cose procedano per conto loro, finisci schiacciato come grappolo d’uva. <strong>Niente succede soltanto per fortuna</strong>, puoi anche vincere un incontro per caso, ma di sicuro non arrivi alla fine del campionato e soprattutto gli altri continuano a legnarti senza pietà. Piuttosto, statti a casa a fare qualcos’altro.</p><h3>Dai la cera, togli la cera</h3><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2FHyrFRhimIKE%3Ffeature%3Doembed&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DHyrFRhimIKE&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2FHyrFRhimIKE%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/c3dfc8572d76729cf7c983a9a8d64d5c/href">https://medium.com/media/c3dfc8572d76729cf7c983a9a8d64d5c/href</a></iframe><p>Un sacco di volte passiamo il nostro tempo a fare compiti ripetitivi che non capiamo dove vadano a parare. Tutto il tempo passato a mettere assieme le fatture, a rispondere a mail inutili, a scrivere piani che poi nessuno vedrà. <strong>Si tratta esclusivamente di tempo sprecato? A volte sì, molte volte no</strong>. Dare la cera e togliere la cera sembra non serva a niente, e invece diventa la base per difendersi e far assumere al corpo i gesti automatici. Lo stesso può avvenire con le routine: aiutano a diventare automatici nei compiti noiosi e liberano tempo, memoria e spazio per altri compiti più interessanti e più spettacolari. <strong>La routine di sicuro è noiosa, ma lo è ancora di più se non serve a niente se non a perdere tempo.</strong> Bisogna usare la routine come riposo e allenamento, non come incombenza</p><h3>L’equilibrio</h3><blockquote>- Quando imparerò a combattere?<br>- Prima impara a non cadere</blockquote><p>Prima di iniziare a combattere, Danielsan passa un sacco di tempo a imparare a stare in piedi. In mezzo al lago, in piedi su una barca, chiede quando finalmente potrà combattere, e Miyagi lo butta in acqua. <br>Un sacco di volte pensiamo di dover fare qualcosa di spettacolare, pensiamo a quello che faremo tra 3 anni, come potremo crescere, cosa potremmo fare se fossimo ricchi, belli e forti. <strong>Ecco, a volte invece bisogna concentrarsi su quello che bisogna fare adesso</strong>, immediatamente, mantenere l’equilibrio ed evitare di agire in maniera avventata. Solo dopo saremo pronti per combattere, quando avremo imparato a non cadere.</p><h3>La cintura</h3><blockquote>- Lei che cintura ha?<br>- Di tela, ti piace? Supermarket, 3 e 98</blockquote><p>Tutti cerchiamo il riconoscimento: articoli sui giornali, rassegne stampa, ammazza quanto siamo fichi. Solo che a volte non arrivano, e allora ci frustriamo. Avere una cintura nera può essere un segno di riconoscimento importante, ma <strong>a volte basta avere una cintura di tela da 3 e 98 per tenere su i pantaloni</strong>. E bisogna saper combattere anche se fuori non si vede, non è da una cintura che si misura il valore di un combattente.</p><p>Ci sarebbero ancora un casino di robe da dire sul Maestro Miyagi e su come in qualche modo mi abbia influenzato, ma magari lo rimanderemo a un’altra volta. <strong>Per adesso torno ad allenarmi a non cadere</strong>.</p><p><em>Se ti è piaciuta questa puntata dei “Miei Business Coach”, seguici qui su Medium o meglio ancora </em><a href="https://mailchi.mp/d529f00ac5a9/slam"><em>iscriviti alla newsletter</em></a><em> di SLAM, dove ogni settimana scoprirai qualcosa di interessante su quello che facciamo, sugli eventi che seguiamo e su quanto è bello </em><a href="http://www.slam.srl"><em>il nostro coworking</em></a><em> e quante offerte ha.</em></p><iframe src="https://cdn.embedly.com/widgets/media.html?src=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fembed%2F5p1NQd4sBl0%3Ffeature%3Doembed&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D5p1NQd4sBl0&amp;image=https%3A%2F%2Fi.ytimg.com%2Fvi%2F5p1NQd4sBl0%2Fhqdefault.jpg&amp;key=a19fcc184b9711e1b4764040d3dc5c07&amp;type=text%2Fhtml&amp;schema=youtube" width="854" height="480" frameborder="0" scrolling="no"><a href="https://medium.com/media/5e8415a2d0cf933c45a92d70828e0049/href">https://medium.com/media/5e8415a2d0cf933c45a92d70828e0049/href</a></iframe><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=bd12062bbef7" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/slamwork/i-miei-business-coach-il-maestro-miyagi-bd12062bbef7">I miei business coach — Il Maestro Miyagi</a> was originally published in <a href="https://medium.com/slamwork">SLAMwork</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
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            <title><![CDATA[Voglio un piano quinquennale, la stabilità]]></title>
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            <category><![CDATA[quinquennalia]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Ciccio Rigoli]]></dc:creator>
            <pubDate>Wed, 22 Aug 2018 11:14:51 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2021-11-11T11:32:04.033Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/434/1*smUc0q3JVU0f6xsI1nbilQ.jpeg" /></figure><p>Il mio problema è che faccio sempre casino. Penso di essere multitasking e non lo sono, ho tremila idee e ne concretizzo 4/5 al massimo, mi dimentico le cose, mi ricordo le cose quando è troppo tardi, giro attorno alle cose da affrontare, insomma, l’organizzazione non è esattamente il mio forte. E il disordine che regna sovrano a casa mia “<em>mi è testimone</em>” (cit.).</p><p>Quindi, per darmi un ordine e obbligarmi da me medesimo a fare le cose sperando di riuscire a essere inflessibile, e anche per vedere se ho ancora almeno 20 desideri da esprimere, ho deciso di strutturare <strong>un sovietico piano quinquennale</strong> sulla mia persona trovando 20 cose che vorrei fare da qui a 5 anni. Sperando di sopravvivere, ovviamente.</p><p>Ogni volta che qualcosa sarà fatta, la cancellerò dall’elenco. Credo sia il programma più a lungo termine che ho mai fatto nella mia vita, funzionerà? Il tempo mi sarà testimone.<br>Non sono in ordine di importanza. Sono random, così, come mi sono venuti in mente.</p><p>Se vuoi farlo anche tu, puoi farlo. Unica regola: devono essere cose misurabili e plausibili. Per esempio: “Diventare un buon padre” non vuol dire niente e quindi non va messo nell’elenco, invece “Portare mio figlio a pesca” va bene perché è verificabile. Magari non sarà tanto piacevole per i pesci, e magari poco piacevole anche per il figlio, ma è comunque misurabile.</p><ol><li>Fare bunjee jumping.</li><li>Imparare il tedesco.</li><li>Andare a Berlino con mamma e papà.</li><li>Imparare ad andare sullo skateboard.</li><li>Scrivere un romanzo.</li><li><em>Portare uno spettacolo a teatro </em>(FATTO).</li><li>Fare lo speaker a un <a href="https://www.ted.com/">TED</a>.</li><li>Andare in Giappone.</li><li>Andare in <a href="https://www.interrail.eu">Interrail</a> (<em>Si può fare anche da adulti, giuro</em>).</li><li>Incidere un disco.</li><li>Tornare a Istanbul.</li><li>Andare in vacanza in un campo nudisti (<em>Eh, lo so</em>).</li><li>Vivere in una casa più grande.</li><li>Seguire e terminare un corso di grafica.</li><li>Iscrivermi di nuovo all’università. E magari terminarla.</li><li>Iscrivermi a pugilato.</li><li><em>Farmi almeno altri 2 tatuaggi (FATTO)</em>.</li><li>Andare da Milano a casa dei miei in Calabria in macchina solo con Eduardo.</li><li><em>Comprare una bicicletta da corsa di nuovo dopo vent’anni (FATTO).</em></li><li>Fare uno spettacolo a Perugia, lì dove è cominciato tutto.</li></ol><p>Se vuoi farlo anche tu, puoi. Scrivi il tuo piano quinquennale su Facebook, su Medium, sul tuo blog, dove ti pare. Ti chiederei soltanto di inserire l’hashtag <strong>#quinquennalia</strong> per poterlo vedere e tracciare, mi piacerebbe molto.</p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=a6533cdea9d7" width="1" height="1" alt="">]]></content:encoded>
        </item>
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            <title><![CDATA[Tanti auguri SLAM!]]></title>
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            <category><![CDATA[aml]]></category>
            <category><![CDATA[coworking]]></category>
            <category><![CDATA[startup]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Ciccio Rigoli]]></dc:creator>
            <pubDate>Fri, 06 Jul 2018 09:57:19 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2018-07-06T10:01:15.590Z</atom:updated>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*OPyQjdzTdMQ0KaEWGGoUAQ.png" /><figcaption>Icona presa da <a href="http://www.flaticon.com">www.flaticon.com</a></figcaption></figure><p>Tecnicamente, il 5 Luglio è il compleanno di SLAM. In realtà i compleanni sono almeno 3, ovvero:</p><p>31 Marzo: Presentazione di SLAM al Laboratorio Formentini;<br>5 Luglio: Creazione della SLAM srl;<br>18 Ottobre: Inaugurazione dello spazio in Via Ariberto 21.</p><p>Per comodità, e anche perché ci va di tirare un po’ le somme su quello che abbiamo fatto fino adesso, stabiliamo che il compleanno vero e proprio è il 5 Luglio. Perché è estate, perché è tempo di andare in vacanza (<em>cioè, noi in vacanza non ci andiamo e rimaniamo aperti anche ad Agosto, diciamo in generale</em>), e anche perché negli annali e nei documenti è questo il giorno in cui siamo andati in Camera di Commercio, abbiamo firmato digitalmente i documenti e ci hanno dato una bella Partita IVA. Che è un po’ come battezzare una società, la Partita IVA: ti libera dal peccato, ti fa entrare nella grande comunità delle imprese e ti fa conoscere da tutti. Agenzia delle Entrate inclusa.</p><p>Dicevamo, il 5 Luglio 2017 noi 5 soci fondatori siamo andati bel belli a sancire questa nascita. Cosa è successo da allora? <br>Un casino di roba, letteralmente.</p><figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/960/1*ZllaRejBAnFB22A5ZvQrFQ.jpeg" /><figcaption>I soci fondatori Nicola, Ciccio, Giorgia, Paolo e Camilla. Sì, non avevo la barba e portavo un accenno di capelli.</figcaption></figure><blockquote>Abbiamo organizzato corsi con fior fiore di docenti, tenuto workshop, affittato uffici, affittato postazioni, organizzato spettacoli, abbiamo accolto, abbracciato, coccolato e, speriamo, reso un po’ più felici parecchie persone.</blockquote><p>Abbiamo dei partner con cui lavoriamo bene, dei coworker che vengono a lavorare e a cui siamo affezionati, dei collaboratori a vario titolo e, soprattutto, un casino di nuovi progetti. Stiamo per avere due nuovi soci molto importanti e ogni giorno vediamo questo cucciolo di startup che cresce e diventa più bello e forte.</p><p>Certo, poi ci sono anche i bagni da pulire, il caffè da comprare, le piante da innaffiare (quando ci ricordiamo…), le scrivanie da spolverare e tutto il resto, ma più passa il tempo più SLAM diventa una casa aperta a tutti e in cui vogliamo che le persone stiano bene. Siamo sempre più convinti che serva uno spazio per la cultura attiva a Milano, in cui si possa lavorare e formarsi nel modo migliore e che proponga qualcosa di nuovo e renda un po’ più ricca la città.</p><p>Un anno è passato e a volte sembra pochissimo a volte sembra un’eternità. Siamo ancora qui pronti ad accogliere, ad ascoltare, a proporre e a crescere insieme. Grazie a tutti quelli che in qualche modo hanno fatto parte e faranno parte di questo progetto che a volte non ci sembra neanche vero. Ogni volta che apriamo le porte del coworking ci viene da dire: “Ma davvero abbiamo messo in piedi tutta ‘sta roba?”.</p><p>Abbiamo grandi progetti che partiranno a Settembre. Se volete venire a trovarci, ci trovate nello splendido cortile di Via Ariberto 21. Anche solo per un caffè.</p><p><em>Se ti va, </em><a href="https://mailchi.mp/d529f00ac5a9/slam"><em>iscriviti alla nostra newsletter</em></a><em> per sapere quello che facciamo. Zero spam, tutto SLAM!</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=19e004fd87d2" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/slamwork/tanti-auguri-slam-19e004fd87d2">Tanti auguri SLAM!</a> was originally published in <a href="https://medium.com/slamwork">SLAMwork</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
        </item>
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            <title><![CDATA[I miei business coach: Prima puntata — Antonino Cannavacciuolo]]></title>
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            <category><![CDATA[coworking]]></category>
            <category><![CDATA[business-coach]]></category>
            <category><![CDATA[coaching]]></category>
            <category><![CDATA[cannavacciuolo]]></category>
            <dc:creator><![CDATA[Ciccio Rigoli]]></dc:creator>
            <pubDate>Tue, 22 May 2018 09:07:05 GMT</pubDate>
            <atom:updated>2018-05-22T09:07:05.133Z</atom:updated>
            <cc:license>http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/</cc:license>
            <content:encoded><![CDATA[<figure><img alt="" src="https://cdn-images-1.medium.com/max/1024/1*Xsfdel_XToPnzjNSwHAXcQ.jpeg" /><figcaption>Credits: <a href="https://www.flickr.com/photos/br1dotcom/">https://www.flickr.com/photos/br1dotcom/</a></figcaption></figure><p><em>Con questo post inizio </em><strong><em>una nuova rubrica dedicata ai miei business coach</em></strong><em>. Persone da cui ho imparato come fare il mio mestiere, a volte anche involontariamente, che mi hanno dato qualcosa e a cui mi ispiro. Ma scordatevi tutti i life coach di cui avete sentito parlare, quelli che vogliono farvi diventare ricchi in 24 ore o che sanno come si fa. Che se poi sapessero davvero come si fa a diventare ricchi sarebbero ricchi loro e basta e chi se ne frega degli altri.<br>In questa prima puntata parliamo dell’uomo che mi ha insegnato come avere cura di quello che si fa e la concentrazione: </em><strong><em>Antonino Cannavacciuolo</em></strong><em>, lo chef più conosciuto d’Italia o quantomeno più presente sul palinsesto di La8.</em></p><p>Io sono un fan di alcuni programmi televisivi. Ad esempio seguo sempre <strong><em>4 Ristoranti</em></strong> con Alessandro Borghese oppure alcune porcate su Dmax che mi resettano completamente il cervello facendomi vedere gente che mangia, ripara macchine, si fa tatuaggi improbabili o viene controllata all’aeroporto.</p><p>Tra i miei programmi preferiti spicca sicuramente <strong><em>Cucine da incubo</em>. </strong>Mi rassicura, il plot narrativo è sempre lo stesso e alla fine <strong>il Bene trionfa sempre</strong>. In breve, a beneficio di chi non sa di cosa stiamo parlando, ecco come funziona <strong><em>Cucine da incubo</em></strong>:</p><ul><li>C’è un ristorante che va male. Ma non male perché attraversa una crisi passeggera, fa proprio schifo. Si mangia male, la cucina è sporca, l’arredamento pare uscito da una sit-com americana degli anni Settanta, <strong>il cuoco scazza con la cameriera che scazza con il titolare che scazza con i clienti</strong> e, insomma, la fine si approssima;</li><li>Così non si può andare avanti. Dall’Iperuranio degli chef, su una macchina sponsorizzata arriva Lui, il Demiurgo, l’uomo che risolverà tutto: Antonino Cannavacciuolo con le sue manone sante che non si fa problemi a usare sulle spalle dei gestori dei ristoranti;</li></ul><blockquote>Antonino mangia (malissimo) nel ristorante vuoto, e parte con un cazziatone che al confronto quello che ti faceva tuo padre quando ti avevano sospeso a scuola perché ti avevano pizzicato nei bagni a fumare era una passeggiata di salute.</blockquote><p>Dopodiché Antonino assiste al servizio serale in cui il locale si riempie e le attese si fanno infinite, il cameriere scazza col cuoco, la gente in sala sente le urla e se ne va senza aver mangiato, i piatti arrivano freddi, insomma, <strong>manca solo l’ingresso degli ispettori dell’’Ufficio d’igiene della ASL e la disfatta sarebbe completa</strong>. Tutti a nanna, ci vediamo domattina;</p><ul><li>Antonino fa fare qualche attività per riunire il gruppo e far ritrovare la squadra e miracolosamente nessuno scazza più con nessun altro. Insegna qualche piatto nuovo ai cuochi, la sua squadra di arredatori intanto ristruttura il locale che diventa una roba fighetta che pare uscita da una rivista di design, alla riapertura tutto va benissimo e il locale è pieno, la gente è felice, tutti si amano, il cameriere limona col cuoco per quanta gioia ha nel corpo, Antonino ringrazia tutti e fa i complimenti per la ritrovata unità;</li><li>Cannavacciuolo esce soddisfatto dal locale dopo aver distribuito manate sulle spalle a destra e a manca, fa una battutina sull’aver salvato la situazione e saluta tutti con il suo tormentone: “<strong><em>Addìos!</em></strong>”.</li></ul><p>Una storia bellissima ogni volta, famiglie che si ritrovano, debiti che si ripianano, acqua che si trasforma in vino e pesci che si moltiplicano. Un messaggio messianico che passa attraverso piatti di pasta, soufflé, timballi, dolci cremosi al cioccolato e cocco che da freschezza. Ma non è questo che mi ha insegnato Cannavacciuolo.</p><blockquote>Di cucina non ho imparato molto, ma di come si gestisce uno spazio frequentato dalle persone ho imparato un sacco di roba dall’Antonino Nazionale e dalle sue manone.</blockquote><h4>L’attenzione per il particolare</h4><p>Io sono distratto per natura. Non mi accorgo delle cose, lascio le carte in giro, a volte il tavolo di casa mia è una specie di Vietnam di scontrini e cartacce. Se replicassi lo stesso atteggiamento a <a href="http://www.slam.srl"><strong>SLAM</strong></a>, il coworking che gestisco, in pochi giorni ci ritroveremmo sommersi e i clienti scapperebbero a gambe levate.<br>Quando Cannavacciuolo entra in un ristorante, nota subito i dettagli. Su quel mobile c’è la polvere, il piatto è sbeccato, le tovaglie sporche e così via.</p><blockquote>Stando tutti i giorni nello stesso spazio si rischia di perdere di vista e dare per scontate le cose, per questo mi sforzo ogni giorno di vedere con occhio critico se c’è qualcosa fuori posto.</blockquote><p>Esempio stupido ma calzante: se in uno dei bagni manca la carta igienica, rischio di mandare all’aria tutto il resto del lavoro perché questa mancanza potrebbe essere quello che rimane in mente a chi viene a lavorare qui.</p><h4>La semplicità (con quello che si ha)</h4><p>Inutile proporre centomila cose e farle tutte male, e tutti i ristoranti di <em>Cucine da incubo </em>hanno menu chilometrici con piatti cucinati male. Meglio poche cose, ma fatte bene. Anche questo è un atteggiamento che cerco di riportare: <strong>comunico quello che abbiamo e lo faccio funzionare al meglio</strong>. Invece che stupire con effetti speciali che poi falliscono, meglio andare dritti al sodo e consentire a chi viene qui di stare bene. A volte basta solo avere una sedia comoda, una connessione che funziona bene e una temperatura corretta dell’ambiente. Che non vuol dire sciatteria o minimalismo, ma attenzione ai bisogni dei clienti.</p><h4>Sorridere</h4><p>I cuochi si sentono ripetere sempre che bisogna cucinare contenti, altrimenti i piatti vengono male, e che i camerieri devono sorridere ed essere accoglienti. C’è una frase napoletana che non è stata mai detta a <strong><em>Cucine da incubo </em></strong>ma secondo me Cannavacciuolo ogni tanto pensa, ovvero “<strong><em>‘O cazz nun vuo’ pensier” </em></strong>(spero la traduzione non sia necessaria). Lo stesso avviene nei lavori a contatto con il pubblico: non bisogna avere pensieri estranei.<br>Chi viene a lavorare qui deve trovare un ambiente bello, confortevole e gente simpatica. Se arriva e trova me nervoso, si troverà a disagio e presumibilmente non tornerà. I miei pensieri devono rimanere lontano da qui, me li tengo a casa. E sorrido, sempre. Per fortuna mi viene abbastanza naturale, o almeno credo.</p><p><em>Per questa prima puntata è tutto, la prossima puntata sarà su uno dei Maestri di vita che davvero mi ha insegnato molto: </em><strong><em>il Maestro Miyagi di Karate Kid</em></strong><em>. Sì, quello di “Dai la cera, togli la cera”. Intanto, per il momento, “</em><strong><em>Addìos!</em></strong><em>”</em></p><p><em>Se ti è piaciuto il post, segui la nostra pubblicazione </em><a href="https://medium.com/slamwork"><em>SLAM</em></a><em> su Medium e iscriviti alla </em><a href="https://mailchi.mp/d529f00ac5a9/slam"><strong><em>nostra newsletter</em></strong></a><em> per scoprire tutte le attività che facciamo</em> in <em>Via Ariberto 21 e quanto è bello venirci a lavorare.</em></p><img src="https://medium.com/_/stat?event=post.clientViewed&referrerSource=full_rss&postId=8f8cf5a951a3" width="1" height="1" alt=""><hr><p><a href="https://medium.com/slamwork/i-miei-business-coach-prima-puntata-antonino-cannavacciuolo-8f8cf5a951a3">I miei business coach: Prima puntata — Antonino Cannavacciuolo</a> was originally published in <a href="https://medium.com/slamwork">SLAMwork</a> on Medium, where people are continuing the conversation by highlighting and responding to this story.</p>]]></content:encoded>
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